Ridurre i consumi e ottimizzare gli sprechi: ecco la formula per combattere la crisi

Le teorie del Last Minute Market e della società della sufficienza hanno animato, ieri sera, presso la Cittadella dei Giovani, lo spettacolo che ha chiuso le iniziative dell’Assessorato all’Ambiente nell'ambito della settimana Ue per la riduzione rifiuti
Andrea Segrè
Società

“Siamo noi a spingere il carrello della spesa, o è lui a spingere noi?”. E ancora: “Consumiamo per vivere, o viviamo per consumare”. La risposta a questi dilemmi marzulliani potrebbe anche sembrare scontata, ma spesso e volentieri, non lo è affatto. Hanno provato a spiegarne il perché, ieri sera, in occasione di un’appassionante conferenza scenica sul tema dello spreco, l’ideatore e conduttore del programma di Radio2 Caterpillar, Massimo Cirri, e il preside della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, Andrea Segrè.

Accompagnata dalle vignette satiriche di Altan, con un frenetico susseguirsi di racconti e brani musicali sul tema, proposti da Mirco Menna e Massimo Tagliata, la strana coppia ha ripercorso a ritroso “la lunghissima filiera che dal produttore al consumatore, porta allo spreco di quasi il 50% di ciò che è messo in commercio”. Un dato, quello elaborato dalla facoltà di Agraria di Bologna, che in termini reali di rifiuti prodotti nel corso di un anno, corrisponde a 20 milioni di tonnellate di spazzatura, e che assume un valore ancora più determinante nell’economia del bilancio alimentare mondiale, se raffrontato con i numeri, forniti dalla FAO, delle persone che non hanno cibo a sufficienza per sopravvivere.

“Se dal punto di vista dell’impatto ambientale l’incidenza del problema è notevole – ha svelato Segrè – in ambito alimentare si può tranquillamente parlare di scandalo: ci sono 935 milioni di uomini, donne e bambini che muoiono di fame, soltanto con i cibi in scadenza se ne potrebbero salvare più del triplo”. Ecco quindi l’intuizione geniale del professore triestino, cioè raccogliere questi prodotti, questi sprechi alimentari (e non) quotidiani, per riconvertirli in risorse per i meno abbienti.

“L’idea mi è venuta osservando il lavoro di due personaggi, all’interno di un supermercato, apparentemente in antitesi tra di loro – ha spiegato Segrè, romanzandone la genesi – e in realtà complici ingranaggi nella macchina infernale dello spreco. Da una parte, lo scaffalatore, il mago delle offerte speciali, il vetrinista del reparto surgelati, colui che allestisce i ripiani dei supermercati seguendo una strategia diabolica, pensata apposta per contrastare le liste della spesa che sono per noi uomini come tavole della legge dettate dalle rispettive mogli, e indurre il consumatore a riempire il proprio carrello di prodotti il più delle volte non necessari. Dall’altra, il suo apparente antagonista, cioè il descaffalatore, il boia degli yogurt, quel personaggio che nessuno vede mai perché entra in scena ogni sera, dopo la chiusura dei negozi, per fare l’esatto contrario: porre fine all’esistenza, prematuramente, della merce in scadenza, separandola dal resto, in modo che non finisca tra la spesa della gente. Ecco, noi ci occupiamo di ridare vita, e quindi valore, a questi prodotti”.

Nasce così il Last Minute Market, circolo virtuoso del nostro tempo, nel segno di un’elementare, e al tempo stesso prodigiosa, “società della sufficienza”, che va addirittura oltre. “Meno consumi uguale meno sprechi uguale meno rifiuti – hanno spiegato in conclusione Cirri e Segrè – la formula funziona, iniziamo ad applicarla ai piccoli gesti quotidiani e poco alla volta cambieremo un po’ il mondo”.

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