La ferrovia Aosta–Pré-Saint-Didier prova a scalare la classifica dei “Luoghi del cuore” del Fai

Mobilitazione per far diventare la linea il "luogo del cuore" valdostano del Fai e riaccendere così la discussione sul futuro dell'opera.
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Società

Le recenti notizie sul possibile smantellamento definitivo della ferrovia Aosta–Pré-Saint-Didier hanno riacceso l’attenzione di cittadini, appassionati e sostenitori della mobilità ferroviaria, che si stanno mobilitando per chiedere che la storica linea non venga cancellata.

Di fronte alla mancanza, almeno finora, di riscontri politici concreti sul futuro dell’infrastruttura, la mobilitazione si è concentrata sulla campagna dei “Luoghi del Cuore” del FAI, il Fondo Ambiente Italiano. L’obiettivo dei promotori è di portare la ferrovia Aosta–Pré-Saint-Didier al centro dell’attenzione pubblica e, attraverso il voto, mantenere aperta la discussione sulla possibilità di recuperare e valorizzare la linea.

La ferrovia rappresenta infatti un’infrastruttura che, secondo i suoi sostenitori, potrebbe avere un ruolo importante per la mobilità della Valle d’Aosta, contribuendo a ridurre il traffico stradale e a favorire un modello di trasporto più sostenibile. Un eventuale ripristino del collegamento verso la Valdigne avrebbe inoltre ricadute sul turismo, offrendo un’alternativa all’auto per raggiungere una delle aree alpine più conosciute e frequentate.

A rendere ancora più attuale il tema è la prossima riapertura all’esercizio della tratta Ivrea–Aosta, attualmente interessata dai lavori di elettrificazione. In questo scenario, per i sostenitori del progetto, il recupero della linea verso Pré-Saint-Didier potrebbe inserirsi in una più ampia prospettiva di rilancio del trasporto ferroviario valdostano.

La risposta alla campagna non si è fatta attendere. In circa una settimana, la candidatura della ferrovia ha registrato una crescita significativa: dai soli 70 voti iniziali, con una posizione oltre il 600° posto in classifica, si è arrivati a 962 voti e al 78° posto nella graduatoria alla mattina del 16 agosto.

Il voto sarà possibile fino a dicembre 2026, lasciando quindi ancora diversi mesi per far conoscere l’iniziativa e coinvolgere nuovi sostenitori.

 

11 risposte

  1. La ferrovia Aosta-Pre’ St.Didier è Assolutamente da ripristinare! Valore aggiunto sotto molteplici punti di vista per questa straordinaria Regione, come non comprenderlo!

  2. Deve diventare pista ciclabile,costo delle opere basso, realizzabile in pochi mesi, grande attrattiva per i turisti e utilissimo per i locali che vogliono spostarsi anche per lavoro grazie alle bici elettriche che ormai hanno grande potenza con le quali si possono fare decine di km al giorno

  3. …è incomprensibile per una Regione come la Valle d’Aosta, che dell’ambiente dovrebbe farne la sua religione, la decisione di chiudere definitivamente, anzi demolire, una linea ferroviaria e il conseguente definitivo trasferimento di tutto il traffico dal ferro alla gomma!
    È una scelta anacronistica e contro i tempi verso i quali stiamo andando.
    Tra l’altro dismettendo la “Aosta – Pré Saint Didier” si perderebbe anche la possibilità di una valida alternativa alla SS 26 in caso di una qualsiasi interruzione di questa unica arteria di fondo valle. Tenendo aperta la “Aosta – Pré Saint Didier”, un’ottima linea ben studiata dagli ingegneri ferroviari, si permetterebbe un collegamento diretto della Valdigne, non solo con il suo Capoluogo, ma, con uno studio oculato degli orari e delle percorrenze, anche con Ivrea e Torino stessa.
    Ciò farebbe anche aumentare il valore e l’appetibilità degli insediamenti residenziali e produttivi di tutta l’alta valle.
    Un cordiale saluto da Gian Battista Cassulo

