Una operazione straordinaria di perquisizione e controllo è stata svolta ieri, giovedì 6 agosto, dalla Polizia penitenziaria, all’interno della casa circondariale di Brissogne. Secondo quanto riferisce il Sindacato Nazionale Autonomo Polizia Penitenziaria, sono stati rinvenuti e sequestrate “oggetti non consentiti”, tra cui “numerosi armi bianche rudimentali ed un coltello a serramanico oltre che un dispositivo di telefonia mobile, utilizzato per mantenere contatti illeciti con l’esterno”.
Nell’operazione sono state impiegate quasi 100 unità della Polizia penitenziaria, arrivate da tutti gli istituti del provveditorato per affiancare il personale in servizio nel carcere valdostano, con il supporto del Servizio cinofili del Corpo. “Il supporto del Provveditorato regionale e la sinergia tra i reparti giunti da tutto il distretto – dice il vicesegretario regionale Sinappe, Matteo Ricucci – testimoniano che, quando il Corpo fa squadra ed è ben guidato, la risposta dello Stato è devastante contro ogni forma di illegalità”.
“I vertici dell’Istituto e tutti gli agenti scesi in campo – è il commento del segretario nazionale del Sindacato, Raffaele Tuttolomondo – hanno dato una lezione di professionalità e attaccamento alle istituzioni che rende onore all’intero Corpo. Ritrovare armi e telefoni significa aver sventato potenziali pericoli gravissimi per l’incolumità degli operatori e della collettività”. Il Sinappe s’impegna poi a pretendere che “al valore dimostrato sul campo corrispondano risposte concrete da parte del governo e dei vertici dell’amministrazione: schermatura degli istituti, dotazioni tecnologiche all’avanguardia e più assunzioni”.
La visita dell’associazione Antigone a Brissogne
E’ invece di metà luglio la visita al penitenziario valdostano compiuta dall’associazione Antigone, storicamente impegnata per i diritti umani, la legalità e le garanzie nel sistema penale e penitenziario. Nella sintesi di quanto riscontrato, si legge che la “struttura presenta numerose criticità di carattere manutentivo e richiederebbe interventi di ristrutturazione significativi”.
Al momento della visita, l’istituto “ospitava 148 persone detenute, di cui 135 collocate nel circuito di media sicurezza, articolato in cinque sezioni ordinarie e una a trattamento intensificato, 13 nella sezione dedicata ai collaboratori di giustizia e 5 nella sezione transito, delle quali 3 sottoposte a isolamento disciplinare e due al regime 14-bis. Erano inoltre presenti 16 giovani adulti, nessuno dei quali proveniente da un istituto Penale per Minorenni”.

Le docce, rifatte ma problematiche
Tra i problemi su cui Antigone concentra l’attenzione, “le docce, sebbene siano attualmente interessate da lavori di rifacimento, versano ancora in condizioni problematiche, principalmente a causa dell’elevata presenza di ferro nell’acqua, che ha determinato il deterioramento e l’arrossamento delle piastrelle”. A ciò si aggiunge “il malfunzionamento dei miscelatori, dai quali fuoriesce esclusivamente acqua molto calda”.
Pertanto, “per evitare ustioni, l’acqua viene lasciata scorrere continuamente fino al raggiungimento di una temperatura tollerabile, anche quando le docce non sono utilizzate”. Riferendo l’esito della visita, l’associazione segnala poi che “le attività trattamentali e lavorative appaiono limitate”, perché sono “presenti un panificio-biscottificio e il servizio lavanderia”, che impiegano rispettivamente uno e due detenuti, “oltre alle lavorazioni domestiche, con conseguenti opportunità occupazionali estremamente ridotte rispetto alla popolazione presente”.
Sezione transito in condizioni precarie
La sezione transito, per Antigone, “versa in condizioni di particolare precarietà: circa la metà degli spazi risulta inagibile e le condizioni igienico-sanitarie appaiono particolarmente compromesse, nonostante al momento della visita ospitasse cinque persone detenute”. E’ stata inoltre segnalata “la presenza di topi all’interno dell’istituto e nei passaggi”.
Al riguardo, “la Direzione (al momento è incaricata, in missione da altro istituto, Claudia Piccione Kivel Mazuy, ndr.) ha riferito che la ditta incaricata della derattizzazione interviene con cadenza mensile; tuttavia, il problema continua a essere percepito come concreto dalle persone detenute e dal personale dell’istituto”. Oltre ai numeri dei detenuti, la scheda pubblicata da Antigone indica anche la presenza di 2 educatori sui tre stabiliti dalla pianta organica e di 116 unità di Polizia penitenziaria sulle 151 previste.


Una risposta
” La risposta dello Stato è devastante”. Ma che brutto modo di esprimersi!