“Jason, Jason, Jason Lafrenière…”. Il nome dell’attaccante canadese, scandito nel coro dei tifosi sull’aria di “Funiculì Funiculà”, si alzava spesso e volentieri dagli spalti della patinoire di Tzamberlet. La storia dell’hockeista 59enne con 146 partite NHL all’attivo, morto a Vancouver negli scorsi giorni per un malore nella sua abitazione, è passata infatti anche per la nostra regione.
Succede nel campionato 1994-95, quando l’HC CourmAosta del presidente Carlo Rivetti è neo-promosso nella massima serie italiana. Sono anni in cui, per l’hockey, l’entusiasmo è alle stelle. Oltre 1000 tifosi gremiscono ad ogni incontro le gradinate del palaghiaccio aostano, tanto che in alcune serate occorre chiudere al traffico l’ultimo tratto di corso Lancieri, quello dell’ingresso allo stadio.
Con l’avventura del campionato “che contava” dinanzi a sé, il CourmAosta, unica squadra del nord-ovest nel tabellone, si attrezza per cercare di far suo il titolo. Gli assi stranieri che arrivano in Valle per l’inizio della stagione sono Bill McDougall, Bobby Reynolds e Lafrenière. Sono tutti e tre ex giocatori del ghiaccio d’élite nord americano.
L’ultimo, in particolare, nato a St. Catharines nel 1966, si è messo in luce nell’Ontario Hockey League come giovane decisamente promettente. Nel 1985, è la trentaseiesima scelta al draft NHL: va ai Quebec Nordiques. Nel 1988 viene ceduto a un altro team-manifesto dell’hockey statunitense: i New York Rangers. Là legherà il suo nome a tante imprese, tra le quali l’assist per l’ultimo goal della carriera di Wayne Gretzky.
Nel 1992 si sposta ancora una volta, finendo ai Tampa Bay Lightning. Poi, l’addio alla NHL (in cui aveva giocato anche suo padre Roger), forte di 34 reti, e l’arrivo in Valle. Nella stagione del CourmAosta segna 25 reti su 47 partite disputate e sono 47 gli assist per compagni in rete. Nei play-off, contribuisce a fare la differenza per i valdostani: è il quinto miglior marcatore della fase finale (i primi quattro indossano la casacca del Bolzano, che vincerà il titolo).

Il CourmAosta arriva alla semi-finale contro Varese e deve arrendersi, in serate ad altissima tensione, alla terza gara. Lorenzo Olivo, difensore che ha disputato con lui quella stagione e ancora oggi è in Valle, lo ricorda come “un ragazzo di un’educazione incredibile. Sapeva stare in mezzo a tutti e veniva sempre ad allenarsi. Con lui mi trovavo molto. L’avevo sentito l’ultima volta un paio di anni fa”.
A differenza di tanti ex compagni di spogliatoio, Lafrenière non aveva voluto restare nel pianeta sportivo e si era ricostruito un orizzonte lavorativo come agente immobiliare a Vancouver. Negli anni del CourmAosta non era sporadico incontrare i giocatori in alcuni locali del centro città. Franco Napoli, all’epoca titolare della “Compagnia dei motori”, si rivolge direttamente a Lafrenière in un commento sui social: “Eri incredibile. Un grande. E sono felice dell’affetto sincero che ci siamo dati”.
Tanti, tra coloro che intonavano il coro in suo onore, sono intervenuti nelle scorse ore per onorarne il ricordo. “Gran bel giocatore, granitico negli angoli, fondamentale per quel Courma”, si legge in un commento. “Come dimenticarsi di lui”, “Il nostro idolo”, in altri due. La carriera di Lafrenière è proseguita, dopo quella stagione in Valle, in vari altri angoli d’Europa.
Nei Sheffield Steelers (nel Regno Unito, 1996-97), si è letteralmente caricato la squadra sulle spalle, trascinandola alla vittoria dello scudetto (con un goal nella finalista rimasto negli annali). Ha avuto anche un’altra esperienza in Italia, a Merano, nel 2000-1. L’ultimo campionato disputato è stato nel 2004-5, in Polonia. Per tutti i valdostani che l’hanno visto giocare o conosciuto, però, Jason Lafrenière resterà il ragazzo dal goal facile, in giro ad Aosta in motorino e con i capelli che uscivano dal casco.
