“Una battaglia dopo l’altra”, l’America secondo Paul Thomas Anderson

In seguito al trionfo ai Golden Globe di “Una battaglia dopo l’altra”, in questa puntata della rubrica ripercorriamo lo stile e la poetica di Paul Thomas Anderson, per poi soffermarci sul suo ultimo film.
Una battaglia dopo l'altra di P T Anderson con Leonardo di Caprio
Incontri ravvicinati con AIACE

Nel panorama del cinema americano degli ultimi trent’anni, Paul Thomas Anderson occupa una posizione singolare e sempre più rara. È uno dei pochi registi capaci di raccogliere l’eredità del grande cinema classico statunitense, quello degli autori che usavano il racconto come strumento di indagine morale, e allo stesso tempo di deformarla, contaminarla, portarla dentro una sensibilità pienamente postmoderna. Il suo cinema nasce dal cuore dell’industria americana scavandone però continuamente le fondamenta, mettendone in crisi miti, archetipi e promesse. È un cinema popolato da figure magnetiche e disturbanti, incapaci di equilibrio, che vivono di eccessi emotivi o di repressioni feroci. In questo senso, Anderson ha saputo raccontare come pochi la solitudine maschile americana (Il petroliere e The Master sono solo alcuni esempi), declinandola in forme sempre diverse.

Il suo cinema alterna momenti di esuberanza visiva a fasi di estrema sottrazione, come se ogni film fosse una risposta critica al precedente. Questa capacità di rimettersi in discussione, di non cristallizzare mai una formula, è una delle sue qualità più preziose. Se il cinema classico americano cercava ordine e quello postmoderno spesso si rifugiava nell’ironia, Anderson sembra muoversi in una zona intermedia prendendo sul serio il racconto, mostrandone le crepe e mettendone continuamente in discussione il senso. Un autore che ha saputo traghettare il cinema americano dentro il presente, senza addomesticarlo e senza perderne la forza primitiva.

Con Una battaglia dopo l’altra, Paul Thomas Anderson firma uno dei lavori più compiuti e rappresentativi della sua poetica recente. Il film, accolto con entusiasmo dalla critica internazionale, si è imposto agli ultimi Golden Globe conquistando ben quattro dei riconoscimenti più importanti della serata (miglior film commedia, miglior regia, sceneggiatura e miglior attrice non protagonista per la prova di Teyana Taylor).

Cerchiamo di comprendere i motivi per cui questo film può essere considerato uno dei lavori più importanti e coraggiosi degli ultimi anni non solo all’interno della filmografia del regista ma nel panorama del cinema contemporaneo nel suo complesso.

Una battaglia dopo l’altra – Paul Thomas Anderson (2025)

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Con “Una battaglia dopo l’altra”, Paul Thomas Anderson costruisce un racconto che prende la forma di una satira politica, un’opera quasi grottesca che sotto la superficie lavora come un atto di demolizione frontale dei sistemi di potere americani. La storia segue un ex gruppo rivoluzionario ormai ai margini, costretto a rimettersi in movimento quando il passato torna a presentare il conto.

Il bersaglio principale è l’America come macchina del potere: violenta, paranoica, capace di divorare tutto ciò che tenta di opporvisi. Anderson, però, non risparmia nessuno. Se da un lato il film mette a nudo l’autoritarismo e la repressione istituzionale, dall’altro colpisce duramente anche la vecchia generazione di rivoluzionari, ormai ridotta a una caricatura di se stessa.

In questo senso, il personaggio interpretato da Leonardo DiCaprio è emblematico: un rivoluzionario stanco, spesso esilarante nella sua deriva, che si muove come un reduce incapace di riconoscere il presente. Dietro l’aspetto comico, il personaggio rivela una dimensione tragica, quella di un’ideologia sopravvissuta solo come abitudine, come simulacro privo di reale significato. All’estremo opposto si colloca il personaggio di Sean Penn, protagonista di una prova attoriale travolgente (tra le migliori della sua carriera). Il suo leader suprematista è una figura che sembra uscita da un cartoon deformato: un misto inquietante tra un duce caricaturale e un Popeye grottesco. Proprio questa dimensione macchiettistica lo rende ancora più spaventoso, una maschera del potere contemporaneo, ridicolo e feroce allo stesso tempo.

Tra questi poli si muove la figura interpretata da Benicio del Toro, un sensei magnetico, guida morale e fisica di un gruppo allo sbando. È lui a guidare una delle sequenze più potenti del film: la fuga durante una retata della polizia, in cui i protagonisti si mescolano a una folla di immigrati costretti a vivere nell’ombra. Questi corpi vengono filmati come animali braccati costretti a muoversi in cunicoli, a sparire, a sopravvivere come ratti o blatte. È una rappresentazione durissima, che parla direttamente all’America di oggi, dove l’esistenza stessa diventa un atto clandestino.

In questo mondo corrotto e stanco, l’unica figura che emerge senza ambiguità è la figlia del personaggio di DiCaprio, interpretata dalla straordinaria Chase Infiniti. È lei a incarnare le nuove generazioni: non idealizzate e ancora capaci di uno sguardo limpido, di una rabbia non compromessa. E` a lei che viene affidato un messaggio chiaro: il cambiamento non può arrivare da chi ha già fallito.

Una battaglia dopo l'altra
Una battaglia dopo l’altra

La regia segue i personaggi da vicino, senza mai sovrastarli, lasciando che siano le loro azioni e le loro reazioni a guidare il racconto. Le scene si susseguono con un ritmo teso e continuo, costruendo una pressione che cresce lentamente e non si disperde. La durata, pur importante, non pesa. Il racconto avanza con naturalezza, trascinato da una progressione che tiene lo spettatore dentro il film dall’inizio alla fine.

In questo equilibrio ha un ruolo decisivo la colonna sonora di Jonny Greenwood, collaboratore storico del regista, che costruisce un tappeto sonoro nervoso, pulsante, che spinge costantemente il film in avanti e ne sostiene il ritmo interno, rendendo il suono una parte integrante della narrazione. Questa tensione trova il suo punto di massima espressione nella straordinaria scena dell’inseguimento in auto, destinata a entrare fin da subito nella storia del cinema. Oltre a essere un momento altamente spettacolare, è la sintesi perfetta di tutto ciò che il film ha preparato fino a quel punto. Velocità, caos, perdita di controllo esplodono in pochi minuti, liberando l’energia accumulata e trasformando l’azione in un’esperienza puramente cinematografica.

Dopo aver attraversato il fallimento degli adulti e delle ideologie, “Una battaglia dopo l’altra” termina con un passaggio di testimone silenzioso, suggerendo che qualcosa può ancora cambiare con la consapevolezza che tocca a chi viene dopo decidere cosa fare di questo mondo.

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