I 21 voti favorevoli alle leggi di bilancio – contrari Avs e Fratelli d’Italia, astenuti gli altri gruppi – approvate nella mattinata di oggi, giovedì 18 dicembre, potevano essere di più. La maggioranza, però, non ha voluto tendere la mano alle opposizioni, come invece la relazione del presidente della II Commissione Marco Sorbara lasciava presagire, scomodando anche San Francesco d’Assisi.
Il metodo, contro cui si scagliano molti consiglieri di minoranza, ricalca quello dello scorso anno: nel 2024 erano stati respinti 56 ordini del giorno, nel 2025 uno in più. L’ex presidente della Regione Augusto Rollandin diceva, scherzando, che “un ordine del giorno non si nega a nessuno”.
Quest’anno il neonato governo di centrodestra ha speso qualche parola in più per giustificare la scelta dell’astensione, ma dall’ala sinistra dell’Aula si parla apertamente di “muro innalzato”. “Avete fatto una scelta di comodo, evitando di approfondire. Non è un segnale di forza, come pensate solo perché avete i numeri: è, al contrario, un segnale di debolezza e chiusura”, sottolinea Chiara Minelli (Avs).
Di “opportunismo politico” parla invece Fulvio Centoz (Pd), ricordando “l’intermittenza nella condivisione” del presidente, che sull’indagine Casinò ha cercato di spartire con l’Aula le “preoccupazioni”, salvo poi chiudersi sulle proposte migliorative al bilancio. Il “veto pregiudiziale” posto dalla maggioranza, osserva Clotilde Forcellati, ha portato all’astensione del Pd, che pure ha contribuito alla stesura della manovra.
“La barricata contro le proposte della minoranza non è nulla di nuovo sotto il sole”, osserva Marco Carrel, che però coglie nelle parole di Sorbara e di alcuni assessori “un filo di speranza per il futuro”. Condivisione e collaborazione che Corrado Jordan promette per i prossimi atti, mentre Marco Viérin definisce il ruolo del Centro autonomista come quello di “pungolo della maggioranza: daremo gambe a idee e progetti”. Il capogruppo Uv Aurelio Marguerettaz ricorda come il confronto non voglia dire “adesione alle proposte” e poi aggiunge: “Quando si governa si tiene conto dei bisogni di tutti, voi invece vi concentrate sui dettagli”.
Per Massimiliano Tuccari (Fratelli d’Italia) la finanziaria votata oggi è in piena continuità con la precedente maggioranza, identica “nelle impostazioni e nelle scelte”. Da qui la “contraddizione evidente” di Forza Italia, entrata in maggioranza dopo aver contestato lo stesso documento. Fratelli d’Italia sceglie il voto contrario “contro un modello di gestione che privilegia la spesa corrente a scapito degli investimenti”. Il capogruppo Alberto Zucchi contesta inoltre l’assenza di una reale programmazione, che porta a continue variazioni di bilancio.
Visione respinta dal vicecapogruppo Uv Michel Martinet: “Nessuna bulimia né anoressia. Il fondo pluriennale vincolato è sinonimo di dinamicità e di progettazione del futuro. È un bilancio che dà garanzie”.
Astensione anche per la Lega VdA. “Questo bilancio rispecchia la vostra visione – afferma Simone Perron –. Noi vediamo delle criticità, ve le segnaliamo, ma non le ascoltate: ne pagherete le conseguenze”. Rivendica la coerenza, unita alla parola libertà, il collega Corrado Bellora: “A differenza di altri, non siamo costretti a fare acrobazie per giustificare ciò che nella scorsa legislatura avevamo detto di non condividere.”
Per Pierluigi Marquis il voto favorevole di Forza Italia è invece “un voto di prospettiva”. Il capogruppo rimanda al mittente le critiche degli ex alleati del centrodestra: “Non prendiamo lezioni di coerenza da nessuno, anche perché la coerenza la dimostrano i risultati elettorali”.
