“Meno sale, ma con più iodio”, al via la campagna dell’Usl

Secondo i dati Istat forniti dall’Usl, il 4,15% delle persone residenti in Valle dichiarano di soffrire di malattie della tiroide. Una valore nettamente superiore a quello nazionale, 3,4%, e a quello del Nord Ovest, 2,69%.
Sede dell'USl della Valle d'Aosta
Società

Ridurre la quantità di sale e utilizzare quello iodato. E' questo l'obiettivo di una campagna di sensibilizzazione avviata dall'Usl della Valle d'Aosta per promuovere stili di alimentazione corretta. "Il sale è molto presente nella nostra alimentazione – ha sottolineato Pierluigi Berti, direttore sanitario dell'Usl – soprattutto nella cucina tradizionale valdostana. E' bene limitarne l'uso, soprattutto quando è inutile".

"La patologia tiroidea – ha aggiunto l'assessore alla Sanità, Albert Lanièce – è una di quelle malattie legate alla carenza di iodio. In assenza di questo elemento possono manifestarsi condizioni cliniche note come gozzo, molto diffuso un tempo fra le popolazioni alpine".

Secondo i dati Istat forniti dall'Usl, il 4,15% delle persone residenti in Valle dichiarano di soffrire di malattie della tiroide. Una valore nettamente superiore a quello nazionale, 3,4%, e a quello del Nord Ovest, 2,69%. E dall'analisi dei flussi informativi del codice di esenzione relativo all'ipotiroidismo emergono 1.126 casi, di cui 969 femmine.

L'Usl valdostana, inoltre, ha stretto un accordo con l'associazione dei panificatori per diminuire la quantità di sale presente negli impasti e per sostituire il sale tradizionale con quello arricchito di iodio. "Ho già coinvolto tre aziende artigianali – ha detto Luciano Scarlatta, presidente dell'associazione – e tra breve la nostra organizzazione nazionale promuoverà una ricetta con soltanto l'1% di sale anziché con il 2%".

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