Economia e lavoro di Luca Ventrice |

Ultima modifica: 12 Febbraio 2021 13:29

Confcommercio chiede l’apertura serale per i ristoranti convenzionati con gli alberghi

Aosta - L'Associazione chiede al Governo regionale "di ristabilire un corretto quanto doveroso equilibrio economico fra hotel e ristoranti". Nel frattempo, bocciata in Consiglio Valle la proposta di aprire bar e ristoranti fino alle 22 infuria la polemica politica tra opposizione e maggioranza.

cartello - aperto - open apertura - ristorante - bar

Fa discutere la bocciatura, ieri, in Consiglio regionale, della risoluzione targata Lega Vallée d’Aoste e Pour l’Autonomie che chiedeva al Governo l’emanazione di un’ordinanza per la riapertura di bar e ristoranti fino alle 22.

A lato della “bagarre” politica, è Confcommercio Valle d’Aosta ad intervenire sul tema, e in una nota del Presidente Graziano Dominidiato scrive: “Si tratta di una mozione che non risponde alle nostre richieste presentate lunedì scorso tramite lettera indirizzata al Presidente Lavevaz e predisposta direttamente da FIPE Nazionale. La nostra richiesta è mirata ad aprire quei ristoranti che stipulano convenzione con le strutture ricettive, così come già concesso fra hotel nella precedente ordinanza. Cosa cambia nel ristorante di un hotel rispetto agli stessi clienti che cenano in un ristorante?”.

“Pur non condividendo la posizione assunta dalla maggioranza – aggiunge l’Associazione –, in quanto il settore è in ginocchio e permettere le aperture serali generalizzate avrebbe dato fiato a tutta la filiera della somministrazione. Fipe Confcommercio Vda chiede quanto meno di ristabilire un corretto equilibrio economico fra hotel e ristoranti”.

“Ascoltare le esigenze di un intero comparto”

“Ci saremmo aspettati di ricevere una risposta alle nostre recenti proposte, o quanto meno una consultazione per cercare di ristabilire un corretto quanto doveroso equilibrio economico fra hotel e ristoranti – spiega ancora Dominidiato –. Alberghi aperti ma ristoranti chiusi crea disparità economica fra le due categorie, svolgendo di fatto lo stesso servizio. Dato che il presidente ha fatto una forzatura non prevista dal Dpcm nazionale con l’apertura ai personal trainer e ai musei nel week-end confido che vengano ascoltate le esigenze di un intero comparto”.

Nella risoluzione approvata ieri sera dal Consiglio Valle, e proposta dalla maggioranza, è stato definito di “valutare la possibilità di concedere parziali allentamenti delle norme nazionali relativamente agli orari di chiusura degli esercizi”.

“Questa risoluzione, chiude il Presidente Confcommercio, “non è nient’altro che quanto chiesto da Fipe da più giorni: no riaperture generali ma permettere per l’appunto ai ristoranti in orario serale di somministrare alimenti agli ospiti degli hotel previa convenzione. Questo confidiamo di vederlo Credo che questo ci è dovuto e confido di vederlo riportato nella prossima ordinanza del Presidente Lavevaz che dovrà anche regolamentare le aperture degli impianti sciistici. Tutto ciò andrà sicuramente ad attenuare le recenti polemiche dando una piccola speranza al nostro settore”.

Lo scontro politico

Dall’altro lato, invece, la polemica politica infuria. In una nota congiunta Lega e Pour l’Autonomie condannano le “lacrime di coccodrillo” della Giunta Lavevaz, e giocano d’attacco: “Il Presidente Lavevaz e tutta la sua maggioranza, con la loro astensione, hanno detto un chiaro no a tutti quei valdostani che da troppo tempo aspettano risposte che non sono mai arrivate. Con la nostra risoluzione ci eravamo infatti fatti interpreti del sentimento di disperazione manifestato da coloro che si occupano di somministrazione di bevande e alimenti. Un settore, quello dei bar e dei ristoranti, fortemente penalizzato dalle disposizioni che si sono susseguite e che hanno limitato fortemente le loro attività”.

Invece, “Chi, fino a qualche giorno fa si ergeva a favor di telecamera a finto paladino dell’Autonomia, non ha avuto ieri il coraggio di fare un passo decisivo nei confronti di chi, più di tutti, sta subendo le conseguenze della crisi economica in atto – si legge ancora nel comunicato –. E non parliamo di piccoli cali di fatturato: parliamo di aziende che non possono pagare l’affitto e i dipendenti, che hanno ricevuto ristori irrisori, che hanno perso le merci deperibili acquistate. Non si capisce peraltro perché si sia scelto di riaprire musei e palestre, contravvenendo alle norme nazionali in virtù dei piccoli numeri della nostra Regione e ‘in considerazione della rilevanza del benessere psicofisico per la collettività’, e invece non si decida di andare incontro a una categoria che è stata letteralmente massacrata dalle continue chiusure”.

“Chi si occupa di ristorazione, e i valdostani tutti, non ha bisogno di lacrime di coccodrillo versate in Consiglio regionale. Ha bisogno che la massima assise valdostana, nella sua interezza, dica un secco no a misure che sono totalmente scollegate dalla nostra realtà e che ci penalizzano più di tutti”, chiudono Lega e Pour l’Autonomie.

Dai banchi della maggioranza, invece, si alza il muro: “Contrariamente a momenti in cui sono arrivate proposte costruttive, le forze di opposizione hanno lasciato ampio spazio alla demagogia e alla scelta di cavalcare le sofferenze di un settore già in grande difficoltà come quello della ristorazione”, spiegano i Capigruppo di Uv, Pcp, Av-Sa e VdA Unie al termine della due giorni di adunanza consiliare.

E aggiungono: “Il Governo regionale continua a lavorare su aperture mirate, ma è inverosimile pensare di emettere ordinanze regionali che infrangano le norme vigenti: aperture indiscriminate porterebbero semplicemente all’impugnativa immediata da parte dello Stato, vanificando anche le tante iniziative messe in campo fin qui per dare respiro alle attività economiche valdostane”.

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