I numeri e le misure della manovra
A raccontare meglio delle parole il bilancio sono i numeri: la manovra finanziaria regionale per il 2026 pareggia a 2.016 milioni di euro. Le entrate ammontano a 1.662 milioni, in crescita del 2,16%, mentre le spese raggiungono 1.437 milioni (+3,08%). Gli investimenti registrano un incremento del 15,8%, attestandosi a 459 milioni di euro.
Tra gli interventi finanziati figurano: 5 milioni per la piscina di Verrès, 12,5 milioni per le piste ciclabili Sarre–Aymavilles e Montjovet–Issogne, 3,3 milioni per la caserma dei Vigili del Fuoco, 4 milioni per la Biblioteca regionale e 2,5 milioni per la manutenzione del Palazzo regionale in piazza Deffeyes.
Per la viabilità sono previsti 4 milioni per i ponti Carré sulla SR di Rhêmes, 5 milioni per i ponti di Issogne e Pollein e 2,7 milioni per l’ammodernamento delle gallerie di Mellignon, La Clusaz, Rechantez e Devies.
Nel settore dell’edilizia scolastica sono stanziati circa 15 milioni per il recupero dell’ex Priorato Saint-Bénin, 22 milioni per la ristrutturazione dell’istituto Manzetti e 9,5 milioni per un convitto a Verrès.
Per la protezione dal rischio idrogeologico sono destinati 21 milioni, con interventi sulla strada romana delle Gallie, sul centro abitato di Pontboset, sul tratto di Lillaz a Cogne e su diverse aree montane; nel 2026 sono inoltre previsti 6 milioni per le zone colpite dalle alluvioni del 2024.
Confermata l’assenza dell’addizionale regionale Irpef per i redditi fino a 15.000 euro.
Approvati nella discussione alcuni emendamenti della II Commissione. Tra questi, la possibilità di stabilizzare entro il 31 dicembre 2026 il personale a tempo determinato assunto per il rafforzamento amministrativo legato a PNRR e PNC, nei limiti delle facoltà assunzionali. Prorogata fino al 2028 la norma che esenta dall’esame di francese il personale sanitario e socio-sanitario dell’USL. Autorizzate nuove risorse per il nuovo ospedale, con un incremento di spesa fino al 2030 di quasi 3 milioni di euro, a partire dal triennio 2026-2028. Viene inoltre prorogato al 31 gennaio 2026 il termine per le domande di contributo delle Proloco e di un anno la validità delle autorizzazioni allo scarico delle acque reflue urbane in scadenza nel 2026, in attesa del completamento del trasferimento del servizio idrico integrato al gestore unico
Minoranza all’attacco: “Bilancio senza direzione, servono scelte sul futuro della Valle”
16 dicembre 2025
C’è la preoccupazione per il futuro della Valle d’Aosta nelle parole della minoranza, nella discussione delle leggi di bilancio. La mancanza di visione strategica denunciata da Avs, che se la prende con il Documento di economia e finanza “derubricato a semplice formalità, un documento vuoto di reale indirizzo” (Chiara Minelli). Un atto che dovrebbe invece delineare gli indirizzi della maggioranza e sul quale, al contrario del bilancio, si poteva intervenire. Ma così non è stato. Non solo. Nessuna parola è stata spesa dal governo nelle audizioni in Commissioni sul Defr, i cui 40 obiettivi sono una fotocopia di quelli della scorsa legislatura. Eppure il colore della maggioranza è cambiato: il centrosinistra sostituito dal centrodestra.
Sulla stessa linea la Lega VdA: Andrea Manfrin osserva che, se davvero si fosse voluto cambiare l’impostazione politica, il Defr rappresentava il documento su cui intervenire. Il Carroccio esprime inoltre perplessità sugli emendamenti presentati dalla maggioranza per modificare il bilancio già depositato.
