Joseph Rivolin
Non ho capito bene neanche io la storia della lista collegata e della presenza contemporanea di un candidato valdostano nella lista dell’Italia dei Valori. Le uniche spiegazioni che mi vengono in mente sono le seguenti: la prima, che c’è sotto un meccanismo machiavellico raffinatissimo, che io, nella mia ingenuità, non sono in grado di cogliere; la seconda, che chi dice di aver fatto l’accordo politico con Di Pietro si sia dimenticato di avvisarlo.
Carlo Curtaz
La circostanza che l'Italia dei Valori, pur apparentandosi alla lista del Galletto, abbia presentato un candidato valdostano nella propria lista “nazionale” è fatto discutibile sotto il profilo della opportunità, ma non della legittimità politica. Il Galletto e il partito di Antonio Di Pietro non hanno infatti sottoscritto un'alleanza politica, ma solo un accordo tecnico, che consente al capolista del raggruppamento autonomista/progressista, Roberto Louvin, di giocarsi le sue chances per Strasburgo. Di diversa interpretazione pare invece l'apparentamento fra l'Union e il PdL nazionale. Qui la natura politica, più che tecnica, dell'accordo è rafforzata dal fatto che il partito di Berlusconi non presenta un suo candidato locale. Insomma, fra Louvin e Di Pietro c'è stata una stretta di mano, fra Rollandin e Berlusconi un abbraccio. Fra i primi v'è ora la necessità di vivere un mese di campagna elettorale da tranquilli separati in casa, fra i secondi si è ufficializzato un fidanzamento, chissà se più d'amore o più per convenienza.