Tra i viticoltori valdostani il consenso è unanime: quest’anno la stagione è stata messa a dura prova dalla siccità, che non impedirà però di portare a casa dei buoni risultati.
Dopo un inverno piovoso e una primavera fresca fino a metà maggio, il caldo si è fatto sentire in Valle d’Aosta con temperature fin da subito elevate, in una sorta di unica grande ondata che si protrae ancora oggi.

“Da sei o sette anni a questa parte, abbiamo piazzato centraline dappertutto nei nostri vigneti”, spiega Hervé Grosjean di Grosjean Vins, “e quest’anno sono state registrate temperature folli, arrivando addirittura a 49.9 gradi all’ombra”.
La siccità ha avuto comunque conseguenze meno impattanti rispetto ad altre regioni. “Nelle vigne dotate di impianti di irrigazione a goccia non ci sono stati grandi problemi”, racconta Nicolas Bovard, presidente del Consorzio Vini Valle d’Aosta. “Se nelle Langhe l’acqua spesso non arriva neanche dove ci sono gli impianti di irrigazione, qui invece non manca ancora. Questo grazie anche alla fusione accelerata dei ghiacciai, che però in prospettiva è ovviamente un problema su cui bisogna ragionare in anticipo”.

Nei vigneti di Grosjean, sono stati soprattutto gli investimenti fatti negli anni negli impianti di irrigazione a permettere di limitare lo stress idrico delle piante. A contribuire, però, sono state anche altre tecniche agronomiche.
“Abbiamo eseguito pochissime sfogliature e mantenuto le cimature più larghe, per lasciare che la pianta si auto-ombreggiasse e limitare le scottature”, racconta Grosjean. “Per alcune varietà più sensibili al caldo, come Petit Rouge e Fumin, abbiamo sfruttato anche le reti che proteggono le piante non solo dall’avifauna ma anche dalle scottature”.
Anche l’azienda Les Crêtes ha puntato sull’innovazione tecnologica per far fronte all’impatto della siccità. “Il vero cambiamento è proprio l’accavallarsi delle maturazioni di diverse varietà in un brevissimo periodo”, spiega il co-titolare Giulio Corti, richiamando un fenomeno che si sta verificando non solo negli orti di casa, ma anche nella stagione apistica valdostana. “Per questo abbiamo investito in una seconda pressa, che ci consentirà di affrontare al meglio le maturazioni, senza dover stoppare le vendemmie e cercando di raccogliere e portare in cantina la miglior maturazione di ogni varietà che coltiviamo”.

Il caldo, in ogni caso, ha avuto anche degli aspetti positivi. “Le annate secche e calde in genere sono positive dal punto di vista fitosanitario”, commenta Bovard, “perché permettono di ridurre al massimo i trattamenti. La presenza delle muffe infatti quest’anno è minima e abbiamo delle uve molto sane”.
“Non tutto vien per nuocere”, conferma Grosjean, “e il caldo ci ha permesso non certo di abbattere, ma almeno di limitare in parte i costi legati ai trattamenti e alla gestione dell’erba”.
Quel che è sicuro è che il caldo è all’origine del grosso anticipo con cui quest’estate inizia la vendemmia, forse neanche paragonabile a quello del 2022.
La vendemmia 2026 della Vallée d’Aoste DOC ha preso il via l’11 agosto con la raccolta delle prime uve di Müller-Thurgau e delle basi destinate alla spumantizzazione nel centro della regione. Il calendario proseguirà il 14 agosto con l’inizio della raccolta del Prié Blanc nelle vigne di Morgex, dando così ufficialmente il via alla vendemmia anche nell’alta Valle.
“Anticipare la vendemmia, per evitare di perdere l’acidità e la freschezza che caratterizzano i nostri vini, è un trend che si registra ormai da alcuni anni”, spiega Bovard. “Fino agli anni ’70 e ’80, si vendemmiava a fine settembre o inizio ottobre, mentre ormai si aspetta al massimo la fine di agosto o l’inizio di settembre, e quest’anno ancora di meno”.

Dopo i primi campionamenti effettuati a fine agosto, infatti, la vendemmia di Grosjean Vins è già iniziata ieri 11 agosto. “Abbiamo constatato una bella acidità e freschezza, che ci ha fatto tornare il sorriso, perché dimostra che la vite si può adattare anche ai climi estremi, con le giuste accortezze”, ammette Grosjean.
“Oggi e domani continueremo ancora, portandoci avanti visto che ci saranno forse dei temporali a cavallo di Ferragosto. L’anticipo è di almeno cinque giorni rispetto al 2025 e, andando indietro, rispetto al 2016 si contano almeno 15-20 giorni abbondanti di anticipo”.
Anche all’envers la vendemmia è alle porte e l’azienda Les Crêtes ha fissato l’inizio domenica 16 agosto, con la raccolta delle prime uve destinate alla base spumante, del Pinot Nero e della Premetta.

“Il nostro impegno sarà massimo nei campionamenti, per attenzionare le maturazioni che ci garantiscono la qualità e il mantenimento delle caratteristiche del territorio”, spiega Corti. “Il vero obiettivo rimane quello di raccogliere ogni varietà nel momento giusto, portando in cantina uve sane, mature e di qualità”.
La speranza condivisa è quella che le temperature scendano e che l’estate si concluda senza eventi estremi. E, mentre si guarda con timore all’invasione della Popillia japonica, di cui si auspica il contenimento nella Bassa Valle, lo spirito è quello di adattamento.

“Il nostro motto al momento è quello di adattarsi e di reinventarsi”, dichiara Grosjean. “Non possiamo fare altro che cercare di portare tutti i vantaggi dalla nostra parte e limitare invece gli svantaggi”.
Non manca, in ogni caso, la consapevolezza di poter godere di condizioni migliori rispetto ai vicini di collina e pianura, messi sempre più in crisi dall’aumento delle temperature. “L’impatto del cambiamento climatico apre la strada a territori come il nostro, con vigne da 500 a 900 metri di altezza e oltre, con la ‘protezione’ delle montagne più alte delle Alpi a garanzia della nostra qualità”, conclude Corti, sottolineando il primato della viticoltura eroica nel panorama vitivinicolo odierno.