L’orizzonte temporale giudicato troppo breve ritorna anche nelle valutazioni di Fratelli d’Italia. Massimo Lattanzi ricorda come il programma di governo guardi al 2030, un orizzonte che però non trova riscontro nelle pieghe del bilancio. Preoccupano la fine del Pnrr e dei fondi straordinari post-pandemia, così come il previsto calo degli investimenti dal 25% attuale al 10% nei prossimi anni. Non è escluso, inoltre, che la Valle d’Aosta possa essere chiamata a contribuire ai disavanzi dei conti pubblici statali, mentre ulteriori risorse dovranno essere reperite per sostenere gli aumenti derivanti dal rinnovo dei contratti del comparto pubblico. Il gruppo chiedo un consiglio straordinario sul futuro della nostra regione nel 2030-2035.”La solidità di questo bilancio non corrisponde alla serenità della nostra comunità”.
Solidità che viene rivendicata dal Partito democratico, che però si chiede se la stessa si traduca in “capacità di cambiamento”.
“Siamo affetti da bulimia programmatoria e anoressia realizzativa” il commento di Fulvio Centoz in riferimento ai 210 milioni stanziati nel fondo pluriennale per opere pubbliche non ancora realizzate. “I soldi ci sono, ma la macchina regionale fatica a spenderli. È un paradosso: 1 miliardo e 150 milioni in giacenza, ma con problemi di spesa. Il costo opportunità di questa liquidità non utilizzata è altissimo”.
Pd e Avs chiedono poi valutazioni chiare sulla governance del Casinò – nel pomeriggio i capigruppo hanno nuovamente incontrato l’Au Rodolfo Buat -. Preoccupa poi la povertà crescente e il tema demografico.
Critiche arrivano da Avs e da Marco Carrel (Autonomisti di centro) sui collegamenti intervallivi. “Credo sia prioritario puntare su un utilizzo più sostenibile delle infrastrutture già esistenti. Se davvero vogliamo affrontare il tema della sicurezza, ci sono altri interventi da considerare, come per Cogne l’utilizzo della galleria del Drinc per una viabilità dedicata al soccorso”. Sul bilancio che scavalca due legislature e due diverse maggioranze, Carrel sollecita una riflessione sull’opportunità di spostare le prossime elezioni regionali dall’autunno alla primavera.
La risposta politica alle critiche arriva dall’assessore al Bilancio di Forza Italia, Mauro Baccega, che rivendica la volontà di imprimere alla maggioranza una svolta, con una visione autonomista ma più liberale, evidenziando il ruolo determinante di Forza Italia come forza moderata. Ricorda inoltre come il suo gruppo, anche quando si trovava all’opposizione, abbia sempre adottato un atteggiamento responsabile, sostenendo le buone proposte. L’assestamento di bilancio viene indicato come il momento in cui il documento diventa realmente operativo, mentre le variazioni previste in primavera dovrebbero consentire di completare il bilancio 2025.
Respinge invece le letture pessimistiche e allarmistiche delle opposizioni Renzo Testolin. Il Presidente della Regione ricorda come le risorse regionali dipendano in larga parte dall’andamento delle entrate fiscali, condizionate dalle politiche nazionali. Nella legge di bilancio dello scorso anno erano stati previsti meccanismi di compensazione in caso di calo del gettito Irpef, eventualità che non si è verificata grazie all’aumento delle entrate, permettendo di far fronte a maggiori spese. Rimane comunque aperto il confronto con lo Stato per individuare possibili ristori. Le Regioni autonome, aggiunge, si stanno muovendo congiuntamente su questo fronte. Testolin difende anche la prassi di modificare il bilancio attraverso emendamenti, sottolineando come governare significhi intervenire in corso d’opera per affrontare criticità emerse successivamente.
