È necessario “aprire un confronto serio tra Regione, Comuni, enti competenti e parti sociali per individuare strumenti capaci di proteggere chi perde la propria casa per cause indipendenti dalla propria volontà”. È quanto chiede la Cgil Valle d’Aosta, richiamando l’attenzione sull’emergenza abitativa che sta interessando anche la nostra regione.
Un nuovo problema, segnalato dal sindacato, riguarda cittadini e famiglie che si trovano a perdere la propria abitazione non per una loro scelta o inadempienza, ma perché, a seguito della scomparsa del proprietario, gli eredi decidono legittimamente di vendere l’immobile. Le segnalazioni arrivate alla Cgil sono diverse e riguardano soprattutto persone anziane.
“Si tratta di una facoltà prevista dalla legge e pienamente legittima. Tuttavia, ciò che desta forte preoccupazione è la totale assenza di strumenti di tutela per gli inquilini che si trovano nelle condizioni di maggiore fragilità”, sottolinea il sindacato.
“Parliamo spesso di persone anziane che, dopo aver trascorso una parte significativa della propria vita nella stessa abitazione, sono costrette, anche in età molto avanzata, a cercare una nuova casa e ad affrontare un trasloco con tutte le difficoltà che questo comporta – spiega la Cgil –. Ancora più drammatiche sono le situazioni che coinvolgono persone non autosufficienti, allettate o affette da gravi patologie, assistite quotidianamente da familiari e operatori sanitari, che improvvisamente si trovano a dover lasciare la propria abitazione”.
Queste situazioni si inseriscono “in un quadro già fortemente compromesso», caratterizzato dall’aumento del costo della vita, dalla diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie e dalla scarsità di alloggi.
Particolarmente vulnerabili sono i cittadini appartenenti alla cosiddetta “fascia grigia”: persone con un reddito troppo elevato per accedere all’edilizia residenziale pubblica, ma insufficiente per sostenere i canoni richiesti dal mercato privato. Per loro, secondo la Cgil, oggi non esiste una risposta concreta.
A questa situazione si aggiunge un ulteriore paradosso: per accedere ad alcuni strumenti di sostegno, come quelli previsti per l’emergenza abitativa, è spesso necessario trovarsi già in una situazione di sfratto. Chi, invece, riceve una disdetta del contratto perché il proprietario intende vendere l’immobile rischia di rimanere escluso anche da queste forme di tutela, pur trovandosi di fatto senza un’alternativa abitativa.
Senza interventi concreti, avverte il sindacato, il rischio è che un numero crescente di cittadini finisca per rivolgersi ai servizi di emergenza o, nei casi più gravi, si trovi privo di qualsiasi sistemazione.
