Sessant’anni fa il trionfo di Ludovico Scarfiotti a Monza

Per la prima volta dopo tanti anni, un pilota italiano parte tra i favoriti al Gran Premio di Monza, se non il favorito. È Andrea Kimi Antonelli. L’ultimo successo di un italiano, peraltro al volante di una Ferrari, risale esattamente a sessant’anni fa con Ludovico Scarfiotti.
Italian GP Ludovico Scarfiotti's Ferrari F
Gioie e Motori

Domenica prossima, all’Autodromo Nazionale di Monza va in scena la novantasettesima edizione del Gran Premio d’Italia di Formula Uno. Per la prima volta dopo tanti anni, un pilota italiano parte tra i favoriti, se non il favorito numero uno. È Andrea Kimi Antonelli, al comando del Campionato del Mondo, alla guida dell’auto più performante del lotto, almeno teoricamente, su un circuito che a buon diritto è definito il “Tempio della Velocità”.

L’ultimo successo di un italiano, peraltro al volante di una Ferrari, risale esattamente a sessant’anni fa. Per la verità, i piloti di casa nostra non hanno mostrato un grande feeling con la gara: si sono imposti solo Nino Farina nel 1950 su Alfa Romeo “158” e Alberto Ascari nel 1951 e nel 1952 con le Ferrari “375” e “500”. E, da ultimo, il 4 settembre 1966, Ludovico Scarfiotti, detto “Lulù”, a bordo della Ferrari “312/66”.

Era l’anno del primo e unico titolo mondiale appannaggio di un conduttore – costruttore, l’australiano Jack Brabham. La Ferrari, tra gli altri, schiera i dioscuri Scarfiotti e Lorenzo Bandini. Parte in pole position Mike Parkes, sempre su Ferrari, davanti a Scarfiotti e al Campione del Mondo uscente Jim Clark, su Lotus “43 – BRM H16”.

La folla di Monza esalta Scarfiotti, che mette a segno una vittoria stupenda, anche frutto della collaborazione dello stesso Parkes, che si comporta diligentemente da scudiero. Doppietta del Cavallino, con Denny Hulme (Brabham “BT20 – Repco”) a completare il podio. Nonno Lodovico era stato tra i fondatori della Fiat, salvo poi stabilirsi nelle Marche per curare il cementificio di famiglia. I bene informati raccontarono dell’appoggio del potente cugino Gianni Agnelli, che favorì l’esordio in Formula Uno.

Altri, invece, attribuirono ad Agnelli, preoccupato per l’incolumità del parente, la mancata conferma di Scarfiotti per la stagione successiva in Ferrari. Comunque sia, non stiamo trattando di un raccomandato, nel bene e nel male. Scarfiotti conquista due volte il Campionato Europeo della Montagna. Ma non solo. Il Mondiale Sport Prototipi, l’odierno WEC, lo vede trionfare, tra le altre, con la Ferrari “250 P”, nel 1963, alla “24 Ore di Le Mans” in coppia con Lorenzo Bandini e alla “12 Ore di Sebring” con John Surtees. Nel 1964 Scarfiotti e Nino Vaccarella portano la Ferrari “275 P” alla vittoria nella “1000 km del Nürburgring”.

Diciamo che come Parkes forse Ludovico dava il meglio con le ruote coperte, ma sarebbe stato interessante attenderlo alla conferma tra le monoposto. Così non fu. Il divorzio da Enzo Ferrari, che sembrò legato anche alla accesa rivalità con Bandini – due italiani protagonisti su Ferrari, da allora fantascienza – non spense la passione di Scarfiotti per i motori.

Essendo un pilota di vaglia, non gli fu difficile accasarsi. La Porsche gli affidò la “909 Bergspyder”, per il ritorno al primo amore, le gare in salita. E nelle qualifiche della “Rossfeld” l’otto giugno 1968, Scarfiotti consumò il drammatico commiato dalle cose terrene. Guasto tecnico o errore del pilota, non fu mai fatta chiarezza. Resta il ricordo di un grande dell’automobilismo sportivo, spesso sottovalutato.

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