Il bilancio, conclude, sarà ancora oggetto di confronto all’interno della maggioranza e troverà ulteriore definizione nelle prossime variazioni e nell’assestamento. Sul fronte degli investimenti, il presidente evidenzia la necessità di governare con attenzione la fase di gestione e manutenzione delle infrastrutture, anche rallentando il ritmo degli investimenti per mantenere sotto controllo la spesa corrente. A suo giudizio, i conti regionali restano solidi e in equilibrio tra entrate ordinarie e spese di gestione, consentendo alla Valle d’Aosta di guardare al futuro con fiducia.
La discussione prosegue ora con l’analisi di 57 ordini del giorno depositati.
Bilancio regionale tra visioni contrapposte e sfide post-Pnrr: “Solido” per la maggioranza, “inadeguato” per la minoranza

15 dicembre
“Un bilancio inadeguato alle esigenze della Valle d’Aosta” e “vulnerabile” per la minoranza, in quanto dipendente dai fondi europei e dal PNRR; al contrario, “solido, attento e orientato alla conclusione del ciclo di investimenti straordinari” per la maggioranza. Sono visioni opposte quelle emerse oggi in Consiglio Valle durante l’esame delle leggi di bilancio, ma accomunate dalla stessa preoccupazione: il futuro dei servizi attivati grazie al Programma nazionale di ripresa e resilienza, la cui prosecuzione dipenderà dal reperimento di nuove risorse.
Lo sottolinea Marco Sorbara, relatore di maggioranza: “Il venir meno del ciclo PNRR è un tema comune a tutte le pubbliche amministrazioni italiane. Gli effetti cominciano a farsi sentire anche nei bilanci. È un aspetto affrontato anche nei lavori della II Commissione, e che nei prossimi anni dovrà trovare un adeguato indirizzo, sia per quanto riguarda l’aumento della spesa corrente, sia per la presa in carico dei servizi attivati con quei fondi”.
Preoccupazione condivisa anche dal relatore di minoranza Andrea Manfrin, che evidenzia: “Emerge in maniera preponderante la dipendenza da fondi europei e PNRR, che, pur temporaneamente incrementati, non garantiscono continuità per investimenti sociali e ambientali duraturi”.
Nonostante la fine della fase straordinaria legata al Pnrr, “non si ferma la capacità di investire sul futuro”, sottolinea l’assessore Mauro Baccega. Secondo i dati aggiornati a ottobre, “nel 2025 il volume complessivo degli investimenti in Valle d’Aosta resta stabilmente sopra i 1.300 milioni di euro”.
Baccega ribadisce anche la natura della Finanziaria: “È un bilancio tecnico e politico, costruito a partire da luglio, in linea con il progetto triennale 2025-2027″.
“Una cornice aderente alle linee programmatiche di governo, in continuità con quanto avviato nella scorsa legislatura”, aggiunge il Presidente della Regione Renzo Testolin. “Che dovrà essere affinata con le variazioni di bilancio per recepire le istanze pervenute dalla comunità e dagli enti locali”.
Quanto al contesto economico, Baccega lo definisce “promettente”:“Le prospettive dell’economia valdostana restano complessivamente positive. Le stime più aggiornate indicano che nel 2025 la crescita prosegue, con un Pil regionale che si attesta attorno ai 5 miliardi di euro, in aumento anche nel 2026”. L’Assessore cita inoltre i dati in crescita sui consumi delle famiglie, un’inflazione “contenuta”, e soprattutto il turismo, che mostra “un trend espansivo molto robusto”.
“Ci muoviamo in un contesto che resta delicato, ma in cui la Valle d’Aosta dimostra solidità, capacità di adattamento e prospettive di crescita – conclude Baccega –. Con uno spirito realistico ma fiducioso e responsabile, è stato costruito un bilancio il cui fil rouge è la sostenibilità, l’accessibilità e l’attenzione al territorio e alla comunità, in un’ottica di sviluppo e valorizzazione delle risorse e del patrimonio della nostra Regione”.
