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Ultima modifica: 3 Dicembre 2020 8:26

Zona rossa, i commercianti scendono in piazza: “Siamo allo stremo, questo è un disastro epocale”

Aosta - "Le attività sono pronte a ripartire venerdì 4 dicembre - ha spiegato il Presidente Confcommercio Graziano Dominidiato -, dateci gli strumenti per farlo”. Non manca la stoccata alla politica: "Siamo in zona rossa perché sono stati commessi degli errori in estate o forse si è pensato solo alla campagna elettorale?".

“È la seconda volta in un mese che scendiamo in piazza, in modo ordinato e pacifico. Lo facciamo perché siamo allo stremo, perché subiamo continue limitazioni da febbraio. Abbiamo attuato tutte le misure di sicurezza per riaprire, e siamo stati considerati i responsabili degli assembramenti. Speriamo di uscire dalla zona rossa, perché questo è un disastro epocale”.

Le parole del Presidente Confcommercio Graziano Dominidiato riecheggiano al microfono in piazza Arco di Augusto, ad Aosta. Alle sue spalle, circa 200 persone, commercianti e imprenditori, schiacciata dalla morsa di una crisi – in una Valle d’Aosta ancora in zona rossa – che sembra non finire.

Questione che non può che essere al centro della conferenza stampa/manifestazione: “Abbiamo sperato fino all’ultimo di uscire dalla zona rossa – prosegue Dominidiato –. Questo ci avrebbe permesso di riaprire almeno le attività del commercio sperando di salvare qualcosa di una stagione disastrosa. I bar e i ristoranti invece, ad oggi, non riescono ancora a vedere la luce in fondo al tunnel perché l’asporto e il delivery non coprono nemmeno le spese. Ad oggi ci garantiscono che vengono spostate le imposte, i pagamenti Irpef e quant’altro. Ma non sono queste misure che salvano un’azienda, perché in ogni caso arriverà la scadenza e di questo passo le risorse non ci saranno né fra un mese, né fra tre mesi o sei mesi e nemmeno fra un anno”.

Una situazione drammatica che emerge anche dalle parole di Adriano Valieri, Direttore di Confcommercio: “Tutti i giorni ascoltiamo gente che ci chiede come fare non a lavorare ma a mangiare. Parliamo di 7mila dipendenti a casa e che non sanno se torneranno a lavorare, parliamo di aziende che da marzo non vedono un futuro”.

I Maestri di sci chiedono date sicure

La manifestazione di Confcommercio allArco di Augusto
Beppe Cuc alla manifestazione di Confcommercio allArco di Augusto

Al commercio si lega, inevitabile, la questione della “montagna”, e la paura di un Natale senza sci: “È un momento difficile – spiega il presidente dell’Associazione valdostana maestri di sci Beppe Cuc –. Abbiamo 23 scuole sul territorio e 1500 maestri che hanno investito soldi ed energie per mettersi in regola. Siamo tutti nella stessa situazione e chiediamo di poter lavorare, perché sembra ci sia un virus diverso in Svizzera, in Austria e forse anche in Francia. Se si dovesse riaprire a gennaio servono date sicure e ristori di un certo tipo, perché per le scuole di sci parliamo di 6/7 milioni di mancato incasso tra ottobre, novembre e dicembre”.

Le richieste alla politica

La manifestazione di Confcommercio allArco di Augusto
La manifestazione di Confcommercio allArco di Augusto

L’occhio dei commercianti, e non solo, guarda alla politica. “14 giorni fa abbiamo chiesto chiarimenti sia politici che istituzionali su cosa è consentito vendere alla grande distribuzione ma ad oggi nessuna risposta – dice ancora Dominidiato –. Le aziende non sono molle che si possono aprire e chiudere a casaccio, serve programmazione e pianificazione, sia per quanto riguarda l’approvvigionamento che il personale. Le attività sono pronte a ripartire venerdì 4 dicembre. Dateci gli strumenti per farlo in maniera legale, altrimenti molti imprenditori esasperati apriranno lo stesso”.

Richieste, da un lato, ma anche una stoccata: “Vorremo delle risposte dalla politica. Siamo in zona rossa perché sono stati commessi degli errori in estate? O forse si è pensato solo alla campagna elettorale, con i risultati che oggi non ci permettono di svoltare?“.

La parola agli imprenditori

“Ci sono azienda che hanno avuto il coraggio di investire – spiega un’imprenditrice al microfono –. Bisogna calcolare i budget attuali delle aziende e delle famiglie, perché non tutti hanno diritto ai ristori. Altri governi non danno un’elemosina ma soldi per sopravvivere al lockdown. Vorrei che il governo nazionale e quello regionale prendessero in considerazione queste parole”.

Concetto rafforzato da un’altra imprenditrice, del settore del benessere: “Non c’è una scelta tra la salute ed il commercio – dice –. Abbiamo fatto quanto dovevamo per riaprire. Ora bisogna pensare ad un futuro giusto per tutti. La cura della persona non è un vezzo ma un diritto”.

L’appello all’unità

Presente alla manifestazione Flavia Balbis, titolare del Gekoo, invita all’unità di intenti: “Non è possibile separare il problema sanitario da quello economico, soprattutto non è possibile considerare ‘senza cuore’ chi pensa anche a come sopravvivere e a far sopravvivere le numerose famiglie che dipendono dalle nostre attività. Mi piacerebbe ci fosse un po’ più di sensibilità nel capire i problemi degli altri, siamo tutti sulla stessa barca. Alcuni ancora galleggiano, altri purtroppo sono già andati a fondo. Tra l’altro anche noi partite Iva abbiamo i nostri morti da piangere ed i nostri malati da seguire ma abbiamo anche il dovere di tenere in piedi le nostre attività, perché da queste dipendono le nostre famiglie e le famiglie dei nostri collaboratori. Trovare buoni compromessi sarebbe compito di chi ci governa, troppo semplicistico concentrarsi solo sul problema sanitario”.

Balbis che tiene a rimarcare il concetto stringendosi a Giuseppe Sagaria, Vicepresidente Confcommercio Valle d’Aosta: “Un pensiero speciale va al mio Presidente Confcommercio della città di Aosta, da qualche giorno Beppe sta lottando in ospedale contro questo mostro, e tutti ci auguriamo che vinca presto la sua battaglia. Se vogliamo davvero uscirne presto cerchiamo di essere più uniti, di avere più empatia col prossimo, di comprendere e non di giudicare”.

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2 commenti su “Zona rossa, i commercianti scendono in piazza: “Siamo allo stremo, questo è un disastro epocale””

    • I maestri di sci che piangono miseria sono patetici. Mi spiace per i giovani che hanno solo quel lavoro, ma la maggior parte degli altri ha già un lavoro, magari regionale e qualcuno è addirittura in pensione. La priorità è comunque sulla salute e se riapriamo piste e turismo in maniera regolare, va al pallone tutto quello che di buono si è fatto:anche se poca roba, vista l’incloncudenza e la pivellaggine di chi amministra la sanità.

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