  4. A questo punto mi aspetto la notizia anche se tardiva (sono passati 19 giorni dal provvedimento) dal TG3. Un’informazione puntuale, trasparente e completa sono una primaria garanzia per la democrazia e la libertá, anche in una Regione in cui il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Sandra Bovo, é un dipendente regionale

  5. Nel 2018, 8 anni fa, per un’Agenda 2030 scrivevo: Nel 2030 o giù di lì, si va volentieri in Valle d’Aosta, partendo dalla
    più lontana Svezia o dalla più vicina Milano, perché è un luogo facile
    da raggiungere, accogliente, di gente ospitale, dove ogni incontro
    riserva una sorpresa, una scoperta, che alimenta i ricordi positivi e
    che fa venir voglia di tornarci.
    È un piacere viaggiare sul treno che dall’aeroporto di Caselle oppure
    da Milano arriva, con un solo cambio, fino a Courmayeur. Si
    pensi, che nel 2026, in occasione del 240° anniversario della prima
    salita sul Monte Bianco, 1 milione di italiani, hanno scoperto che il
    Monte Bianco è in Italia e hanno raggiunto Punta Helbronner grazie
    alla campagna “il Monte Bianco in treno” frutto dell’accordo fra FS e
    Skyway per il rilascio, tramite smartphone, del biglietto unico treno
    + funivia da tutte le regioni italiane.
    La Valle d’Aosta ha fatto dell’accessibilità una delle prerogative
    della sua offerta turistica, non solo grazie ai servizi di trasporto ma
    anche per lo sforzo di accoglienza inclusiva a tutti i livelli: per le famiglie,
    per gli anziani, per i bambini, per le persone con handicap.
    Il biglietto unico, 3 o 7 giorni, permette di viaggiare su tutti i mezzi
    di trasporto pubblico senza doversi preoccupare di dove trovare
    o acquistare il ticket. L’ufficio informazioni turistiche Valle d’Aosta
    rilascia, in più lingue, informazioni di dettaglio sulle corrispondenze
    treno/bus, sui servizi a chiamata e funiviari, sugli orari, sui ritardi
    eventuali, sul car sharing elettrico.

  6. Mi addolora vedere come i politici valdostani siano così miopi da privare i loro cittadini a dei servizi così importanti……

  7. Io credo che sia fondamentale mantenere la linea come infrastruttura ferroviaria, anche se destinata a un utilizzo turistico.
    Il mantenimento della destinazione ferroviaria garantirebbe infatti non solo un enorme valore turistico, storico e ambientale, ma anche la permanenza delle relative fasce di rispetto. Al contrario, trasformando la ferrovia in una semplice infrastruttura diversa o dismettendone la funzione ferroviaria, verrebbero meno i vincoli specifici legati alla ferrovia, con la conseguente possibilità, soprattutto nei centri abitati attraversati dalla linea, di edificare a distanze oggi non consentite.
    In altre parole, mantenere in piedi la ferrovia significherebbe preservare un corridoio infrastrutturale e ambientale che potrebbe diventare una grande risorsa per la Valle d’Aosta, evitando al contempo che la sua dismissione finisca per trasformarsi, indirettamente, in una nuova possibilità di edificazione lungo il tracciato.
    Una ferrovia storica, utilizzata magari per finalità turistiche, sarebbe una ricchezza. Perderla definitivamente sarebbe un vero peccato.

  8. I cittadini valdostani informati attraverso i social stanno reagendo in questo modo alla decisione presa dalla maggioranza dei politici (30 Consiglieri su 33 e 74 Sindaci su 74) per mettere le mani sul sedime ferroviario e poterlo gestire a vantaggio dello sviluppo edilizio. Non abbiamo bisogno di nuove villette in Valle d’Aosta, ma trasporti efficienti invece di quelli attuali che fanno pena!

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