Inchiesta sul bestiame: una truffa che mina la fiducia dei consumatori e di una comunità?

Le indagini della magistratura sull’allevamento mostrano un fenomeno preoccupante di malcostume. E chi era convinto che I prodotti valdostani fossero necessariamente genuini, forse, non la pensa più così. L’opinione di Joseph Rivolin e Carlo Curtaz.
Cronaca

 
Joseph Rivolin
Chi conosce, anche solo superficialmente, il mondo agricolo sa quanto impegno e spirito di sacrificio richiede l'allevamento del bestiame. Si stenta quindi a credere che persone che possiedono necessariamente una rigida etica del dovere e del lavoro possano contemporaneamente concepire o prestarsi a quelli che vengono descritti come raffinati disegni criminali. Il polverone mediatico sollevato intorno al caso spettacolarmente presentato come "mucca Frankenstein" non contribuisce a capire la sostanza delle cose. Il comune cittadino, che legge sui giornali le trascrizioni di telefonate più o meno criptiche, non è aiutato a comprendere, aldilà della spettacolarità degli arresti in differita televisiva, la reale portata dei comportamenti illegali contestati alle persone coinvolte. Ciò che risulta chiaro, ad ogni modo, è, da un lato, il danno d'immagine che, a causa di qualcuno, investe l'intero settore zootecnico valdostano, a spese degli allevatori che agiscono correttamente; dall'altro, la ricomparsa di una vecchia conoscenza, che si credeva ormai definitivamente sconfitta, dato che negli ultimi anni non se ne era più sentito parlare: la tubercolosi bovina. Sorge spontaneo un quesito: non se ne parlava perché non c'era, o non c'era perché non se ne parlava?

Carlo Curtaz
Allo stato, l'inchiesta giudiziaria richiede cautela per quanto riguarda le responsabilità dei singoli indagati: sarà la magistratura a doverle accertare. Tuttavia, si può già dire che la vicenda è, nel suo complesso, grave e preoccupante. Intanto, perché getta inevitabilmente un'ombra inquietante sulla genuinità (fontina prodotta con fieno proveniente da fuori Valle) e sulla salubrità (commercio e lavorazione di latte proveniente da stalle infette) della nostra produzione lattiero-casearia. In secondo luogo, perché evidenzia l'inadeguatezza e spesso l'assenza di controlli preventivi, carenze che incoraggiano chi vuole ricorrere a frodi. Si ha netta la sensazione di un campo in cui la politica e le amministrazioni, pur "sapendo", evitano di intervenire. E, quando deve supplire, attivandosi, la magistratura, chi governa pensa più che altro a minimizzare. Peraltro, amareggia constatare che il settore agricolo, fino a qualche decennio fa riconosciuto come laborioso e onesto, oggi si trovi sempre più spesso oltre il confine che distingue il lecito dall'illecito. Reagiranno oppure (ahimé!) si rassegneranno i consumatori e gli agricoltori onesti?

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