Riforma della Consulta femminile: il “no” del Partito democratico

Anche il Partito democratico prende posizione sulla proposta di legge che dovrà riformare l‘attività e la composizione della Consulta regionale femminile.
Politica

Anche il Partito democratico prende posizione sulla proposta di legge che dovrà riformare l‘attività e la composizione della Consulta regionale femminile.

"Non si riesce a comprendere – si legge in una nota della responsabile dipartimento pari opportunità e diritti del Pd valdostano, Simona Mele – in base a quale criterio di misura associazioni e gruppi femminili (n. 1 lett. a) co.1 art. 7) abbiano un'effettiva rappresentatività a livello regionale o ‘siano democraticamente strutturate'

"Oggi – sottolinea Mele – la Consulta è composta da componenti effettive e componenti supplenti. Il nuovo testo non prevede supplenti, sicché gli impedimenti che per mille ragioni non permettono alle donne di essere sempre presenti, non possono essere affrontati in alcun modo, sfilacciando, frantumando e causando inutili perdite di tempo ad un lavoro che invece sinora si è dimostrato continuo".

In sintesi, il Pd invita il Consiglio regionale ad "evitare di porre, con questa nuova legge, la Consulta sotto il controllo dell'organo politico, perché: si snaturerebbe la sua funzione rappresentativa, gravemente mortificata; la logica che ne governa il lavoro non è politica e vi lavorano bene insieme anche rappresentanti di diversi schieramenti politici altrove opposti; è un bene per la politica della Valle d'Aosta e per la stessa Valle d'Aosta che organi come la Consulta conservino la loro indipendenza per l'importante impulso che danno agli organi politici e perché costituiscono il metro di misura dell'evoluzione e dello sviluppo della realtà sociale economica e culturale della Valle d'Aosta".

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