Il “Giuda” sconfitto da Marina Massone diventa un libro

La storia di Marina e della sua malattia, la cui vita è ripartita dopo che il fratello Federico le ha donato l’antidoto - il suo midollo osseo - contro "Giuda", diventano ora un libro. Con un messaggio forte e chiaro: "Donate!".
Marina Massone
Società

Due occhi chiari e pieni di vita che mai si sono spenti o hanno smesso di brillare, nemmeno nel momento più buio di quello che Marina chiama “il suo incontro con Giuda“. Un nome dato a qualcosa anche per esorcizzare la paura, qualcosa di grande per una ragazza di 18 anni, ma che ha saputo trovare una forza incredibile nell’affrontarlo e poi nel metterlo nero su bianco per scacciare in maniera definitiva.

Per raccontare Marina e il suo percorso si potrebbe partire dalla fine di tutto, da quello che un’esperienza come la sua può lasciare. Marina ama la vita più di prima, ma sa che ora ha “stretto amicizia con la sua vulnerabilità“, frase dalla grande profondità e che non stupisce possa venire detta da una giovane che ha affrontato un viaggio non solo sulle montagne russe della vita, ma nel suo mondo più intimo, uscendone sempre sorridendo: “Non ho cambiato il mio approccio alla vita, come spesso si pensa che possa accadere dopo una malattia; io amavo la vita prima di Giuda, l’ho amata durante e la amo anche adesso. Più che scoprire qualcosa su me stessa e sulla mia esistenza ho capito che è un gran casino capirci qualcosa e che probabilmente non ci capirò mai niente. Forse è proprio questo il bello”.

Il libro di Marina è però anche la storia di un antidoto contro Giuda, un regalo di un fratello, Federico, a una sorella che rinsalda legami di sangue già forti e di un altro fratello, Francesco, pronto a fare lo stesso e in grado di sostenere Marina e Federico in un percorso incredibile: “Ho scritto questo libro dal giorno in cui mi hanno comunicato di avere un linfoma ai così detti 100 giorni di sopravvivenza dopo il trapianto di midollo osseo che ho dovuto fare per guarire. Sicuramente era un momento molto delicato della mia vita, avevo soltanto 18 anni e mi sono ritrovata faccia a faccia con uno dei mostri più temuti. Ma non potevo certo lasciarmi andare così giovane e allora ho reagito. Come? Non lo so neanche io. Come veniva, ho semplicemente fatto del mio meglio e per fortuna è bastato”.

Il libro, è una sorta di ibrido tra un diario intimo e di bordo, arrivato nel momento in cui Marina è riuscita a radunare le sue forze e ad affrontare le montagne russe non solo della sua condizione, ma del suo percorso di cure: “Questo libro deriva proprio dal diario personale che ho tenuto durante le cure. Ho iniziato a scrivere per bisogno personale, è stata la mia terapia psicologica durante quei mesi così intensi. Piano piano poi ho pensato che la mia testimonianza avrebbe magari potuto interessare o aiutare qualcuno e quindi mi sono posta l’obbiettivo di continuare fino alla fine. Anche questo mi ha aiutata. Adesso sono passati tre anni dal trapianto, ho avuto bisogno di tempo per ritrovare un nuovo equilibrio e per tornare alla vita di tutti i giorni. L’opportunità di pubblicare il mio diario si è presentata proprio al momento giusto”.

Marina Massone

Dopo la scoperta di dover fronteggiare un “Giuda”, Marina inizia un percorso di cure che la porta a ritornare in Italia dopo aver scelto un’università olandese e a riorganizzare la propria vita con nuovi equilibri e nuovi alti e bassi, un momento in cui la famiglia ha avuto un ruolo importante e centrale non solo come sostegno, ma anche dal punto di vista dei dettagli tecnici e di riorganizzazione della sua vita: “La mia famiglia ha avuto un ruolo fondamentale. I miei genitori mi hanno preso al volo prima che le mie condizioni fisiche e psichiche degenerassero e mi hanno accompagnata nella quotidianità di questo percorso tornando ad accudirmi come la loro bambina. Non a caso Giuda è dedicato proprio a loro. Mio fratello Francesco mi ha amata e sostenuta con tutto il suo cuore aiutandomi con i dettagli tecnici del mio ritorno in Italia (prima di ammalarsi aveva appena iniziato l’università in Olanda ndr.). E poi mio fratello Federico mi ha donato l’antidoto, il suo midollo osseo, ma questo lascio che i lettori possano scoprirlo nel mio libro”.

Avere un fratello o un componente della famiglia compatibile è una situazione molto rara e Marina ci tende a sottolineare il suo caso perché “siamo stati molto fortunati, purtroppo non sempre esiste un famigliare compatibile”. Marina è una ragazza che nella vita è sempre stata decisionista e determinata e anche di fronte a qualcosa di enorme per la sua età e la sua situazione, ha cercato di radunare le forze e fronteggiare sempre con positività i momenti. La terapia ha frenato la corsa di Giuda e ha permesso di: “Prima di scoprire di avere il cancro e iniziare le cure stavo talmente male che pensavo di avere esaurito tutte le mie forze. Ero sempre stata una ragazza determinata, ma in quei mesi non mi riconoscevo più. Ho ritrovato la forza nel cortisone che ha bloccato tutti i sintomi che avevo e mi ha rimesso in piedi. Allora mi sono ritrovata e ce l’ho messa tutta, ma la forza che ho avuto in quel periodo non derivava soltanto dal mio spirito di sopravvivenza. Sono stata molto fortunata a essere seguita da medici di cuore e competenti, ad avere una famiglia pronta ad aiutarmi e una tifoseria infinita in giro per tutto il mondo che pregava per me”.

Il libro, pubblicato da Edizioni della Meridiana, è anche un invito a donare ed è un messaggio che Marina vorrebbe far arrivare forte e chiaro, così come suo fratello Federico: “Donate! Diventate donatori di midollo osseo! È molto più facile di quello che si pensa e può salvare vite!”.

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