Da oggi il blog satirico “Patuasia” non è più accessibile ai dipendenti dell’amministrazione regionale. Il sito Internet, ormai da alcuni anni, colora il web con una critica feroce al “palazzo” attaccando senza peli sulla lingua tutti gli schieramenti politici da destra a sinistra passando ovviamente per il centro.
“Pensavo di vivere in uno sputo di spazio incastrato fra i monti, mi sbagliavo – si legge oggi sul blog – Vivo nella grande Cina degli imperatori! Vivo nel deserto del Colonnello verde! Quelli che detestano la libertà di espressione e bannano i blog. Patuasia è stato messo nella black-list del sistema informativo regionale”. E ancora: “I nostri politici mal sopportano la satira e, peggio, non digeriscono opinioni diverse dalle loro. E, peggio, che alcune osservazioni, analisi, punti di vista, possano insinuarsi nei pensieri altrui e far riflettere. In un regime non bisogna riflettere, bisogna ubbidire. Siamo considerati sudditi e non cittadini. Questuanti privi di diritti. Il regime necessita di servi. Se ce ne fosse ancora bisogno questa è la prova che la democrazia in Valle d’Aosta è solo una parola vuota”.
Da piazza Deffeyes non arrivano commenti ufficiali, ma solo la sottolineatura che il blog è stato oscurato per i dipendenti a partire da una richiesta interna all’amministrazione regionale, anche per evitare ‘distrazioni’ dal lavoro. Così era stato fatto, tempo fa, per Facebook e per i social network. Qui invece si tratta di un blog specifico, mentre quelli, ad esempio, dei consiglieri regionali Luciano Caveri, Enrico Tibaldi e Alberto Zucchi sono stati mantenuti.
I primi ad insorgere contro il provvedimento sono gli esponenti del Partito Democratico che, in una nota, sottolineano come “a differenza di altri siti (come Dagospia o siti di gioco d’azzardo o di altro “genere”) dai computer della regione non si potrà più leggere le denuncie, le critiche e gli articoli di satira feroce che vi venivano pubblicate. Il Partito Democratico, che è stato ed è oggetto di quelle critiche e di quella satira, e che spesso dissente dalle opinioni che vi vengono espresse, non può sopportare che una voce libera venga oscurata e che la libertà dei dipendenti regionali e degli utenti venga limitata con una censura preventiva.