Chirurgo operò da positivo al Covid, iniziato il processo

L’accusa mossa al dottor Gianluca Iob è di aver violato le norme sulla quarantena. Assieme a lui a giudizio l’allora direttore sanitario Usl Nebiolo e il responsabile del 118 Cavoretto. Il difensore Bellora: “nessun reato, è stata salvata una vita umana”.
Ospedale Parini
Cronaca

E’ iniziato oggi, giovedì 23 settembre, dinanzi al giudice monocratico Maurizio D’Abrusco, il processo al chirurgo Gianluca Iob. L’accusa, mossa al medico dal pm Francesco Pizzato, è che il 19 aprile dello scorso anno si fosse recato in ospedale, per operare una paziente, nonostante fosse sottoposto a quarantena domiciliare perché positivo al Covid-19. Co-imputati sono i due dirigenti che, nella ricostruzione dei Carabinieri del Reparto Operativo, hanno consentito e curato lo spostamento del medico dalla sua abitazione al “Parini”, l’allora direttore sanitario dell’Usl Pier Eugenio Nebiolo e il responsabile della centrale operativa 118, Luca Cavoretto.

Per i tre, la Procura aveva chiesto, al termine delle indagini, un’ammenda da 5mila euro ognuno, per la violazione delle norme sull’emergenza epidemiologica. I destinatari del decreto penale di condanna si sono opposti ed ha così preso il via il procedimento arrivato in aula stamane. L’udienza odierna ha avuto carattere di pianificazione del processo: accusa e difesa (ad assistere gli imputati è l’avvocato Corrado Bellora, di Aosta) hanno rinunciato ad alcuni dei testimoni rispettivamente citati (a fronte dell’acquisizione delle deposizioni da loro rilasciate durante le indagini). Ne sono rimasti in tutto una decina, il cui esame inizierà il prossimo 22 novembre.

Tra questi c’è anche l’allora sindaco di Aosta, Fulvio Centoz. Parte della tesi d’accusa ruota infatti attorno al fatto che lo spostamento del medico avvenne senza che fosse stata sospesa l’ordinanza di isolamento sottoscritta dal vicesindaco all’epoca dei fatti, Antonella Marcoz (perché il primo cittadino era temporaneamente indisponibile, giacché a sua volta isolato a seguito del contagio dal nuovo Coronavirus). Stando agli accertamenti inquirenti, Centoz era stato contattato telefonicamente dall’Usl in quella circostanza, ma non il suo vice sottoscrittore dell’atto di quarantena, che ha riferito di non essere stata contattata in merito.

L’intervento aveva riguardato una 60enne straniera, colpita dalla dilatazione dell’arteria splenica. Iob sarebbe stato autorizzato a recarsi in ospedale con una e-mail del Direttore sanitario ed accompagnato in ospedale (e poi riportato a casa) da un’ambulanza, su disposizione del responsabile 118. Le autorità sanitarie avevano valutato l’operazione “salvavita, ma nella tesi della Procura era invece percorribile un’alternativa non operatoria e, se la chirurgia fosse stata l’unica strada, per gli inquirenti non è spiegabile come il chirurgo vascolare reperibile in quel turno non fosse stato nemmeno contattato. L’avvocato Bellora, nel respingere fermamente le accuse, ribadisce che “non è stato commesso alcun reato, è stata salvata una vita umana”.

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