Attentati Bruxelles, il racconto di due valdostani. “Colpire Bruxelles è colpire l’Europa intera”

“Ero in rue de la Loi questa mattina, a pochi metri dalla fermata della metropolitana di Maelbeck. Non ho sentito l’esplosione, ma ho visto la gente uscire terrorizzata” dice Michele Germano, da 14 anni a Bruxelles per lavoro.
Cronaca

“Ero in rue de la Loi questa mattina, a pochi metri dalla fermata della metropolitana di Maelbeck. Non ho sentito l’esplosione, ma ho visto la gente uscire terrorizzata”. Questo il racconto di Michele Germano, valdostano di nascita che vive ormai da 14 anni a Bruxelles. Oggi Michele lavora al Comitato delle Regioni e ogni giorno va al lavoro nel centro della città, nel cuore delle istituzioni europee. Per lui, su questo non ci sono dubbi: “Colpire Bruxelles è colpire l’Europa intera”.

“Ora tutto è in tilt – racconta Michele – le frontiere sono chiuse e tutto il trasporto pubblico è bloccato. Sicuramente il Paese è sotto choc, c’è un pesante clima di incredulità, ma forse dobbiamo abituarci a vivere una quotidianità molto pericolosa”.

Gli attentati di Bruxelles sono stati evidentemente programmati in un periodo di grande movimento per la capitale belga, quando molti si spostano per le vacanze. “Alla tv – le autorità raccomandano di non uscire di casa. Avevo il volo prenotato da Charleroi per questo pomeriggio: io e la mia bimba avremmo dovuto rientrare ad Aosta per le festività di Pasqua. Per ora il rientro a casa salta, ma per fortuna stiamo bene”.

Doveva rientrare in Valle d’Aosta invece domani sera, con un volo proprio da Zaventem, l’aeroporto colpito dall’attentato, Françoise Soudaz, 29 anni di Lillianes. La valdostana aveva in programma di trascorrere le vacanze pasquali con la famiglia. "Non so se riuscirò a partire" spiega "Al momento così come consigliato dalle autorità sono chiusa in casa, dove ero stamattina quando sono iniziati ad arrivarmi degli sms che mi avvisavano dei primi attacchi.”

La valdostana da due anni e mezzo lavora a Bruxelles dove si occupa di Affari europei, dopo la laurea in Diritto politico dell’integrazione europea.
“Questa mattina non dovevo andare al lavoro ma avevo una serie di impegni che sono stati poi annullati e rimandati” spiega Francoise.
“Quando ho visto il primo attentato è stato già impressionante ma poi vedendo anche quanto accaduto sulla metro…. Quelle sono le fermate del quartiere europeo che sono sempre molto affollate a quell’ora, non riesco a immaginare quanti possano essere i morti. Anch’io diverse volte a settimana salgo e scendo lì”.
Le ultime ore la ragazza le ha trascorse cercando notizie degli amici “stanno per fortuna tutti bene” e dando notizie di se a chi dalla Valle d’Aosta guarda con preoccupazione a quanto sta succedendo in Belgio. “Le linee telefoniche non funzionano bene al momento” spiega Françoise “quindi comunico via sms o con Skype”.
Françoise racconta, quindi, dell’angoscia con cui il Belgio ha vissuto dopo gli attentati di Parigi. “Il clima era teso, l’allerta massima, si aspettavano un attentato e la città era deserta, con militari ovunque. Poi la tensione nell’ultimo periodo era scesa e anche gli arresti degli ultimi giorni sono state vissuti da molti come un sollievo. Io abito vicino alla Grand Place che in questi giorni è tornata ad animarsi di turisti. Mai mi sarei immaginata che a distanza di così pochi giorni potesse capitare tutto questo. Sembra di essere in guerra”.

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