Con la ripresa dell’attività politica dopo la pausa estiva e a un mese dall’udienza del 13 ottobre sull’ineleggibilità di Renzo Testolin, la maggioranza torna a interrogarsi sul futuro del Governo regionale.
Se in diversi auspicano un passo indietro del Presidente prima della sentenza, difficilmente si arriverà alle dimissioni. Al momento, inoltre, non sembrano esserci né i numeri né la volontà di arrivare ad mozione di sfiducia. Testolin sembra infatti intenzionato a rimanere al suo posto almeno fino al 13 ottobre. Saranno quindi i giudici a decidere, salvo sorprese, il futuro del primo Governo di questa legislatura.
Dal 13 ottobre si aprono tre possibili scenari: la conferma da parte dei giudici di Torino della sentenza di primo grado, che aveva dichiarato l’ineleggibilità di Testolin; un ribaltamento della decisione, con un giudizio favorevole al Presidente della Regione; oppure il rinvio della questione alla Corte costituzionale. In almeno due casi su tre, la maggioranza dovrà quindi farsi trovare pronta con un piano B.
Se l’eventuale conferma della sentenza di primo grado farà decadere automaticamente Testolin, il rinvio alla Consulta aprirebbe invece un dilemma politico: attendere la decisione della Corte costituzionale oppure chiedere comunque le dimissioni del Presidente. Per diversi esponenti della maggioranza sarebbe comunque questa la strada da privilegiare.
Da giorni sono tornate quindi a circolare voci su possibili nuovi assetti del Governo regionale. Tra gli scenari delineati c’è quello che vedrebbe Testolin spostarsi alla Presidenza del Consiglio regionale, lasciata libera da Stefano Aggravi, che andrebbe invece ad assumere il posto oggi ricoperto da Luigi Bertschy, non coinvolto direttamente nella sentenza ma comunque legato alla sorte politica del Presidente.
Per l’attuale assessore alle Attività produttive e Sviluppo economico si parla invece di una candidatura alle prossime elezioni politiche. E ancora, del possibile ingresso in Giunta di Loredana Petey o Corrado Jordan.
Sono però scenari che, al momento, non tengono conto di alcuni fattori: il presidente del Consiglio non si può sfiduciare, chi ha le carte per fare il presidente della Regione e la disponibilità degli alleati a cedere due presidenze all’Union Valdôtaine.
Il nodo della Presidenza della Regione, del resto, è aperto da mesi. Tra gli eletti che hanno già ricoperto quel ruolo c’è Erik Lavevaz, che però non sembra intenzionato a lasciare l’Assessorato alla Cultura. Escludendo Speranza Girod, alla prima esperienza in Consiglio e in Giunta, fra gli eletti con il maggior numero di preferenze rimarebbero Davide Sapinet o Giulio Grosjacques.
La partita politica che si apre da qui al prossimo mese si intreccia nel frattempo con quella delle elezioni politiche, non è escluso, infatti, che si torni al voto già in primavera. Uno scenario che ha convinto l’Union Valdôtaine a far slittare il congresso elettivo, inizialmente previsto per la fine di ottobre.
La decisione, sollecitata in particolare dal gruppo consiliare Uv, è stata presa martedì sera dal direttivo del Mouvement e ha sorpreso i presidenti di sezione. L’attuale presidente Joël Farcoz non sembra intenzionato a proseguire nel ruolo, ma sarà chiamato giocoforza a traghettare il movimento nei prossimi e difficili mesi. Nel frattempo, qualcuno ha avanzato l’ipotesi anche di proporre proprio a Renzo Testolin la sua sostituzione.

2 risposte
Elezioni da invalidare e riproporre quanto prima.
Vi state soffiando il naso con un fazzoletto già usato da entrambe le parti, zozzoni!