Sfida all’Everest, il racconto di Blanc, Camandona, Mondinelli ed Enzio

Un pubblico numeroso ha seguito con interesse la cronaca di un'avventura coinvolgente, corredata da fotografie. I quattro fuoriclasse dell'alpinismo nostrano hanno rischiato la vita realizzando un'impresa degna di nota, rigorosamente senza ossigeno.
La presentazione dell'impresa di Abele Blanc
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L'epoca gloriosa delle grandi imprese alpinistiche non è finita cinquant'anni fa con la salita dell'Everest, del K2, ma prosegue ancora oggi, sulle gambe di persone come "Gnaro" Mondinelli, Abele Blanc, Marco Camandona e Michele Enzio. I quattro, il 24 maggio scorso, hanno portato a termine la scalata all'Everest senza ossigeno partendo dal lato Nord. Con loro anche Gerlinde Kaltenbrunner, alpinista austriaca al 13° ottomila, incontrata lungo la strada.

Il salone del palazzo regionale li ha accolti ieri sera, per una serata speciale dedicata alla loro impresa. I quattro alpinisti hanno commentato una lunga serie di fotografie che documentavano la loro avventura: i colori di Katmandu e Lhasa, i paesaggi tibetani, gli sherpa, gli yak, le tende del campo base, le creste innevate, la vetta dell'Everest sono sfilati davanti agli occhi di un pubblico attento  e silenzioso, che, occupate tutte le sedie disponibili, si è assiepato in piedi a lato e in fondo alla salsa, riempiendo ogni spazio disponibile. Il curriculum dei protagonisti, e il loro passato, spiegano tanto interesse. Silvio, a tutti noto come Gnaro, Mondinelli, è uno dei sei alpinisti del mondo ad aver salito tutti e 14 gli ottomila senza ossigeno, un record che il valdostano Abele Blanc si appresta a raggiungere. Marco Camandona, l'altro valdostano, uno dei due "giovani", era al quinto ottomila senza ossigeno, mentre Michele Enzio, grande sportivo della montagna, membro della nazionale di km lanciato, appassionato di parapendio e di velocità, era al suo secondo ottomila, sempre, naturalmente, senza ossigeno. Dalle parole di tutti e quattro traspariva il forte sentimento di amicizia che ha consentito loro di farcela.

Non è retorica: a ottomila metri, con la mente profondamente annebbiata dall'altitudine e l'energia ridotta dalla carenza di ossigeno, a decine di gradi sotto zero, schiacciati da un vento implacabile, hanno dovuto attingere a tutta la loro forza d'animo per restare uniti ed evitare dispersi e incidenti. Soprattutto al momento della discesa, quando, passata l'euforia della vetta, hanno dovuto farsi strada nella tormenta. In queste condizioni un uomo che perde di vista i compagni, al minimo problema, è spacciato. "Abbiamo incontrato almeno tre o quattro morti congelati, le cime degli ottomila custodiscono centinaia di corpi, e così chi sale è costantemente messo di fronte al rischio che sta correndo" ha ricordato Mondinelli. Incoraggiarsi a vicenda è fondamentale, e all'occasione si possono anche sfruttare situazioni inaspettate. "Gerlinde è stata una manna dal cielo" ha raccontato sorridendo Abele Blanc. "Avevamo voglia di mollare, a causa del vento forte che circondava la cima. Ma guardandola ci siamo detti che se ce la faceva lei, così determinata, noi non potevamo essere da meno".

La fortuna è importante, ma la prudenza è determinante. Abele Blanc aveva in programma di salire, subito dopo, anche l'Annapurna, l'unico ottomila che manca al suo palmares, ma le condizioni climatiche avverse hanno costretto tutto il gruppo a rimandare l'ascesa all'Everest, e di fatto hanno reso impossibile, per il momento, azzardare un'altra impresa analoga. Il periodo finestra in cui è tecnicamente possibile tentare di raggiungere le vette himalayane, infatti, va dall'8 maggio al 5-6 giugno. Al momento del dibattito con il pubblico è stato destinato un piccolo spazio all'annosa questione dell'ossigeno. Se è vero, per dirla con Gnaro, che "un ottomila con l'ossigeno è pura illusione", e che decenni di sfruttamento turistico sconsiderato hanno banalizzato le sfide alpinistiche e riempito le montagne di spazzatura e bombole abbandonate, è anche opportuno ricordare, come ha fatto Abele Blanc, che c'è una popolazione che basa la propria economia di sussistenza proprio su questa risorsa. La questione resta aperta.
Intanto nuove sfide attendono i quattro amici, che appena tornati già sentono la nostalgia dei vertiginosi paesaggi delle vette del mondo.

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