A giorni i primi arrivi di profughi: i sindaci danno i numeri

La nostra regione accoglierà al massimo 108 persone e per un periodo limitato. Tra i comuni che hanno offerto la loro disponibilità, Pont-Saint-Martin, Châtillon e Verrès. Anche la Caritas ne ospiterà quattro. Nessuna novità per ora da Aosta.
Il comune di Chatillon
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La prima tranche è prevista, pare, per il finesettimana. Sono 22 e sono attesi a giorni, anche se le fonti ufficiali della Regione non hanno ancora spiegato come saranno distribuiti nei comuni valdostani. Altri li seguiranno: il piano elaborato dalla Regione prevede una graduale progressione numerica correlata al numero totale di stranieri accolti sul territorio nazionale: ne arriveranno 22 per 10 mila migranti ospitati nel Paese, 43 per 20 mila, 63 per 30 mila, 86 per 40 mila e 108 nell’eventuale raggiungimento delle 50 mila persone in tutta la Penisola.

Si tratterà in ogni caso di stranieri titolari di permesso di soggiorno temporaneo e di richiedenti asilo. Dove saranno alloggiati? La Caritas farà la sua parte, rilanciando la propria offerta di accoglierne 4. “Come avevamo già anticipato, ci siamo mobilitati subito per i primi arrivi” ha confermato don Aldo Armellin, il presidente.

I volontari valdostani non resteranno a guardare. “Coinvolgeremo le associazioni nei settori cruciali dell’accoglienza, della sanità e dell’alimentazione” ha assicurato Fabio Molino, presidente del Csv. “Inoltre promuoveremo le attività di volontariato presso i profughi stessi, che presumibilmente non vorranno stare con le mani in mano”. Ventidue meno quattro fa diciotto: è impossibile sapere con certezza dove saranno ospitati i rimanenti, per ora, ma da un rapido giro di telefonate è emersa la disponibilità di alcuni sindaci a utilizzare le proprie strutture di accoglienza.

La domanda è sempre la stessa: quanti ne ospiterete? I numeri rimbalzano da un lato all’altro della Valle. Ecco dove c’è sicuramente posto: a Pont Saint Martin (4 persone), Châtillon (6 persone) e Verrès (2 persone). “Chi ne ha la possibilità deve farsi avanti e farsi carico di quest’emergenza umanitaria, senza scaricare questa responsabilità sui vicini” è stato il commento del sindaco di Pont-Saint-Martin, Guido Yeuillaz. Il criterio adottato, affermano i sindaci, è quello di ospitare una persona ogni 1000 abitanti. Alcuni paesi, però, come Châtillon, si mostrano generosi, dimenticano la calcolatrice e ne accettano uno in più. Altri comuni non possiedono strutture idonee, come ostelli, alberghi comunali, foresterie, case popolari vuote, e perciò hanno dichiarato di non poter offrire il proprio aiuto: è il caso di Saint Christophe, Donnas, Villeneuve, Saint Pierre, Gressan. Vale per tutti il commento di Roberta Quattrocchio, sindaco di Villeneuve: “Non abbiamo strutture neanche per le nostre esigenze, ci manca ad esempio una sala per i piccoli eventi comunali. Anche le case popolari sono tutte occupate, perciò non possiamo accogliere nessuno”. E il comune di Aosta? Sicuramente, numeri alla mano, accoglierà un buon numero di persone, ma per ora non ci è dato sapere nulla, il sindaco tace.

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