Economia e lavoro

Ultima modifica: 26 Gennaio 2019 11:50

Obbligo d’indicare l’origine degli alimenti sull’etichetta: “Grande vittoria per agricoltori e consumatori”

Aosta - Approvata ieri dalle Commissioni Lavori pubblici e Affari costituzionali del Senato e inserito nel DL semplificazione, la norma rappresenta “una grande vittoria per agricoltori e consumatori” - commentano soddisfatti il Presidente e il Direttore di Coldiretti Valle d’Aosta, Alessio Nicoletta e Richard Lanièce.

Alessio Nicoletta Richard Lanièce Coldiretta VdaAlessio Nicoletta Richard Lanièce Coldiretta Vda

“Valorizzare la produzione locale, consentire scelte di acquisto consapevoli ai cittadini e combattere la contraffazione dei nostri prodotti”: è questo l’obiettivo dell’emendamento “Made in Italy” che dispone l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti. Approvata ieri dalle Commissioni Lavori pubblici e Affari costituzionali del Senato e inserito nel DL semplificazione, la norma rappresenta “una grande vittoria per agricoltori e consumatori” – commentano soddisfatti il Presidente e il Direttore di Coldiretti Valle d’Aosta, Alessio Nicoletta e Richard Lanièce – perché consente di adeguare ed estendere a tutti i prodotti alimentari l’etichettatura obbligatoria del luogo di provenienza geografica degli alimenti”.

L’etichettatura di origine obbligatoria degli alimenti è stata introdotta per la prima volta in tutti i Paesi dell’Unione Europea nel 2001 dopo l’emergenza mucca pazza nella carne bovina per garantire la trasparenza con la rintracciabilità e ripristinare un clima di fiducia.

Si tratta di un vero e proprio cavallo di battaglia di Coldiretti che con la sua mobilitazione, negli ultimi anni, ha ottenuto molti passi in avanti nella trasparenza dell’informazione ai consumatori. Ad oggi, purtroppo però, ancora un quarto della spesa degli italiani resta “anonima”.

Questo a causa dell’atteggiamento “incerto e contraddittorio dell’Unione Europea”, spiega Coldiretti, che obbliga a indicare l’origine in etichetta per le uova ma non per gli ovoprodotti, per la carne fresca ma non per i salumi, per la frutta fresca ma non per i succhi e le marmellate, per il miele ma non per lo zucchero.

“Crediamo che sia di fondamentale importanza – continuano Nicoletta e Lanièce – dare la possibilità di conoscere finalmente la provenienza della frutta impiegata in succhi, conserve o marmellate, dei legumi in scatola o della carne utilizzata per salami e prosciutti fin ad ora nascosta ai consumatori, ma anche difendere l’efficacia in sede europea dei decreti nazionali già adottati in via sperimentale in materia di etichettatura di origine di pasta, latte, riso e pomodoro”.

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