L'accusa aveva chiesto condanne per tutti gli imputati: per Clelia Bredy, di 53 anni, sei anni e due mesi (10 mesi di condono); per il marito Napoleone Cuneaz, di 66 anni, sei anni, 10 mesi e 10 giorni (un anno, 6 mesi e 10 giorni di condono); per il figlio Edi Cuneaz, di 20 anni, sei anni e un mese (9 mesi di condono); per il padre della donna, Ugo Bredy, di 83 anni, sei anni e un mese (9 mesi di condono).
"La qualità dell'ospitalità offerta al lavoratore – si legge ancora nella sentenza – con riferimento alle condizioni di abbandono, disordine e sporcizia dell'alloggio, la cui perfetta idoneità a ospitare dignitosamente il lavoratore è invece emersa nel corso del sopralluogo affettuato dall'ufficio successivamente alla rimozione del disordine e della sporcizia, è oggettivamente riferibile al fruitore piuttosto che al datore di lavoro''.
Durante le arringhe finali, le difese hanno cercato di dimostrare come le dichiarazioni fatte dalle parti offese siano poco credibili e piene di contraddizioni. "Non c'è mai stato sequestro di persona o riduzione in schiavitù – dicono gli avvocati Mario Cometti e la collega Teresa Certa – certo, il lavoro in alpeggio non è facile, è duro. Ma Ahmed conduceva la stessa vita di tutti i componenti della famiglia".
Per i giudici la parte offesa si è contraddetta numerose volte, dimostrando così una oggettiva inattendibilità delle dichiarazioni rese, anche per quanto riguarda le imputazioni di ingurie e lesioni, ma anche per il sequestro di persona. ''Naghim era in possesso di cellulare e lo usava regolamente'', dicono ancora i togati. Da qui l’assoluzione.
Secondo la procura, infatti, gli imputati avrebbero sequestrato e schiavizzato l'operaio marocchino, obbligandolo a vivere nella sporcizia, a sostenere orari di lavoro massacranti, senza alcuna retribuzione, e minacciandolo di denunciare il suo stato di clandestino alle forze dell'ordine. I coniugi erano stati arrestati nell'aprile 2005 durante un blitz dei carabinieri di Valpelline. Ora, l’accusa dovrà valutare se fare ricorso in appello.




