"Dove ci state portando?" E’ la domanda che rivolgono le Rsu della Sanità alla classe politica. In una le rappresentanze sindacali unitarie sottolineano come "i tagli importanti sulla sanità mettono a rischio la gratuità dei servizi così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, e che ricadranno direttamente sui cittadini più deboli economicamente e sulla loro possibilità di tutelarsi (nel 2015 la quota di compartecipazione alle prestazioni in VDA è stata di circa 60 euro mentre nel resto d’Italia la media è stata di 50 euro) ".
Nella nota si ricordano, quindi, i tagli ultimi operati dal Governo regionale: 11 milioni della finanziaria 2016 che si sommano ai 13 del 2015 e ai 20 milioni del 2014 per una complessiva riduzione di 44 milioni rispetto al 2013. E ancora "in pochi anni (2011) siamo passati dalla Regione che registrava la spesa sanitaria pubblica pro capite nettamente al di sopra del valore medio nazionale ad un finanziamento per la sanità previsto per l’anno 2016 sotto la media nazionale: 1.849 dato nazionale 1.826 dato Vda.
Per le Rsu il rischio è quindi quello di "vedere innalzato il canale della sanità a pagamento (LPI), le persone più abbienti già adesso si rivolgono al privato o richiedono prestazioni in libera professione per evitare i tempi d’ attesa, magari fornite loro dagli stessi che svolgono attività istituzionale (la spesa privata nel 2015 è stata in VDA 781,2 euro a fronte di 267,9 in Sicilia)".
Tagli che hanno un riflesso anche su chi lavora nella sanità valdostana "che subiscono – scrivono ancora le Rsu – trasferimenti non regolamentati, scarse informazioni sulle riorganizzazioni, meno possibilità per alcune figure di accedere al part-time e magari di trovarsi, in un prossimo futuro, senza la disponibilità dell’ asilo nido aziendale".
Personale del comparto "che deve garantire gli stessi servizi anche in presenza di una diminuzione di operatori a tempo indeterminato ed umiliato da una previsione di aumento contrattuale pari a 5 euro lordi mensili".
