Economia e lavoro di Redazione AostaSera |

Ultima modifica: 17 Novembre 2020 10:30

Coronavirus, Confcommercio chiede alla Regione 10 misure per sostenere il settore

Aosta - L'Associazione chiede provvedimenti per "un settore messo a dura prova dai recenti Dpcm che hanno sancito la chiusura obbligatoria di oltre 3000 aziende” e spiega come “agire con solerzia può voler significare salvare molte aziende dalla chiusura e dal licenziamento di migliaia di lavoratori”.

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Dieci punti, misure richieste alla Regione a sostegno di un settore – quello dei pubblici esercizi, i negozi di vicinato, le attività commerciali e gli agenti di commercio, ma anche le agenzie di viaggio, le attività di servizi ed il comparto del terziario e turismo – “messo a dura prova dai recenti Dpcm che hanno sancito la chiusura obbligatoria di oltre 3000 aziende valdostane”.

A mettere i punti sul tavolo è Fipe-Confcommercio Valle d’Aosta che – chiedendo anche “un incontro urgente con la Giunta Regionale” – spiega come “agire con solerzia può voler significare salvare molte aziende dalla chiusura e dal conseguente licenziamento di migliaia di lavoratori”.

Le dieci misure

  • Costituzione di un fondo speciale di sostegno alle giovani aziende (costituite a partire dal maggio 2019) e ai giovani imprenditori prevedendo un contributo variabile dai 3 ai 6 mila euro in base al numero di addetti medi degli ultimi 6 mesi e non in base al fatturato;
  • Prevedere delle misure economiche di ristoro immediato per quelle aziende con codice ATECO che in modo inspiegabile è stato escluso dai decreti nazionali (ad esempio scuole private, agenti di commercio, negozi di calzature, agenzie viaggi);
  • Misura specifica a sostegno di nuovi investimenti, acquisto attrezzature e/o ripristino scorte per micro e piccole imprese, dalla data di entrata in vigore della legge sino al 31/12/2021. La misura dovrebbe prevedere un intervento misto di contribuzione a fondo perso e accesso al credito mediante l’utilizzo dei fondi Regionali di cui all’art. 4 della LR 5/2020 favore delle micro e piccole imprese che intendono effettuare investimenti in beni strumentali nuovi e/o ricostituzione di scorte di magazzino;
  • Procedere in tempi molto rapidi al contributo per il mantenimento livello occupazionale nelle micro e piccole imprese da 1 a 3 dipendenti ( ad oggi è stata prevista la misura solo per le imprese oltre i 4 dipendenti, quando crediamo che vadano soprattutto sostenute per l’appunto le aziende piccole che si trovano in estrema difficoltà e che rappresentano oltre l80% del tessuto economico regionale); più in generale per permettere una ripresa dell’economia e dell’occupazione nel 2021 bisognerebbe prevedere una detassazione e abbassamento del costo del lavoro;
  • Identificazione di una misura di consolidamento del debito (compresi i mutui finaosta), “spalmando” il debito contratto in un arco temporale lungo, di almeno 15/20 anni con un preammortamento di almeno 24 o 36 mesi, che permetta alle imprese che sono oggi in crisi economica di uscire dalle macerie e rialzarsi;
  • Gli imprenditori del nostro settore non sono più in grado di sostenere i costi degli affitti che sono balzati dal 10% al 30% come incidenza sul fatturato. O si interviene con una misura “ad hoc” o i tribunali sono destinati a ingolfarsi di contenziosi, in quanto un numero considerevole di imprese è impossibilitata nel pagare la rata mensile. Una cosa è certa, lo strumento del credito d’imposta si sta rivelando zoppo, pur essendo cedibile le banche non sono interessate a prenderlo. Inoltre, sta emergendo un problema sull’affidabilità del settore, nonostante le garanzie di Stato, alcuni istituti di credito richiedono fidejussioni accessorie per concedere linee di finanziamento;
  • Sospensione o riduzione di tutte le bollette per le varie utenze; l’esenzione dalle imposte (Imu, Tari, eccetera…);
  • Come già segnalato in più occasioni (vedasi documenti programmatico Confcommercio consegnato a tutte le forze politiche in occasioni delle elezioni regionali 2020) è evidente la progressiva desertificazione dei centri storici per quanto concerne le attività commerciali: ciò comporta un danno incalcolabile a tutto il tessuto economico e sociale. Le cause sono principalmente dovute alle difficoltà di accesso ai centri storici, il loro progressivo spopolamento ed anche agli alti canoni di locazione. Da qui discende la richiesta forte che prevede meno tasse e più incentivi per le imprese che hanno un’attività commerciale o che intendono crearne una nei centri storici;
  • La nostra Associazione ha lavorato per mesi al fine di giungere ad un aggiornamento dell’attuale regolamento sui requisiti igienico sanitari delle attività di somministrazione alimenti. Il lavoro è stato svolto in sinergia con l’ufficio legislativo FIPE Nazionale, con l’Assessorato Regionale alla Sanità, il Celva, i Funzionari e uffici d’igiene e le altre Associazioni; tale regolamento, estremamente importante per la categoria che rappresentiamo in un momento di difficoltà come quello attuale potrebbe portare nuova linfa e sviluppo alle attività. Chiediamo di conseguenza una solerte modifica della Legge Regionale n. 1/2006 snellendo e semplificando il sopracitato;
  • Riprogrammare il contributo per l’acquisto prodotti locali; l’attuale contributo previsto dall’art. 58 della Legge Regionale n.8/2020 era riferito su prodotti acquistati nel periodo compreso tra il 13 luglio e il 30 novembre 2020, quando ormai le aziende si erano organizzate con gli acquisti per la stagione estiva, poi è subentrata la nuova emergenza e tutto si è arrestato. Ne consegue l’importanza di riproporre tale misura di sostegno, incrementando la percentuale di contributo, in modo da favorire ulteriormente l’acquisto di prodotti locali da parte dei pubblici esercizi, delle strutture alberghiere e dei negozi al dettaglio fino a 250 mq. Altrettanto importante risulta ampliare il più possibile la disponibilità di prodotti, sensibilizzando al massimo le aziende produttrici. A latere è estremamente importante predisporre una campagna di sensibilizzazione del consumatore valdostano ad acquistare prodotti locali.

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