Venerdì 31 luglio, in occasione del patrono del villaggio Saint Germain, si sono aperte le porte del mulino di Prariond a Valgrisenche, recentemente restaurato.
L’architetta Elisabetta Comin, di casa a Prariond, ha presentato i lavori di recupero del fabbricato ormai conclusi. Si è trattato di un intervento di risanamento conservativo di un edificio di piccole dimensioni, a pianta rettangolare e parzialmente crollato, con una copertura a due falde.
Ora che la fine del lavoro di recupero ne ha riportato alla luce la bellezza e la funzionalità, l’attenzione si sposta sulla cura di quello che è a tutti gli effetti l’unico “sopravvissuto” degli antichi mulini di Valgrisenche.
Nel corso dell’incontro si è inoltre dato conto delle notizie storiche acquisite sul fabbricato e sul suo utilizzo nel passato. Costruito sopra il torrente omonimo, che costeggia il villaggio verso nord, la presenza del mulino di Prariond risulta già documentata in una antica cartografia risalente al 1734.
Questa, presente negli archivi del Comune di Valgrisenche nonché negli archivi storici della Regione autonoma Valle d’Aosta, fu commissionata per dirimere una controversia sui confini di proprietà.
Il mulino funzionava per circa un mese all’anno e produceva dai tre ai quattro quintali di segale, per ognuna delle sei famiglie utilizzatrici. Nell’ambito di un’indagine del 1865 richiesta dalla Prefettura di Torino, il mulino di Prariond è attribuito in proprietà a Isidoro Vierin e a tutt’oggi è ancora la famiglia Vierin, con i relativi eredi, a detenerne la comproprietà.
Il co-finanziamento dei fondi PNRR ha permesso di realizzare il progetto di restauro e risanamento conservativo della struttura.






Una risposta
Veramente un’ottima iniziativa, mi congratulo.