Elezioni europee: dove va il PD? Si rompe con il Galletto per un’attrazione fatale con l’Uv?

Partiti e movimenti hanno aperto tavoli di confronto in vista delle elezioni per rinnovare l’europarlamento. E il Partito Democratico si è detto favorevole a un’intesa con l’Union Valdôtaine. Ecco cosa ne pensano Joseph Rivolin e Carlo Curtaz.
Politica

Carlo Curtaz
Il problema principale del Partito Democratico nazionale è la ricerca di un'identità. Il problema del P.D. locale è l'assenza di chiarezza sulla linea politica. Tanto che, in tema di alleanze, tale assenza è addirittura teorizzata. Si parla di “divers niveaux”: se ad ogni elezioni ci sono regole diverse è possibile avere anche alleati differenti e governi a diversa composizione politica. Una posizione, questa, già sperimentata da partiti centristi forti (es.: la politica andreottiana dei “due forni”o il “ni droite, ni gauche” unionista). Dunque, coerenza nell'incoerenza, si possono fare le elezioni politiche con il Galletto, le regionali da soli o quasi, le europee proponendo una grande alleanza  fra tutti gli autonomisti ed il centrosinistra, per tentare di portare (davvero?) un valdostano a Strasburgo. E per le comunali del 2010? Ancora con l'U.V. dove conviene? E se l'Union, che quanto ad opportunismo è maestra, alle europee si apparenta alla destra e alle comunali di Aosta alza il prezzo, non c'è anche un rischio-isolamento per il nostro P.D., che taglia i ponti con l'area del Galletto e fa fatica a costruirne altri?   

Joseph Rivolin
Il Partito Democratico è già partner di governo dell’Union Valdôtaine al Comune di Aosta, la cui popolazione rappresenta più del 30% dei Valdostani; per cui il distacco dal Galletto dipende, più che da un’ “attrazione fatale” che ad Aosta è da anni routine coniugale, dalla presa di coscienza del Nulla politico-programmatico rappresentato dal cosiddetto “Galletto”. In questo, il PD dimostra, a livello regionale, una coscienza identitaria che sembra mancare a livello nazionale, dove le due “anime” – quella di matrice ex-comunista e quella di matrice ex-democristiana – hanno notevoli difficoltà ad integrarsi. Non hanno aiutato, mi pare, i continui cambiamenti di nome delle aggregazioni di sinistra e di centro-sinistra, che hanno disorientato gli elettori, né il tentativo di contrabbandare Di Pietro come un leader di sinistra, e neppure i rituali di auto-cannibalismo che hanno visto le coalizioni di centro-sinistra sacrificare a turno i vari Prodi, D’Alema, Amato, Rutelli e Veltroni. Per Franceschini, staremo a vedere…

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