Nelle nuove funivie del Monte Bianco si studiano le reazioni al lavoro in alta quota

Ha preso il via a fine luglio e proseguirà per tutto il mese di agosto La spedizione di ricerca Highcare Alps–Mont Blanc organizzata dall’Università di Milano-Bicocca e dall’Istituto Auxologico Italiano in collaborazione con la l’Usl Vda.
Società

Quali sono gli effetti cardiovascolari del lavoro in alta quota? Per cercare di rispondere a questa domanda da fine luglio e per tutto il mese di agosto alcuni ricercatori stanno seguendo gli operai impiegati nei cantieri della nuova Funivia del Monte Bianco.
La spedizione di ricerca – Highcare Alps–Mont Blanc – è organizzata dall’Università di Milano-Bicocca e dall’Istituto Auxologico Italiano in collaborazione con la l’Usl Valle d’Aosta sui cantieri della nuova funivia del Monte Bianco.

Lo studio coinvolgerà 50 operai, 30 impiegati nella stazione di arrivo di Punta Helbronner a 3.500 metri e 20 nella stazione intermedia del Pavillon a 2.200 metri, tutti con un’età compresa tra 21 e 58 anni.

I lavoratori saranno studiati sia a livello del mare sia in quota per valutare in primo luogo le risposte di pressione arteriosa, a riposo, nelle 24 ore e durante sforzo fisico e, più in generale, gli adattamenti cardiorespiratori e dell’apparato dell’orecchio interno (otovestibolare) ai quali vanno incontro.

“Oggi infatti esistono solo pochi dati sulle risposte di pressione arteriosa in persone che per ragioni professionali sono esposte per periodi intermittenti di tempo all’alta quota – spiega una nota – né si conoscono a fondo le conseguenze cardiovascolari di questa esposizione. Mancano anche dati sull’effetto dell’altitudine sulla funzione dell’orecchio interno in queste condizioni”.

Il team di ricerca di Highcare Alps–Mont Blanc è formato dall’Università di Milano-Bicocca che partecipa con l’Unità di Medicina Cardiovascolare e con la Scuola di Specializzazione in Malattie Cardiovascolari, dirette entrambe da Gianfranco Parati, ordinario di malattie dell’apparato cardiovascolare del Dipartimento di Scienze della Salute, e con l’unità di medicina del lavoro, diretta da Marco D’Orso; dal Laboratorio di Ricerche Cardiologiche dell’Istituto Auxologico Italiano diretto sempre dal professor Parati e si avvale della collaborazione dell’ambulatorio di Medicina di Montagna dell’Azienda Usl Valle D’Aosta, diretto dal dottor Guido Giardini e della consulenza del professor Piergiuseppe Agostoni dell’Università degli Studi di Milano/Centro Cardiologico Monzino, per la messa a punto dei test da sforzo cardiopolmonare.

“Alcune nostre ricerche svolte negli scorsi anni – spiega Gianfranco Parati – hanno dimostrato che l’esposizione, sia acuta che prolungata, alla carenza di ossigeno in alta quota induce un aumento di pressione arteriosa sia in volontari sani sia in soggetti affetti da ipertensione arteriosa. Questa ricerca può avere implicazioni interessanti a livello della medicina del lavoro e potrebbe aiutare nella selezione del lavoratore per stabilire non solo il tipo di mansione (più o meno pesante a livello fisico o ad alto o basso rischio infortunistico) ma anche il livello di altitudine a cui è meglio non esporre un soggetto sulla base di caratteristiche cliniche.”

 

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