Interruzione dei percorsi di ricerca pluriennali, smantellamento dei servizi consolidati, destinati ad una sorte incerta arredi, archivi, materiali, attrezzature e una rete tecnologica d’avanguardia, dispersione di un patrimonio professionale, organizzativo e materiale costruito in quasi trent’anni di attività. Sono i rischi evidenziati in fondo ad una lunga nota nella quale l’Irre-VdA esprime perplessità e preoccupazione per la soppressione dell’istituto che svolge funzioni di supporto alle istituzioni scolastiche autonome ed all’Amministrazione scolastica regionale nei settori della ricerca e della documentazione didattico-pedagogica e dell’Innovazione degli ordinamenti scolastici.
A sollevare il problema il Presidente dell’Istituto, Gianmario Raimondi. La soppressione era stata annunciata nelle scorse settimana dall’assessore all’Istruzione e Cultura Laurent Viérin in Consiglio regionale, così come il conseguente trasferimento delle funzioni dello stesso istituto alla Sovrintendenza agli studi. A destare preoccupazione sono però i tempi previsti per la chiusura, si parla del mese di settembre 2009, e la contestuale riduzione del personale addetto nonché “le soluzioni logistiche annunciate – assieme all’assenza di confronto su tali tematiche” .
Nel ripercorrere azioni e obiettivi dell’Istituto la nota evidenzia come “L’intervento che si prospetta, contrariamente a quanto fatto a livello nazionale e nelle province autonome di Trento e Bolzano, elimina in primo luogo quell’autonomia funzionale indispensabile perché la ricerca possa espletare il proprio insostituibile ruolo propositivo ed anticipatore”.
“Un progetto che, sino a pochi mesi fa, l’amministrazione regionale sembrava disposta a sostenere- si legge ancora – portando a soluzione l’annoso problema logistico dell’Istituto legato in particolare alla Biblioteca e al Centro Risorse per la Didattica, individuando una sede adatta e stanziando la somma necessaria al trasferimento. Oggi, invece, intende chiudere l’IRRE-VDA e intende farlo in tutta fretta, assumendone direttamente le funzioni”.
Nel ripercorrere azioni e obiettivi dell’Istituto la nota evidenzia come “L’intervento che si prospetta, contrariamente a quanto fatto a livello nazionale e nelle province autonome di Trento e Bolzano, elimina in primo luogo quell’autonomia funzionale indispensabile perché la ricerca possa espletare il proprio insostituibile ruolo propositivo ed anticipatore”.
“Un progetto che, sino a pochi mesi fa, l’amministrazione regionale sembrava disposta a sostenere- si legge ancora – portando a soluzione l’annoso problema logistico dell’Istituto legato in particolare alla Biblioteca e al Centro Risorse per la Didattica, individuando una sede adatta e stanziando la somma necessaria al trasferimento. Oggi, invece, intende chiudere l’IRRE-VDA e intende farlo in tutta fretta, assumendone direttamente le funzioni”.
“L’intenzione dichiarata è di razionalizzare – scrive ancora L’Irre VdA – riducendo il personale del 70%, collocandolo in un ufficio a dir poco sottodimensionato ed affidando l’ingente fondo bibliografico dell’Istituto alla Biblioteca regionale, ipotesi più volte esplorata in passato, ma sempre abbandonata sia per l’oggettiva mancanza degli spazi necessari sia per le particolari esigenze che presenta una biblioteca specialistica. Abbiamo appreso da un bollettino sindacale che questo repentino cambio di rotta sarebbe nato “a fronte di ulteriori richieste di risorse da parte dell’Istituto”. Se davvero il motivo è questo, la decisione appare ancora più sorprendente”.
“Le richieste di cui si parla sono in realtà riferite l’una ad un vecchio problema mai risolto – spiega L’Irre – (quello della sede finalmente trovata, che ovviamente costa, ma libera anche i locali attualmente occupati); l’altra ad un normale avvicendamento di personale, derivante dalla scadenza di alcuni contratti di lavoro individuali, e non all’istituzione di nuovi posti.
"Qualsiasi ipotesi di trasformazione in questo senso – si legge infine – dovrebbe prevedere una configurazione giuridica che tenga conto delle peculiarità della ricerca e nel contempo ne assicuri il raccordo concreto con la scuola reale, anche attraverso adeguati spazi per la documentazione/diffusione, per l’elaborazione di materiali e la loro pubblicazione, per la formazione, per l’incontro ed il confronto, così come da decenni sollecitato e richiesto".
