L'iniziativa legislativa era già stata trattata nel corso dell'adunanza consiliare del 15 gennaio 2009, ma era rinviata per la discussione in I Commissione "Istituzioni e Autonomia". Tornata in Consiglio è stato Alberto Bertin (VdAV/R) a presentarla evidenziando che l'iniziativa aveva l'obiettivo di ridurre, sganciandola dal parametro dell'indennità dei parlamentari statali, la determinazione dell'ammontare lordo dell'indennità di carica, di funzione e della diaria dei Consiglieri regionali, oltre che di modificare l'istituto dell'assegno vitalizio, prevedendo che i contributi a carico del Consiglio regionale non fossero più stabiliti dall'Ufficio di Presidenza in misura non superiore al doppio della trattenuta obbligatoria a carico del Consigliere regionale, ma in misura non superiore alla trattenuta stessa, così come avviene per la totalità dei lavoratori dipendenti.
"Una proposta che complessivamente comporterebbe un risparmio di poco inferiore al trenta per cento di quanto avviene attualmente speso, niente di particolarmente drammatico o populista – ha detto Alberto Bertin – ma un segnale di cambiamento significativo e non solo simbolico".
Diversi sono stati gli interventi e le riflessioni fatte durante la discussione. Il consiglierie Raimondo Donzel (PD) ha evidenziato che “la questione deve essere affrontata con spirito costruttivo e non con l'obiettivo di conquistare le prime pagine dei giornali". Per Enrico Tibaldi (PdL), quello dei proponenti è un “comportamento contradditorio" poiché gli stessi avevano votato a favore del bilancio consuntivo del Consiglio “nel quale si potrebbero tagliare i costi per "missioni di scarsissima utilità”. Luciano Caveri (UV) ha invece evidenziato che il Consiglio è stato il “primo e unico in Italia, nel dar seguito alle disposizione centrali ha ridotto del 10% le indennità".
