Dall’11 al 15 agosto, la seconda edizione della rassegna “Archeologia VS Hollywood”, organizzata dal MegaMuseo in collaborazione con AIACE VDA, trasformerà il cinema in un viaggio spettacolare tra miti, storia e grande schermo. Ad aprire le danze sarà l’avventura travolgente de La mummia (1999), seguita dall’affascinante viaggio negli abissi del classico d’animazione Disney Atlantis – L’impero perduto (2001).
A metà rassegna ci tufferemo nei brividi del cinema d’epoca con il capolavoro horror La mummia (1932) con Boris Karloff, per poi passare al divertimento per famiglie della commedia Una notte al museo (2006). La chiusura sarà affidata all’irresistibile satira di Mel Brooks in La pazza storia del mondo (1981). Un percorso in cinque tappe tra azione, comicità e mito: in questa puntata della rubrica, vi presentiamo i cinque titoli in programma.
11 agosto: LA MUMMIA di Stephen Sommers (USA, 1999) – Durata: 120’

Un ex ufficiale della legione straniera francese è recluso in una prigione in Marocco e sta per essere giustiziato. A cambiare il suo destino, una goffa ma ambiziosa bibliotecaria con una missione: trovare la leggendaria città di Hamunaptra.
Non è certo un’esagerazione dire che questa è senza ombra di dubbio la migliore e più divertente versione de “La Mummia” mai girata. Ben lontani certo dall’iconica e poetica ambientazione del film di Freund che ha inaugurato la ricca carriera cinematografica del personaggio della Mummia, ma sicuramente la versione che ha conquistato il cuore del pubblico più vasto nonché il film che ha lanciato l’attore Brendan Fraser. Solo lui poteva creare quel mix di comicità, eroismo e sensualità del personaggio di Rick che ha reso il film un vero e proprio cult indimenticabile. Ma insieme a lui un cast eccezionale e altrettanto capace di unire azione, commedia e romanticismo: Rachel Weisz, John Annah e Arnold Vosloo.
Per quanto l’intenzione del regista fosse sicuramente quella di portare sullo schermo un film d’azione divertente sulla falsa riga di Indiana Jones, la ricerca storica non è stata per nulla trascurata: “La Mummia” ci restituisce un film tra i più accurati e con i personaggi più sfaccettati, in primis il temuto e potente Imhotep, reso molto umano dal racconto della sua sfortunata storia d’amore travolgente. Insomma, un titolo che non invecchia mai e che a ogni visione regala risate e emozioni.
12 agosto: ATLANTIS – L’IMPERO PERDUTO di Gary Trousdale e Kirk Wise (USA, 2001) – Durata: 95’
Nel 1914, Milo Thatch, un giovane e goffo linguista con il sogno di seguire le impronte del nonno, riceve un’occasione irripetibile: un misterioso finanziatore gli mette a disposizione una squadra e un moderno sottomarino per andare alla ricerca di Atlantide. Insieme a un gruppo di eccentrici compagni di viaggio, Milo intraprende un’emozionante avventura negli abissi, dove scoprirà che la leggendaria città sommersa custodisce un segreto prezioso e straordinario. Prodotto dalla Disney, “Atlantis” rappresenta una felice variazione sul tema del classico film d’animazione. Come per i grandi classici dedicati ai misteri del passato, il fascino dell’archeologia e della scoperta è il vero cuore pulsante della storia. A fare la forza della storia non è solo il fascino del mistero, ma anche il gruppo di divertenti e stravaganti personaggi che accompagnano il protagonista, capaci di regalare momenti di grande comicità. Un titolo ideale per tutta la famiglia, che unisce amicizia e grandi emozioni senza mai perdere il ritmo.
13 agosto: LA MUMMIA di Karl Freund (USA, 1932) – Durata: 73’