Il Bilancio regionale per il 2026 pareggia a 2 miliardi di euro
14 novembre 2025
Pareggia sulla cifra di 2.016 milioni per l’anno 2026 il bilancio della Regione approvato oggi, venerdì 14 novembre, dalla Giunta regionale. Le entrare – 1662 milioni di euro sono in crescita del 2,16%, mentre le spese crescono del 3,08% (1437 mln). Gli investimenti vedono invece una crescita del 15.8% e sono pari a 459 milioni di euro.
“Partiamo con il botto”, sottolinea il presidente Renzo Testolin in conferenza stampa, “approvando un bilancio pluriennale in piena continuità con il precedente. È un lavoro tecnico che aggiorna i dati dell’anno scorso, tenendo conto delle spese lievitate e rispondendo alle linee programmatiche individuate nel Defr licenziato nella scorsa legislatura”. Testolin ha aggiunto che la continuità consente “di ritrovarci in questo bilancio”, che verrà poi arricchito in una prima variazione di bilancio nei primi mesi del 2026, che affronterà le necessità emergenti grazie a nuovi assessori.
Anche per il 2026 la quota più rilevante delle risorse è destinata al settore sanitario (21 %), seguita dall’istruzione e dal diritto allo studio (circa 13 %), e dalle autonomie locali (11,34 %). Gli enti locali ricevono 186 milioni di risorse con vincolo di destinazione, in aumento rispetto ai 156 milioni dell’anno precedente; le risorse senza vincolo di destinazione ammontano a 91,5 milioni.
Nel dettaglio, la spesa sanitaria passa da 339,7 a 345,3 milioni di euro, di cui 12 milioni destinati all’indennità sanitaria temporanea e 5,6 milioni al miglioramento economico del personale in regime di convenzione con il servizio sanitario regionale. Crescono anche gli interventi di politica sociale, pari a 137,5 milioni (+10,5 %), e quelli per istruzione, pari a 215 milioni (+3,9 %).
Tra gli interventi finanziati figurano: 5 milioni per la piscina di Verrès (consolidamento ed efficientamento energetico), 12,5 milioni per la pista ciclabile Sarre–Aymavilles e Montjovet–Issogne, 3,3 milioni per la caserma dei Vigili del Fuoco, 4 milioni per la Biblioteca regionale, 2,5 milioni per la manutenzione della copertura di Palazzo regionale in piazza Deffeyes. Per la viabilità: 4 milioni per i ponti Carré sulla SR di Rhêmes, 5 milioni per i ponti di Issogne e Pollein, 2,7 milioni per l’ammodernamento delle gallerie di Mellignon, La Clusaz, Rechantez e Devies.
Nell’edilizia scolastica: circa 15 milioni per il recupero dell’ex Priorato Saint‑Bénin, 22 milioni per la ristrutturazione del Manzetti di via Festaz, 9,5 milioni per un convitto a Verrès. In materia di protezione dal rischio idrogeologico sono stanziati 21 milioni, con interventi come la messa in sicurezza della strada romana delle Gallie (4,8 milioni), del centro abitato di Pontboset (4,5 milioni), del tratto di Lillaz nel comune di Cogne (3 milioni). Previste inoltre opere sul torrente Baudier a Oyace, sugli impluvi laterali della Valnontey, e nel 2026 interventi per 6 milioni nelle zone alluvionate del 2024.
L’assenza dell’addizionale regionale Irpef per i redditi fino a 15.000 euro è stata confermata nel documento finanziario.
“Mi sono trovato subito a confrontarmi con un bilancio di previsione che aveva iniziato l’iter a luglio – aggiunge l’Assessore regionale al Bilancio Mauro Baccega – e che possiamo definire un bilancio tecnico, necessario per evitare il ricorso all’esercizio provvisorio. Ho trovato i conti in ordine, una situazione finanziaria solida; è un bilancio che, pur essendo una somma di numeri, dà risposte importanti alla collettività valdostana e anche ai turisti che scelgono la nostra regione”.
