Carlo Curtaz
I buoni benzina sono stati il simbolo dei privilegi valdostani, un vantaggio economico per gli automobilisti, una causa delle nostre cattive abitudini nel campo dei trasporti: usiamo troppo le auto, troppo poco i mezzi pubblici. Da alcuni anni non sono più un diritto, perché vietati dalle normative europee. Oggi, l'U.V. ed il governo regionale, dopo gravi dimenticanze, colpevoli silenzi e demagogiche iniziative dal sapore elettorale (come la più inutile delle petizioni al Parlamento europeo per “salvare” i buoni benzina) prendono semplicemente atto della realtà giuridica. L'idea di impiegare i 9/10 delle imposte, che la Regione incamererà dal 1° gennaio 2010 per il consumo dei carburanti, in contributi per il riscaldamento, è buona e persino equa. Idea, per la verità non nuova, trattandosi di una storica proposta dei Verdi valdostani (caspita! ma Rollandin lo sa?), inserita anche nel programma elettorale 2008 dalla coalizione autonomista/progressista. Una soluzione buona che può diventare ottima, se il contributo premierà in particolare le famiglie che inquinano meno: per la salute dei cittadini e per l'ambiente non è indifferente che nelle case ci si scaldi con la nafta, con il gas o con i pannelli solari.
Joseph Rivolin
Bisogna tener conto di un dato fondamentale: i buoni benzina erano un surrogato “provvisorio”, in attesa dell’applicazione della zona franca, punto qualificante di uno Statuto di autonomia approvato dall’Assemblea costituente in un momento storico in cui ai Valdostani si prometteva di tutto e di più, per far loro dimenticare il desiderio di diventare francesi. Il fatto che la Repubblica italiana non si sia mai preoccupata di mantenere la promessa, quale che fosse la maggioranza in Regione, ed abbia anzi sottoscritto accordi internazionali contrari al contenuto dello Statuto, che dovrebbe essere fonte di diritti e non un libro dei sogni, la dice lunga sulla buona fede passata e presente delle promesse dello Stato nei nostri confronti: una volta di più, abbiamo la conferma che l’Italia, come diceva Montanelli, è la patria del diritto… e del rovescio. Dato quindi l’addio ai buoni benzina a causa degli impegni presi dall’Italia con l’Unione Europea, mi sembra equo che alla loro distribuzione, che riguarda una parte (sia pure maggioritaria) della popolazione, si sostituisca un contributo per le spese di riscaldamento, che interessano tutti, in particolare chi abita nelle zone più fredde e disagiate.