Se nel 1922 Howard Carter scoprì la tomba di Tutankhamon, in questo immaginario 1921 un gruppo di egittologi libera dalla sabbia la sepoltura maledetta del sacerdote Im-Ho-Tep. Leggendo una pergamena segreta, per sbaglio riportano in vita la mummia millenaria. Passano dieci anni, ma del non-morto nessuna traccia. Un uomo tanto rugoso quanto misterioso commissiona gli scavi della tomba di una principessa, la cui anima ora abita il corpo della fidanzata di uno degli egittologi. Il terzo e più onirico film del ciclo dei mostri della Universal cavalca il successo dei precedenti “Dracula” e “Frankenstein” e prosegue la genealogia di queste creature malefiche, ma in fondo sempre al centro di storie d’amore che sfidano i secoli.
Avvolto dalle bende polverose, il gigante del terrore Boris Karloff – accompagnato dall’epiteto The Uncanny, cioè il misterioso, il perturbante – recita in sottrazione, il viso celato dagli strati di trucco del maestro Jack Pierce, e come nel film precedente lavora con gli occhi e le mani, in cui concentra tutto il dolore e la vendetta. Questa fantasia tutta hollywoodiana sulle leggende delle maledizioni egizie diede vita a una prolifica rete intertestuale, che invase l’iconografia di massa, i fumetti, i romanzi pulp e, ovviamente, il cinema (generò 4 sequel della Universal, una parodia con Gianni e Pinotto e poi vari remake tra cui quello del ‘99).
14 agosto: UNA NOTTE AL MUSEO di Shawn Levy (USA, 2006) – Durata: 108’
A cosa pensiamo quando immaginiamo un museo? La tentazione, spesso, è quella di associarlo a un luogo chiuso, solenne e impolverato. Questa commedia degli anni 2000 si incarica di smentire il cliché, mostrando la travolgente vitalità della storia. Larry Daley (Ben Stiller), un sognatore newyorkese con alle spalle una serie di fallimenti lavorativi e il desiderio di riscattarsi agli occhi del figlio, trova un impiego come guardia notturna al Museo di Storia Naturale di New York. Ciò che non sa è che, calate le tenebre, un prodigio fa tremare le sale: tutte le attrazioni prendono vita.
Dal mastodontico scheletro di T-Rex alle miniatura dei centurioni romani e dei cowboy, dal temibile Attila a un’incontenibile scimmia cappuccino, il museo diventa un cantiere a cielo aperto. A spiegargli l’arcano è la statua di cera di Theodore Roosevelt (Robin Williams): la colpa, o il merito, è della magica tavola d’oro del faraone Ahkmenrah. Per Larry, gestire il caos notturno diventa già un’impresa, ma la vera sfida si presenta quando i tre anziani ex custodi tentano di rubare il prezioso reperto. Affrontando il pericolo a colpi di astuzia, studio e lavoro di squadra, l’uomo troverà nell’alleanza tra gli abitanti del museo e suo figlio Nick la chiave per salvare la storia e scoprire il proprio valore.
15 agosto: LA PAZZA STORIA DEL MONDO di Mel Brooks (USA, 1981) – Durata: 92’

Dimenticate i tomi accademici: per Mel Brooks, la Storia è un set cinematografico dove il sacro scivola nel ridicolo, senza date né solennità. In “La pazza storia del mondo”, il regista compie un’operazione chirurgica sulle fonti: smonta l’epica hollywoodiana – dai kolossal biblici ai peplum – per rivelare l’umanità cialtrona dietro ogni mito.
Il suo Mosè che frantuma una delle tavole, riducendo i comandamenti da quindici a dieci per pura goffaggine, è il manifesto del suo metodo: Brooks rilegge le fonti – siano esse scritture sacre o sceneggiature di DeMille – più che per tradirle, per demistificarle. La Storia, filtrata dal suo sguardo anacronistico, diventa uno specchio delle nostre nevrosi: che sia l’Inquisizione spagnola trasformata in un musical o la Rivoluzione Francese dove il popolo ha fame di gag, il messaggio è chiaro: il potere è grottesco e l’unico modo per esorcizzarlo è riderne.
In un’epoca di revisionismi feroci, la lezione di Brooks ci ricorda che la satira è una delle forme più alte di storiografia, perché, come insegna il suo Luigi XVI, “è bello essere il re”, ma è ancora più bello svelarne le mutande bucate. La Storia secondo Brooks è una “Part I” infinita (sebbene una seconda sia arrivata su Disney+), un caos rigenerante dove la fonte più attendibile resta, sempre, la risata. Un cult che non smette di parlarci, tra un cineforum e una riflessione sul presente.