Sempre nella seduta di oggi della Giunta regionale è stato approvato il Defr e sono stati individuati i componenti di parte regionale per poter riattivare la Commissione paritetica, sul cui tavolo giacciono alcuni importanti dossier.

5 risposte
Andare a vedere quante persone aspettano un posto letto in PS e come vengono decise le dimissioni ospedaliere, con quali tassi di riammissione ospedaliera … mentre finanziamo progetti che hanno l’obiettivo di far arrivare 3000 persone all’ora a Plateau Rosa (mentre in Trentino introducono il numero chiuso per la sicurezza sulle piste) … mentre gli operatori sanitari vivono il senso di alienazione, a cui ognuno fa fronte come può, e c’è chi non ce la fa a tenere tutto insieme … nell’indifferenza di chi chiacchiera di misure di prevenzione delle dipendenze e degli atti anticonservativi.
Se non si vede il filo “etico” che unisce tutto quanto sopra, non saprei come spiegarlo.
Si riempiono la bocca le stesse persone che costruiscono ville in montagna, dandone la formale proprietà a figli e mogli pur di non pagare, in Valle d’Aosta, le tasse usufruendo però di chi la Vallée la vive e costruisce tutti i giorni, medici che si interfacciano quotidianamente con le difficoltà di un ospedale piccolo e di periferia assaltato dai turisti; Guide alpine alla mercé degli alpinisti del 29 febbraio (la domenica sarebbe già troppa grazia).
Sia chiaro, poi, sig. Borluzzi, che le tasse trattenute le pagano esclusivamente i valdostani; il problema è delle regioni che si vedono arrivare milioni e miliardi senza produrre nulla.
Due miliardi di euro di bilancio per una miniregione ove abita un cinquecentesimo della popolazione nazionale strasupera di importo il bilancio dello Stato in proporzione.
Questo grazie al fatto che la Valle d’Aosta si trattiene il 100% delle tasse.
Se a ogni regione fosse concesso questo privilegio, lo Stato non esisterebbe non avendo i denari per funzionare.
Ma provate a dire che la Valle d’Aosta è privilegiata e allora gli ipocriti insorgono.
Unione Valdostana e contorni sostengono falsamente di essere federalisti, in realtà sono favorevoli all’essere mantenuti dallo Stato.
È vero che il bilancio della Valle d’Aosta è alto in proporzione alla popolazione, ma questo non nasce da un “privilegio” inventato: è la conseguenza di una storia completamente diversa rispetto a quella delle altre regioni italiane.
Per decenni la Valle d’Aosta è stata letteralmente isolata: niente ferrovie che la collegassero all’Italia, strade impraticabili, zero infrastrutture, servizi minimi. Roma non investiva, la Svizzera la ignorava.
La Valle si è dovuta costruire da sola strade, gallerie, acquedotti, scuole e ospedali — con risorse proprie e grazie al lavoro dei valdostani. È da quella condizione di abbandono che nasce l’autonomia speciale, non da un capriccio politico.
Oggi trattenere una parte maggiore del gettito fiscale non è un premio, ma un modo per sostenere i costi di una regione montana che deve garantire gli stessi servizi di pianura in condizioni molto più difficili.
Chi parla di “privilegio” dimentica che quella stessa autonomia serve proprio a compensare decenni di isolamento e a mantenere viva una terra che, altrimenti, sarebbe stata svuotata dallo spopolamento e dall’emigrazione.
La morale? L’ipocrisia non è chi difende l’autonomia, ma di chi ne parla senza conoscere la storia che l’ha resa necessaria.
Solo un esempio: la linea ferroviaria Aosta Chivasso è stata inaugurata nel 1886. Aosta Pré Saint Didier nel 1929. Mi sa che ha investito più lo Stato della Regione. A quei tempi hanno fatto, mi sembra, più di quanto fatto dopo. Comunque lo Stato Regione gestisce in pratica oltre il 40% del pil valdostano. Scusate se è poco. Un’economia di stato.