Società, Straordinaria quotidianità di Orlando Bonserio |

Ultima modifica: 20 Dicembre 2018 15:01

La storia di Lorenzo che scopre il teatro e diventa “monello”

Montjovet - La rubrica “Straordinaria quotidianità” ci racconta oggi l’incontro tra Lorenzo, 15 anni, di Lillianes ed i Monelli dell’arte, associazione che promuove il teatro integrato.

I Monelli dellarte Mariuccia Allera Longo Lorenzo Nicolasi e Lorena BorettazI Monelli dell'arte - Mariuccia Allera Longo Lorenzo Nicolasi e Lorena Borettaz

Il nostro teatro non è finto, è un teatro vero. Ci sono dei personaggi, facciamo finta di essere qualcun altro ma diciamo le cose vere, nostre”. Questa frase di Lorenzo, detta a Lorena Borettaz durante i funerali di Orfeo Cout, prematuramente scomparso l’anno scorso, riassume l’essenza del teatro integrato dei “Monelli dell’Arte”, l’associazione nata nel 2009 proprio grazie a Cout, “il più monello di tutti”, di cui Borettaz è presidente.

Lorenzo Nicolasi ha 15 anni, è di Lillianes, studia scienze umane a Verrès ed ha una disabilità motoria e visiva. È un “monello” da tre anni, e da allora la sua vita è cambiata: “Ho scoperto i Monelli dell’arte grazie a Lorena, e da subito io e mia mamma ci siamo trovati molto bene, al punto che abbiamo fatto venire anche mia sorella di sei anni. Anzi, in realtà ci ho messo un bel po’ a ricordarmi i nomi, su quello sono un disastro!”, racconta. L’associazione nasce nel 2009 da un progetto di laboratorio teatrale avviato tre anni prima da Orfeo Cout, che l’ha portata avanti per anni con impegno e dedizione: un modo che potesse permettere ai ragazzi con disabilità (ma non solo) di fare attività extrascolastiche e di conoscere coetanei. Ora i ragazzi – circa una trentina sul palco ed una cinquantina in tutta l’associazione, più i sostenitori  – si incontrano ogni venerdì alle 17.30 nella palestra della scuola elementare di Montjovet, riunendo anche persone dal canavese e coprendo soprattutto la bassa valle. “Abbiamo trovato e creato una comunità”, spiega Mariuccia Allera Longo, regista e anche lei fondatrice dell’associazione. “Molta gente va e viene, anche in base agli impegni ed alle fasi della propria vita, ma abbiamo uno zoccolo duro che resiste e ci permette di crescere”. Lorena Borettaz ha iniziato fin da subito con la figlia Jeannette, ed ora è la presidente dell’associazione: “Ero interessata soprattutto all’aspetto sociale, di teatro conoscevo e capivo poco. Pian piano ho scoperto che mi piaceva molto anche questo aspetto”. Sono tanti i riconoscimenti e le menzioni che sono arrivate per questo “teatro di comunità”, come è stato definito durante una rassegna nelle Marche, tra cui anche il “Premio regionale per il volontariato 2018”.

Il teatro portato avanti dai Monelli dell’arte è basato sull’improvvisazione: sulla traccia narrativa pensata, i ragazzi fanno loro i personaggi che interpretano dando loro parole e gesti, ed a loro volta vivendo attraverso i personaggi stessi. Uno scambio “linfatico” che mette in scena la vera personalità dei Monelli e che li rende parte attiva e creativa degli spettacoli e delle pièces. Una delle parti più sentite da Lorenzo è stata in Quelli che vanno, quando sul tema “un mio sogno” ha improvvisato un gabbiano: “Sogno di poter volare, il volo rappresenta per me la libertà”, dice guardando la sua sedia a rotelle. Lorenzo, oltre ad aver una bella parlantina ed a non tirarsi mai indietro quando c’è da raccontare qualche aneddoto, è anche molto duttile sul palco: partito come pittore (“Aaaah, l’amour!”, era la sua battuta, che ripete ridendo), ha interpretato all’ultimo momento anche il pirata nello stesso spettacolo. In La strega di Chenal, l’ultimo portato in giro, ha difeso la strega durante il processo: “Mi piace battermi. Quando abbiamo provato lo spettacolo ci siamo accorti che c’erano solo accuse e nessuna difesa, così io ho trovato alcuni elementi per difenderla”. E ancora, ne La leggenda del Pison – spettacolo per il quale i Monelli dell’arte hanno vinto il premio per il volontariato e che porteranno in tournée dal prossimo autunno – Lorenzo trova la battuta finale nella disputa tra quelli che bevono vino e quelli che bevono acqua: “Senza l’acqua non esisterebbe neanche il vostro vino”.

I Monelli sono la mia famiglia”, confessa Lorenzo. “Venire qui mi tranquillizza e mi aiuta a socializzare. Ho fatto tante amicizie ed ho trovato un grande amico, Nicolò. Ancora nessuna fidanzata, anche se qualche possibile ragazza c’è”.

L’associazione de I Monelli dell’arte gestisce anche il Museo del Vino di Donnas ed è coinvolta in progetti di alternanza scuola-lavoro, per promuovere la cultura del volontariato. Per saperne di più o contribuire si può visitare il sito internet, la pagina Facebook oppure contattarli al 340 345 5869.

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