Dal ministero arriva la pagella della sanità valdostana: una promozione con alti e bassi

Un’indagine ministeriale ha analizzato le prestazioni sanitarie di ogni regione. La Valle è promossa per quanto riguarda le campagne di prevenzione dei tumori, ma deve fare i conti con la fuga dei pazienti. Uno su quattro si ricovera altrove.
L'ospedale Beauregard di Aosta
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Spesso la fama positiva o negativa delle unità sanitarie locali, e dei reparti che le compongono, dipende dal passaparola, da voci di corridoio che si diffondono in modo incontrollato. E' difficile, in mancanza di dati certi che attestino la qualità delle prestazioni sanitarie, rendersi conto della situazione. Come possono, ad esempio, i valdostani, farsi un'idea dell'efficienza reale dell'Usl regionale, se non sono in grado di paragonarla, con criteri oggettivi, alle altre realtà locali?

Fortunatamente il ministero della salute ha giudicato fondamentale dotarsi di strumenti che possano fotografare la condizione della sanità italiana, regione per regione, per conoscere e valutare le eccellenze e, viceversa, i punti critici. E' quindi possibile assegnare una sorta di pagella sanitaria a ciascuna regione, sulla base di 34 indicatori. I risultati sono consultabili sul sito.

La Valle d'Aosta, come si evince dal report pubblicato recentemente sul sito del ministero, tutto sommato è tra le regioni più virtuose, specialmente per quanto riguarda alcuni aspetti tra quelli presi in esame. Ad esempio, è innegabile il successo delle campagne di prevenzione di alcune forme di tumore mediante screening. L'indagine prende in esame le mammografie e gli screening al colon retto. Se siamo tra le regioni che diffondono in modo più capillare gli inviti a partecipare ai controlli gratuiti, siamo decisamente in testa per quanto riguarda le adesioni dei cittadini e delle cittadine alla campagna di prevenzione. Un risultato eccellente, il cui merito va in parte anche ai valdostani stessi, e alla loro sensibilità riguardo al tema.
Curiosamente, non ci mostriamo altrettanto recettivi per quanto riguarda il vaccino anti-influenzale per gli over 65 e il vaccino contro morbillo, rosolia e parotite che si inocula abitualmente ai bambini. In entrambi i casi siamo ampiamente al di sotto della media italiana.

Un evidente punto di eccellenza regionale è l'efficacia dell'assistenza di alcune patologie croniche. In questi casi un alto tasso di ricovero per pazienti tra i 50 e i 74 anni è indice di inefficienza, in quanto si tratta di patologie curabili con maggiore efficacia se i pazienti vengono presi in carico dal medico di famiglia e dal distretto, e seguiti con continuità. La Valle d'Aosta ha la percentuale di ricoveri per diabete cronico più bassa d'Italia, e lo stesso si può dire per le patologie legate allo scompenso cardiaco. Per quanto riguarda la broncopneumopatia cronica ostruttiva, la classica malattia dei fumatori, i risultati sono invece inferiori alla media. Siamo invece i secondi nel trattamento tempestivo delle fratture del femore degli anziani, un risultato decisamente incoraggiante.

Il capitolo dedicato ai parti cesarei si presta a una rapida riflessione: nonostante la nostra regione si situi a metà classifica, con un dignitoso 33 per cento, inferiore al 36 per cento della media delle regioni, è opportuno ricordare che secondo l'Oms i parti cesarei non dovrebbero superare il 15 per cento del totale. Insomma, raggiungiamo la sufficienza risicata solamente perché la performance collettiva è pessima.

Veniamo al tasto dolente: il tallone d'Achille del sistema sanitario regionale, secondo il report, è la fuga dei pazienti. Il cittadino dovrebbe, in teoria, trovare risposte adeguate ai propri bisogni nel suo territorio. L'indagine del ministero ha calcolato la percentuale di ricoveri effettuati in regioni differenti da quella di residenza dei pazienti, considerando anche il livello di complessità degli interventi. Il risultato è davvero poco edificante: alla Valle d'Aosta è stata attribuita la maglia nera. Più del 24 per cento dei ricoveri viene effettuato altrove, mentre la media interregionale si attesta attorno all'11 per cento. Non è ragionevole tentare di fornire un'interpretazione riguardo a questo dato, ma si possono esprimere delle considerazioni. E' certo che una regione piccola e scarsamente abitata come la nostra difficilmente può esprimere eccellenze in troppi settori specialistici. I nostri medici sono i primi, in determinati casi, a indirizzare i pazienti verso realtà più grandi, dove una specifica patologia, rara o complessa, è trattata più frequentemente. E certamente fanno bene. E' la dura legge dei grandi numeri, che penalizza i contesti più piccoli. Eppure colpisce il fatto che la provincia autonoma di Bolzano, con 500 mila abitanti, faccia i conti con una percentuale di fuga appena del 6 per cento, posizionandosi in testa alla classifica, appena dietro la Lombardia. In quel caso le dimensioni non rappresentano, evidentemente, uno svantaggio così insuperabile.

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