La Valle d’Aosta è l’unica regione italiana per la quale nel 2026 è prevista una diminuzione del Pil, con una variazione del -0,1 per cento. È quanto emerge dalle stime elaborate dal Centro Europa Ricerche per Confesercenti.
A guidare la classifica è il Trentino-Alto Adige, con una crescita dell’1,5 per cento, seguito da Lazio e Toscana all’1,2 per cento. Emilia-Romagna, Liguria e Basilicata si attestano all’1,1 per cento.
All’estremo opposto c’è la Valle d’Aosta. Poco sopra si trovano Calabria, con lo 0,1 per cento, e Molise, con lo 0,5 per cento.
Tra la prima e l’ultima regione il divario è quindi di 1,6 punti percentuali. La media italiana è prevista allo 0,9 per cento.
Le differenze emergono anche tra le città: Bolzano dovrebbe crescere dell’1,8 per cento, mentre Roma e Milano si attestano all’1,6 per cento. Secondo Confesercenti circa metà della crescita attesa nel 2026 si concentrerebbe in cinque città.
“Resta il fatto che i territori viaggiano a velocità molto diverse tra loro”, osserva il presidente di Confesercenti Nico Gronchi.
Lo studio sottolinea inoltre che una forte vocazione turistica non basta, da sola, a garantire una crescita più elevata. Un elemento che rende ancora più significativo il dato valdostano, in una regione in cui il turismo ha un peso rilevante sull’economia.

5 risposte
C’est la honte.
Il Pil dei nostri politici non cala di sicuro.
Piange il cuore a leggere certe notizie….come quando sui media si apprende di uno stupro.
A stuprare questa bellissima terra,però, in questo caso sono i cari propinatori del MAÎTRES CHEZ NOUS che da 80 anni si spartiscono la valle come fossero dei clan.
Gente che non ha mai lavorato e cambia casacca per poi riunirsi come nulla fosse.
FINTI AUTONOMISTI da cantina che stanno rovinando la Valle.
Gli ultimi saranno i primi…..speriamo!
Dovresti più ringraziare i dazi di Trump, la pessima demografia della regione e gli investimenti in settori a bassa produttività
I dazi di Trump valgono anche per il resto d’Italia. Diciamo che dopo decenni di sontuosi finanziamenti a fondo perduto al mondo dell’agricoltura, di finanziamenti a pioggia per non scontentare nessuno e raggranellare voti, di politica industriale fallimentare per anni e anni in mano al pd, le politiche economiche regionali stanno mostrando la corda, essendo frutto di miopia, irrilevanza e sperpero.