Il consenso informato, ovvero come salvaguardare il diritto di scelta dei malati

Una serata organizzata dall’associazione Alzheimer Valle d’Aosta per comprendere come tutelare, dal punto di vista legale e medico, il rispetto della volontà delle persone affette da malattie degenerative o invalidanti sul piano cognitivo.
Conferenza sull'Alzheimer e l'Amministratore di sostegno
Politica

Partiamo da una buona notizia. La vita media si è allungata, e oltre la metà dei bambini nati negli anni 2000 arriverà a spegnere cento candeline. Purtroppo c’è un corollario spiacevole: le malattie tipiche dell’età avanzata, in occidente, si apprestano a divenire – ancora più di oggi – una vera e propria emergenza sanitaria. E’ con questa premessa che ieri sera, nel salone delle manifestazioni di Palazzo regionale, è stata aperta la conferenza organizzata dall’associazione Alzheimer Valle d’Aosta riguardante l’utilizzo del consenso informato come strumento per tutelare la volontà dei malati di Alzheimer o di altre malattie invalidanti sul piano cognitivo.

Si tratta della malattia degenerativa più diffusa, in quanto colpisce dal 6 al 10 per cento delle persone sopra i 65 anni di età. Chi ne è affetto non sempre si trova in condizioni tali da poter esprimere un pieno consenso a un atto sanitario qualsiasi, come l’inizio di una nuova terapia, un accertamento diagnostico o un intervento chirurgico. Il consenso informato, in tal caso, serve a tutelare la volontà e la libertà di scelta della persona malata. Come è facile intuire, la questione ha delle ricadute sul piano sanitario, ma anche su quello legale. Come ha spiegato uno dei due relatori, Anna Bonfilio, giudice tutelare del Tribunale di Aosta, chi è affetto da una patologia invalidante sul piano cognitivo ha il diritto di esprimere comunque il proprio consenso o dissenso informato rispetto alle terapie sanitarie o ad altre questioni. Tutto questo è possibile grazie all’amministratore di sostegno, una figura istituita nel 2004.

Questa soluzione apre nuovi scenari, in cui la persona malata non è più privata della propria facoltà di scelta al primo manifestarsi dei sintomi, ma viene accompagnata in un percorso che consente di preservare, fino a quando è possibile, la sua libertà e la sua autonomia, agendo in stretta collaborazione con il medico. Il consenso informato, come ha spiegato Daniele Villani, già direttore della Fondazione sospiro e primario dell’unità di riabilitazione neuromotoria a Crema, non è semplicemente una procedura da impiegare nelle indagini di tipo diagnostico invasivo o di tipo chirurgico. E’ un vero e proprio modello di rapporto medico – paziente, meno paternalistico e più partecipativo.

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