Carlo Dalla Chiesa ad Aosta per parlare di Costituzione e legalità

La Costituzione come insieme di valori positivi: "Se la fate leggere ai ragazzi, faranno la rivoluzione". Ospite di Libera, Albero di Zaccheo e AC, il nipote del generale trucudato dalla mafia riparte dalla "carta di 60 anni fa che è ancora attualissima".
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“Nella Costituzione, c’è scritto esattamente il contrario di quello che vediamo tutti i giorni”. Parola di Carlo Dalla Chiesa, nipote del generale dei Carabinieri Carlo Alberto, ucciso in un agguato di mafia nel 1982 a Palermo, e figlio di Nando, presidente onorario di Libera e senatore del Partito Democratico. Dalla Chiesa è intervenuto ad Aosta durante l’incontro “Le regole del buon vivere”, organizzato da Libera VdA, Associazione l’albero di Zaccheo e Azione Cattolica sabato sera nel salone Aurora della parrocchia di Maria Immacolata. Dalla Chiesa in mattinata ha incontrato di ragazzi delle scuole medie di Villeneuve e nel pomeriggio ha partecipato in piazza Chanoux, ad Aosta, alla tappa della Carovana di Libera, che attraversa l’Europa dopo essere partita da Roma il 1° marzo per arrivare il 4 giugno a Corleone.

La Costituzione non è un obbligo, ma un insieme di valori positivi – ha spiegato Dalla Chiesa – che in questo contesto storico, fatto di incertezze, sono un pretesto per tornare a sentirsi umani, degni. Ogni giorno vediamo politici pluripregiudicati che guidano ogni attività di questo Paese: nella Costituzione, c’è scritto che tutti devono voler bene allo Stato”. Dalla Chiesa ha esortato: “Se fate leggere la Costituzione ai ragazzi, quelli fanno la rivoluzione. Nella Costituzione ci sono concetti come l’uguaglianza, di cui spesso ci dimentichiamo, ma che possono cambiare l’Italia, e il mondo. Io, incontrando tanti ragazzi, sono convinto che ci aspetti un tempo più bello di quello attuale, fatto di una generazione bulimica che aveva poco, ma ora ha tutto: i giovani sanno che bisogna cambiare modello di sviluppo, che è inutile avere tutto subito”.

In apertura di serata, Francesco Menchiari, vicequestore aggiunto di Aosta, ha parlato delle visite che la Questura organizza nelle scuole valdostane “per far capire che lo Stato siamo tutti noi, poliziotti, magistrati, politici, studenti”. Nel 2010, la polizia ha incontrato oltre 1700 ragazzi in numerose sessioni “utili per dire che noi ‘sbirri’ siamo diversi dal ‘sarcofago’ nel quale siamo racchiusi da tempo. Siamo uomini normali, la polizia da anni è smilitarizzata e sindacalizzata. In Italia, più di 10 mila uomini sono iscritti al sindacato che fa riferimento alla Cgil. Non entriamo nelle scuole con la presunzione di imporre qualcosa o insegnare: cerchiamo di entrare nelle coscienze degli studenti, facendo capire gli effetti dei loro comportamenti, anche sulla salute, e spiegando perché esistono sanzioni”. Per Menchiari, l’attività nelle scuole è un “investimento”, un “arricchimento per noi ‘sbirri’ che onoriamo la nostra attività, oltre che per gli studenti”.

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