Il ruolo della donna nelle istituzioni: l’Entraide des femmes riprende la sua attività

Dopo una sosta di qualche anno, l'organismo femminile che fa riferimento all'Union Valdôtaine propone sette appuntamenti per capire qual è il ruolo della donna nelle istituzioni e perché il suo accesso è ancora difficile.
Da sinistra Antonella Grange e Rosina Rosset
Politica

L’Entraide des femmes valdôtaines, dopo qualche anno di inattività, propone un ciclo di incontri dal titolo “La politique: une clef pour ne pas perdre notre identité”, ospitati da mercoledì 27 ottobre e poi per sei venerdì nel salone del Bim, in piazza Narbonne ad Aosta. “L’Entraide ha ripreso il cammino, iniziato nel 1982 – ha spiegato in un incontro stampa Rosina Rosset, componente del coordinamento -, proseguendo nella strada della consapevolezza del ruolo della donna e per aprirsi non solo a problematiche sociali, ma anche a tematiche economiche e politiche”.

“Abbiamo scelto un approccio interdisciplinare tra storia, sociologia, politica ed economia – spiega Sylvie Bancod – partendo dalla formazione e dall’informazione sul funzionamento delle nostre istituzioni, anche di quelle comunitarie, per ampliare la partecipazione delle donne in politica”. Il seminario conclusivo, previsto per venerdì 25 febbraio, sarà centrato sul tema della francofonia, per “ravvivare i legami con la nostra identità e con l’appartenenza”, aggiunge la Bancod.

Il primo incontro, mercoledì alle 20,30, sarà introdotto da Antonella Grange, membro del coordinamento dell’Entraide, che parlerà della storia della presenza femminile nella politica valdostana; a seguire, è previsto l’intervento di Marila Guadagnini, insegnante di Scienze politiche all’Università di Torino, sul tema “Le donne nei processi decisionali politici”: “Ci poniamo l’obiettivo di capire – sostiene la Grange – quali siano i motivi e quali possano essere le strategie per risolvere il problema della presenze delle donne nelle istituzioni, in numero limitato soprattutto ai vertici di esse, partendo dalle ragioni storiche per spingerci a quelle culturali e sociali, proponendo soluzioni nuove, che non siano le cosiddette ‘quote rosa’, che risolvono il problema solo in parte”.

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