Economia e lavoro di Redazione AostaSera |

Ultima modifica: 1 Maggio 2021 9:45

Zona rossa, Confcommercio chiede alla Regione un Piano di emergenza per le attività produttive

Aosta - "Nonostante gli annunci - scrive l'associazione -, in tutti questi mesi non sono state attivate le misure per garantire il contenimento dei contagi. Per cui ci ritroviamo in zona rossa con le saracinesche abbassate, tante aziende chiuse e altre già avvolte dalla ragnatela degli strozzini".

Confcommercio VdAConfcommercio VdA

Una “lettera aperta”, in realtà una richiesta di individuare “i ‘buchi’ che si riscontrano nella prevenzione della diffusione dei contagi”.

A scriverla è Confcommercio Valle d’Aosta, “a nome delle 1800 Imprese iscritte” pensando però di “interpretare le preoccupazioni di tutta l’imprenditoria valdostana e dei rispettivi lavoratori”.

Il primo destinatario è il Presidente della Regione Erik Lavevaz, cui l’associazione chiede “un immediato incontro per analizzare la grave situazione registrata in Valle d’Aosta dal diffondersi della pandemia e capire perché nonostante le gravissime e dannose limitazioni imposte ai pubblici esercizi e alle attività commerciali la Valle d’Aosta si trova ancora in questa grave situazione”.

Constatazione che nasce dai dati, che vedono la regione con numeri da “zona rossa” dopo una sola settimana in “arancione”.

“Da più fonti si apprende che i contagi non sono riconducibili alle attività produttive, peraltro semi chiuse, ma all’ambito famigliare – scrive Confcommercio –. Chiediamo un immediato incontro perché il diritto al lavoro, sancito dalla Costituzione, è anche un nostro diritto; un diritto dei lavoratori autonomi, dei commercianti, dei ristoratori, degli esercenti, delle attività del benessere e di tutti i nostri collaboratori e dipendenti”.

Il rispetto delle regole

L’associazione mette poi sul tavolo delle richieste, ed alcuni appelli. “Se il diritto al lavoro è anche un nostro diritto – si legge –, è un dovere di tutti i cittadini rispettare le più elementari norme di igiene, di prevenzione, partendo da quelle più semplici: l’utilizzo delle mascherine, l’igienizzazione delle mani e le distanze di sicurezza. Il mancato rispetto delle più elementari norme di convivenza civile porta alle conseguenze che da mesi dobbiamo sopportare. Ci chiediamo dove e come sono i controlli. Assembramenti si notano ovunque. Gruppi di persone senza mascherina passeggiano tranquillamente in ogni dove”.

L’appello alla comunità

Poi Confcommercio parla direttamente a tutta la Valle: “Rivolgiamo un appello a tutta la comunità a riflettere sul fatto che la diffusione della pandemia mina gravemente il sistema economico valdostano e limita pesantemente la libertà personale. Ai politici e alle forze dell’ordine, così come a tutti i valdostani, ricordiamo che la Valle d’Aosta è l’unica regione che peggiora e questo avviene perché probabilmente ci sono falle nel tracciamento del contatto e nell’attività di controllo. Chiudere le attività riduce di solo il 13% le possibilità di contagio. Ci chiediamo: che controlli vengono effettuati nel restante 87% dei luoghi dove vengono veicolati i contagi? Primo fra tutti l’ambito famigliare”.

“È evidente che i conti non tornano: cittadini, ragazzi e un po’ tutti devono capire che se vogliamo tornare quanto prima verso la normalità dobbiamo cercare di applicare quelle regole che evitano il diffondersi del virus”, aggiunge l’associazione.

Non solo, Confcommercio chiede anzitutto “un forte giro di vite nei controlli dei trasferimenti, dei comportamenti, del rispetto dei diritti altrui che vengono sopraffatti dall’arroganza di chi, forse, non si preoccupa di coloro che da un anno non hanno stipendio ma devono pagare tasse e affitti”.

Poi l’appello alla politica: “Occorre uno sforzo di responsabilità istituzionale da parte di chi è alla guida della nostra Regione. I numeri dei contagi sono altissimi e, nonostante gli annunci, in tutti questi mesi non sono state attivate le misure che avrebbero potuto garantire il contenimento dei contagi. Per cui ci ritroviamo in zona rossa e con le saracinesche abbassate e tante aziende chiuse e altre già avvolte dalla ragnatela degli strozzini o costretti all’indebitamento bancario. La Giunta Regionale predisponga un piano di emergenza per sostenere le attività produttive e lo faccia immediatamente, portandolo in Consiglio regionale dove siamo certi che troverà un’opposizione pronta a fare la propria parte per il bene dei cittadini e delle imprese”.

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