Union Valdotâine, Viérin parla a Congresso finito. “Manca la volontà di cambiare rotta”

Il Congresso si chiude con l'approvazione, all'unanimità, di una mozione in difesa dell'autonomia. David Follien spiega le ragioni delle sue dimissioni. A chiusura dei lavori Viérin affida le sue riflessioni sulla giornata ad un lungo post su Facebook.
Congresso UV a Pont-Saint-Martin
Politica

Si è chiuso, come qualcuno alla vigilia aveva anticipato, con un nulla di fatto e un’apparente ritrovata unità. Il Congresso tematico dell’Uv, oggi a Pont-Saint-Martin, ha trovato gli oltre 500 delegati d’accordo su una questione: difendere l’autonomia dagli attacchi dello Stato, coinvolgendo altre forze politiche e tutti i cittadini.

Le poche scintille dell’appuntamento sono arrivate dal discorso del dimissionario vice presidente dell’Uv, David Follien. ‘Le mie dimissioni non sono state originate da motivi personali ma da ragioni politiche’.In particolare Follien ha detto di non trovarsi d’accordo con la linea politica di Perron, contestandogli in particolare ‘una condotta che sminuisce il ruolo politico del Comité Fédéral’. Follien ha poi lanciato l’idea delle primarie del Mouvement. "La leadership del futuro dovrà essere condivisa" e ha auspicato un cambio di rotta e un nuovo linguaggio.

Ha scelto invece di non parlare davanti alla platea dell’auditorium di Pont-Saint-Martin, l’altro dimissionario Laurent Viérin. A poche ore dalla chiusura del Congresso unionista Viérin affida però una lunga riflessione sull’appuntamento ai social network. 

"Nelle ultime settimane – scrive Viérin in un post dal titolo "Il silenzio" –  si è molto parlato di necessità di dialogo all’interno dell’Union Valdôtaine, che pareva, a parole, essere stata riconosciuta da più parti nel Movimento". Secondo Viérin però dalle parole non si è ancora passati ai fatti. "Già nel corso del Consiglio regionale – scrive l’ex Assessore –  a seguito del mio intervento, che poneva questioni politiche importanti, la chiusura al dibattito iniziava a manifestarsi."  Il silenzio spiega Viérin calava anche sulle pagine del Peuple Valdotâin che "non commentava né ripercorreva alcun passaggio di questa vicenda – se non un avviso che annunciava le dimissioni mentre il giornale andava in stampa – e neppure nella settimana successiva al Consiglio regionale. La censura di littoriana memoria non era niente a confronto."

Si è arrivati cosi al Conseil fédéral dei giorni scorsi. "Pensavo sarebbe finalmente arrivato il giorno – sottolinea Viérin – in cui, nell’organo deputato al dibattito all’interno dell’Uv, che dovrebbe discutere delle questioni politiche del Mouvement, si sarebbero discusse e analizzate le vicende, aprendo un dibattito e discutendo delle eventuali volontà di cambio di rotta… Sempre se presa di coscienza che qualcosa non funziona si volesse avere.. Un dibattito che anche il Presidente Rollandin in consiglio aveva riconosciuto necessario, obiettando, però, che "per dialogare bisognava essere in due".

Rollandin però al Conseil ha scelto il silenzio. "Un silenzio forse ancor più assordante – scrive Viérin –  essendo, da sempre, quello del Conseil Fédéral, il luogo dove le riflessioni giungono più libere." Infine il Congresso di oggi. "Ci si aspettava qualche risposta… che , a dire il vero, non è arrivata.. Al di la del tema del congresso, sulla parte di dibattito politico , ma soprattutto nelle relazioni dei Presidenti e nelle conclusioni, ci si aspettava qualche reale presa di coscienza ed ammissione che il Movimento è lontano dalla gente e che esiste una reale necessità di cambiamento di rotta.. magari anche con qualche proposta concreta.. Si ha avuto, invece, la netta sensazione di aver di nuovo celebrato un rito del “tutto va bene” senza però essere in grado di formulare proposte concrete di cambiamento e soprattutto senza la capacità reale di fare un pò di sana autocritica… con grandi appelli all’unità, valore che purtroppo si scopre e si sfodera solo nei momenti di difficoltà, alla vigilia di appuntamenti elettorali, e quando la “casa brucia."

Per Viérin quindi, " il vero problema, al di la del dialogo, è che ci deve essere una reale volontà di cambiamento…che in verità proprio non c’è ..come probabilmente non c’è neppure la volontà di ammettere che esistono dei problemi e che l’Union non è mai stata così lontana dalla gente".
 

 

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