“La crisi economica ci salverà”: la parola agli economisti

La congiuntura economica infelice darà nuova linfa alla solidarietà, alla cooperazione e alla sostenibilità. Lo hanno affermato gli esperti intervenuti a Valle d’Aosta solidale. Per il presidente dell’Euricse il futuro è nelle mani delle cooperative.
Primo appuntamento con Valle d'Aosta solidale
Economia

Invece che pensare a come salvarci dalla crisi, possiamo chiederci come usarla a nostro vantaggio. Finalmente, dopo tanto discutere di tagli, manovre, recessione, instabilità finanziaria, licenziamenti e file di impiegati che mangiano alla mensa della Caritas, la musica cambia. Anzi, non esattamente, la musica non è cambiata, le note sono le stesse, cambia l’arrangiamento, il ritmo: dalla marcia funebre alla salsa, più o meno. Questione di punti di vista. D’altronde, crisi, in greco antico, significava scelta, decisione, in poche parole, opportunità. E gli economisti le opportunità le fiutano a distanza. Ieri sera, a Courmayeur, l’ottimismo era di casa. Si discuteva di “crisi economica, impresa e solidarietà”, assieme al presidente dell’Euricse Carlo Borzaga, al segretario generale di Assifero, l’associazione italiana fondazioni ed enti di erogazione, Bernardino Casadei, e il professore di economia solidale e gestione delle aziende non-profit all’Università della Valle d’Aosta Anna Merlo, il presidente della Bcc valdostana Martino Cossard e il presidente del consiglio regionale Alberto Cerise, moderati dal giornalista Rai Roberto Olla.

Secondo Anna Merlo crisi e solidarietà andrebbero a braccetto. In condizioni difficili si riscopre il valore del sostegno reciproco. “La crisi ci aiuta a individuare modelli di sviluppo alternativi e migliori. Il Pil è importante, ma forse, come diceva Kennedy, non rappresenta le cose per cui vale la pena vivere. La solidarietà non solo è necessaria ed etica, ma è conveniente. Senza di essa viene meno il criterio della sostenibilità. Se non si lavora avendo a cuore l’ambiente circostante, il tessuto sociale, la collettività, significa che non si investe nel futuro, e allora ci si condanna con le proprie mani”.

Le ha fatto eco Martino Cossard, accennando allo sportello della solidarietà per il finanziamento del microcredito attivato quest’anno presso la Bcc regionale. “Se la comunità cresce, cresce anche l’impresa. Nessuna azienda può prosperare davvero in un ambiente degradato”. E il pensiero corre ai famosi distretti industriali, dove la felice compresenza di piccole imprese, nonostante o proprio per merito della concorrenza, è sufficiente a rendere competitivo sul mercato un intero territorio. Certo, questo non spiega come possano arricchirsi le aziende che producono nelle cosiddette aree del terzo mondo, dove non di rado le condizioni dei lavoratori raggiungono picchi di sfruttamento che avrebbero fatto impallidire Dickens.

Comunque, ha dichiarato Bernardino Casadei, non ci sono più i filantropi di una volta. “Non si limitano più ad aprire il portafogli e a firmare assegni” ha detto. “Vogliono intervenire direttamente nel portare avanti dei progetti in cui credono. E’ un dato di fatto: le fondazioni sono in crescita. Il dono risponde a un nostro bisogno fondamentale, la ricerca di senso. Ma si stanno affacciando nuove forme di beneficenza e sostegno al progresso sociale ed economico della collettività. Crescono approcci più snelli, flessibili come quello dell’intermediazione filantropica, che abbassa i costi imponenti di costituzione e di gestione della fondazione vecchio stampo, mantenendone intatti i benefici”. Ma le aziende sarebbero disposte ad abbandonare la logica del guadagno ad ogni costo per preoccuparsi anche del proprio impatto sociale? Per la mentalità corrente le aziende sarebbero delle macchine per fare soldi.

Nulla di più sbagliato, ha sostenuto Carlo Borzaga. “E’ un equivoco nato per colpa della politica economica mondiale ed europea, che ha sempre privilegiato gli interessi di un certo tipo di imprenditoria, quella che ha come unico obiettivo il profitto. Per fortuna esiste il pluralismo aziendale. Ci sono le cooperative, imprese nate per garantire al minimo costo un bene o un servizio ai propri clienti, che coincidono con i proprietari. Certi settori, come quello agricolo, si reggono su di esse. Un terzo tipo di azienda è quella che si incarica di garantire un servizio alla collettività, o a delle persone riconosciute come bisognose, e sono le cosiddette imprese sociali, anch’esse presenti in forma di cooperativa, che si sobbarcano la metà del welfare locale. Quanto alle banche di credito cooperativo, sono le uniche a non avere chiuso i rubinetti dei finanziamenti, e foraggiano le piccole imprese. Le cooperative, infine, reggono la crisi molto meglio delle aziende legate al profitto. In poche parole rappresentano il futuro”.

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