A Gressoney la festa di De Fabiani: “Finisce una bella avventura, lunga e emozionante”

Venerdì 9 ottobre il fondista chiuderà la sua carriera: “Sono contento di fare questa festa per ricordare tutti i bei momenti e ritrovare le persone che hanno fatto parte di questo percorso”.
Francesco De Fabiani esulta foto Pentaphoto Alessandro Trovati
Sport

C’è Cogne, c’è Dobbiaco, ci sono podi e vittorie, ci sono i malanni degli ultimi tre anni. La carriera di Francesco De Fabiani è stata ricca, fatta di alti e bassi, di grandi risultati e momenti di rammarico, che hanno portato il gressonaro ai vertici dello sci di fondo mondiale, di cui è stato assoluto protagonista per una quindicina di anni. Ora che è arrivato il momento di chiudere la carriera agonistica, Defast ha deciso di farlo con una grande festa in programma venerdì 9 ottobre allo Sport Haus di Gressoney-Saint-Jean, in un evento aperto a tutti a partire dalle 19 che prevede un aperitivo di benvenuto, una cena a buffet e soprattutto un momento in cui rivivere insieme a lui tutte le passate emozioni.

“Mi rendo conto che è un periodo in cui ci sono eventi che si sovrappongono – il giorno dopo ci sono le elezioni FISI, ad esempio – e che per gli atleti in attività questo è un momento importante in vista dell’avvio della stagione – io stesso ci avrei pensato due volte – quindi non mi offendo se qualcuno non riuscisse a venire”, scherza De Fabiani. “Però mi auguro ci sia tanta gente: gressonari, tifosi, atleti, istituzioni. Ci saranno sicuramente alcuni miei ex compagni come Chicco Pellegrino, Noeckler, Salvadori, De Bertolis, Scardoni, altri devono ancora confermare”. Era giusto fare questa festa adesso, perché “voglio mettere un punto finale a questo capitolo della mia vita, portando con me un bel ricordo della fine”.

Locandina festa finale De Fabiani
Locandina festa finale De Fabiani

I problemi di salute dietro l’addio di De Fabiani

Già, la fine. Un momento a cui uno non pensa mai, finché non diventa quasi inevitabile. E per De Fabiani la fine ha i contorni di uno stato di salute che da ormai tre anni non gli permetteva più di esprimersi come voleva e sapeva. Perché quegli strascichi di Covid ne hanno intaccato bronchi e polmoni, facendolo ammalare molto, troppo spesso, con tosse, influenza e respiro affannoso.

“Mi era impossibile allenarmi e gareggiare con continuità, era un circolo vizioso: quando manca una parte della tua prestazione, sai che certi risultati non potrai più raggiungerli”, ammette Defast. Lui le ha provate tutte: ha cambiato allenatore, squadra, preparazione, ma i problemi di salute non gli hanno lasciato scampo. E quando succede per tre anni, non resta che accettarlo, “anche se non è facile e sto ancora provando a farlo”. Perché dopo il fisico ad essere intaccata diventa la testa.

“Quest’anno ero partito bene, ero motivato e sapevo che le Olimpiadi erano alla portata, magari anche una medaglia, come poi i ragazzi hanno dimostrato. Non riuscire a qualificarmi è stato frustrante e deludente, credo sia stata quella la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Certe volte la volontà non basta, ho dovuto accettare che il mio fisico non era più in grado di affrontare una stagione di gare. Paradossalmente, negli ultimi anni ho ricordi più belli legati alla preparazione e agli allenamenti che alle competizioni: se non stai bene, ogni gara diventa una mazzata”.

Un punto a capo per aprire nuove porte

E probabilmente per De Fabiani sarà una “mazzata” anche guardare le gare quest’anno, perché si sente ancora a metà atleta non essendo ancora iniziata la prima stagione non agonistica. Sarà un grande cambiamento, ma anche un momento in cui iniziare a guardarsi intorno per capire cosa fare poi.

“Il punto finale per andare a capo e decidere del mio futuro”, dice. “Ora sono ancora con l’Esercito. Ho tante porte che possono aprirsi, piano piano devo valutare quale sia la migliore, quale mi dà più voglia e stimoli per intraprendere la strada che si nasconde dietro. Non è detto che quella definitiva sia subito la prima, dovrò probabilmente provarne diverse”.

Da Cogne a Dobbiaco, i ricordi di “una bella avventura che è stata lunga, emozionante e allo stesso tempo difficile, come tutto nella vita”

Federico Pellegrino e Francesco De Fabiani

Ma prima di farlo c’è una festa, organizzata insieme al comune, fatta di bei ricordi e belle emozioni, da condividere con chi le ha vissute dall’interno o dall’esterno: skimen, allenatori, tecnici, fisioterapisti, dirigenti, atleti, tifosi. A condurre la serata sarà Silvano Gadin, con cui De Fabiani ricorda di aver avuto quasi una carriera in parallelo, dalle gare giovanili e regionali – uno a commentarle, l’altro a correrle – fino ai massimi livelli per entrambi, uno come voce di Eurosport e l’altro come atleta della nazionale.

Tra i momenti più importanti della sua carriera, De Fabiani ne ricorda in particolare due. Il primo non poteva che essere il secondo posto nella Coppa del Mondo di Cogne del 2019 alle spalle di Chicco Pellegrino, in una giornata da incorniciare per l’Italia e per la Valle d’Aosta.

“Corri in casa, sei più teso perché vuoi fare bella figura e ti senti legato all’organizzazione, quindi vuoi che anche la gara in generale vada bene. Diventa quasi una cosa personale”, ricorda. Ed è stato un trionfo in tutto: “L’organizzazione è stata perfetta, abbiamo trovato delle giornate bellissime e tanto pubblico. E poi quella doppietta. Sicuramente questo è uno dei ricordi più belli”.

L’altro dolce ricordo, oltre a medaglie e risultati, è stata la vittoria in staffetta a Dobbiaco. Una vittoria che per l’Italia mancava da tanto, maturata contro i super norvegesi. “Se in team sprint ti senti quasi obbligato a fare risultato perché hai buone chance, in staffetta è più difficile perché si possono schierare due squadre per nazione. Anzi, un tempo erano tre: ricordo una volta che sul podio finirono le tre squadre norvegesi, quarti e quinti i russi, e poi noi sesti. Siamo andati tante volte vicini, ma a Dobbiaco è stata una vittoria insperata ed una grande soddisfazione”.

Durante la serata si parlerà di questo e di molto altro. “Mi sarebbe piaciuto concludere in un altro modo, magari con una gara significativa, ma il mio fisico ha deciso altrimenti. So che non avrò rimpianti, ci ho provato fino alla fine, porto un bel ricordo di tutto quello che ho fatto e sono orgoglioso di aver fatto parte di questo periodo dello sci di fondo. Sono contento di fare questa festa per ricordare tutti i bei momenti, ritrovare le persone che hanno fatto parte di questo percorso e finire insieme questa bella avventura che è stata lunga, emozionante e allo stesso tempo difficile, come tutto nella vita”.

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