Il Tor des Géants con una gamba sola, un valdostano lancia la sfida

23 Febbraio 2015

330 chilometri, 24.000 metri di dislivello positivo, un tempo massimo di 150 ore. Il Tor des Géants, il trail più duro al mondo, è un sogno che un valdostano proverà quest’anno a rincorrere con una sola gamba. L’aspirante gigante è Francis Desandré, 46 anni, di Quart. Amputato al di sotto del ginocchio all’età di 20 anni, dopo un incidente sul lavoro, Francis, con l’aiuto del fratello Romuald e di tanti amici, ha dato vita al progetto “Gamba in spalla”.
“La montagna è una passione – spiega Desandré – che è nata all’età di 14 anni quando aiutavo mio padre in alpeggio facendo il mulattiere sotto Cuney. L’amore per il Tor è arrivato invece fin dalla prima edizione quando il mio vicino di casa ha iniziato a prendervi parte e io a seguirne da vicino le gesta, di lui e di altri amici”.

Dopo l’amputazione Francis, con la nascita pochi mesi dopo del suo primogenito, ha dovuto subito riprendersi la vita “Fisioterapia, interventi, visite al centro protesi, tutto quello che serviva per rimettermi in piedi fisicamente e metaforicamente” ricorda. Poi l’incontro con Pierino Gaspard e il ritorno sugli sci e l’avvicinamento all’atletica leggera. “Mi iscrissi alla Polisportiva Handicap Biellese e portai a casa dei buoni risultati con il lancio del peso, del disco e del giavellotto”.
La pedana del lancio però quest’anno resterà orfana di Francis. “Mi sono preso un anno sabbatico perché il mio obiettivo è correre il Tor dimostrando agli altri che non siamo poi così diversi. La disabilità inizia nel cervello delle persone che guardano” spiega.
Desandré ha avuto nei mesi scorsi un incontro con l’organizzazione che dovrebbe offrirgli una wild card.
Oltre ad allenarsi, camminando e nuotando, Francis si sta preparando alla sfida scovando o testando ausili tecnologici. “Un tecnico dell’Inail mi ha proposto una caviglia elettronica, già in dotazione a diversi disabili, ma che vorrebbero testare per capire come si comporta su terreni accidentati”. Sul web inoltre Desandré ha scovato delle particolari stampelle, le Tompoma, in titanio, progettate da Renato Brignone, un disabile che ha scalato il Monte Rosa. Materiali costosi, per questo Desandré sta cercando degli sponsor. “Tutto il tor sarà un’incognita, portare una protesi vuole dire ogni ora toglierla, sperando che non sopraggiungano le vesciche. La protesi per la salita è diversa da quella per la discesa per questo una gamba sarà sempre in spalla. Bisognerà poi programmare tutto il percorso per evitare di arrivare con il buio nei punti peggiori". Ostacoli che che non spaventano Francis. "Il mio motto è: volere è potere”. 

Per saperne di più sul progetto "Gamba in spalla": www.gambainspalla.altervista.orgwww.facebook.com/gambainspalla

 

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