La nuova “mafia dei colletti bianchi” raccontata da Don Ciotti a Gressan

Il sacerdote, da anni in prima linea nella lotta contro le mafie, è stato accolto ieri sera da un pubblico numeroso e attento. Intanto Libera Valle d'Aosta si prepara per la grande Giornata della memoria e dell'impegno di Milano.
La serata di Libera Vda con Don Ciotti
Società

La lotta contro le mafie si nutre di vicende note e meno note, di vittime illustri e di morti dimenticati dalla storia e spesso anche dallo Stato: a fianco di Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa e don Puglisi, ci sono Roberto Antiochia, Vito Schifani, Rita Atria, Domenico Gabriele e molti altri. Don Luigi Ciotti custodisce queste storie preziose e dolorose con infinita cura, ed è sempre pronto a condividerle con chi lo ascolta. E' quanto ha fatto ieri sera a Gressan, incontrando un folto numero di valdostani. “Per mantenere vivo il ricordo di queste persone – ha sottolineato più volte – c'è soprattutto una cosa da fare, educare i giovani alla responsabilità e alla corresponsabilità, mobilitarsi, impegnarsi di più nel contrasto alle mafie”.

L'incontro è stato organizzato dal comitato Libera Valle d'Aosta, che si è mobilitato in questi giorni in favore della Giornata della memoria e dell'impegno per le vittime di tutte le mafie. L'associazione ha appena terminato di raccogliere le adesioni di numerosi cittadini e studenti, che sabato prossimo partiranno alla volta di Milano per partecipare alla grande manifestazione, che si tiene ogni anno in una città diversa.

Il capoluogo lombardo è stato scelto per evidenziare la gravità di un fenomeno emergente: la cosiddetta mafia dei colletti bianchi, che prospera al Nord. “E' la mafia borghese, imprenditoriale, che avanza silenziosamente, e penetra nelle fessure del sistema” ha spiegato don Ciotti. “Particolarmente a rischio è il settore immobiliare. La criminalità organizzata fa grandi affari nel settentrione, eppure troppi affermano con leggerezza: noi siamo immuni alla mafia, non abbiamo questo problema. Niente di più sbagliato”.

La Giornata della Memoria e dell'Impegno è la risposta della società civile, delle associazioni, dei cittadini stanchi dei soprusi alla prepotenza della criminalità organizzata e alla connivenza di una parte del ceto politico e imprenditoriale. Don Ciotti ha messo in guardia contro tre tipi di violenza mafiosa, quella diretta, quella strutturale e quella culturale. La violenza diretta, costituita dagli omicidi e dalle intimidazioni, è certamente quella più visibile. Altrettanto pericolosa, però, è la violenza strutturale, ovvero la gestione, diretta o indiretta, dei centri di potere. E' la mafia che si fa azienda, agenzia di assicurazione, banca, e che lega fortemente con il territorio, sfruttando la compiacenza interessata di esponenti del mondo della politica, avvocati, commercialisti, imprenditori. “Anche noi possiamo contrastare la violenza strutturale, attraverso le associazioni di categoria, i sindacati, i comitati cittadini” ha sottolineato il sacerdote. Anche la violenza culturale, ovvero la trasmissione di comportamenti e codici mafiosi, può essere sconfitta a poco a poco. “E' una sfida culturale ed educativa che raccogliamo quotidianamente. Il lavoro nelle scuole, nelle università, nelle associazioni, la formazione, tutto questo serve a dimostrare che ci sono alternative, che esiste un mondo pulito e rispettoso al di fuori dal cerchio tracciato dalla mafia”.

Un messaggio che pur con mille difficoltà viene recepito dalle nuove generazioni. A dimostrarlo basterebbe uno dei tanti aneddoti citati da Don Ciotti. Spesso infatti chi rompe il patto omertoso viene disconosciuto dalla famiglia, come è accaduto negli anni '90 alla sedicenne Rita Adria, che, dopo avere perso padre e fratello per agguati mafiosi, ha deciso di testimoniare. Ma sempre più spesso si assiste a un'inversione di tendenza. “Tre ragazzi mi hanno raccontato la loro storia” ha raccontato Ciotti. “Il più giovane ha 9 anni, la sorella ne ha 15, il più grande 17. Il padre, un imprenditore agricolo calabrese, era stato arrestato nel corso di un'indagine contro la 'ndrangheta. I suoi figli hanno ottenuto il permesso di vederlo dopo pochi giorni. Giunti davanti a lui, nonostante l'età, lo hanno letteralmente afferrato per la collottola e sbattuto contro il muro. Ci hai fatto soffrire, gli hanno detto, ci vergogniamo per te, non osiamo andare a scuola. Ti perdoneremo solo se pagherai per quello che hai fatto e collaborerai con la giustizia. Fai il tuo dovere, noi ti aspettiamo. Dopo questo bel discorso il padre non ha dormito per una settimana, roso da mille dubbi e paure, ma alla fine ha deciso di collaborare. Quei ragazzi a scuola avevano partecipato alle iniziative di Libera per educare i giovani alla legalità e alla responsabilità”.

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