Tra poco più di un mese parte la settantaseiesima edizione del Campionato Mondiale di Formula Uno. Sarà un anno contrassegnato da una vera e propria rivoluzione tecnica: macchine più leggere, strette e corte, power unit paritarie tra componenti elettrica e termica, pneumatici ridotti, carburanti sostenibili, abolizione del DRS, aerodinamica attiva. Inizia una nuova era, quindi sarà fondamentale azzeccare subito le soluzioni, benché la McLaren dominante delle ultime due stagioni abbia insegnato come i valori possano ribaltarsi in corso d’opera. Si parte da un foglio bianco, tutto da interpretare. Ci proviamo, anche in base ai rumors che trapelano, affidabili o meno si vedrà.
FERRARI. La nuova “SF – 26” è bella, ma come diceva il Fondatore sarà bella se vincente. La predetta rivoluzione tecnica è una grande occasione, ma sarà determinante il clima in pista e in fabbrica. Da qualche tempo si avvertono discrasie e l’eventuale paura di sbagliare è una cattiva compagna. Le tante delusioni stanno mettendo a dura prova il senso di appartenenza, direi di affetto (sì, di affetto) di Charles Leclerc per il Cavallino. Hamilton è la grande incognita: se la Rossa sarà competitiva, anzi dominante, dirà la sua, altrimenti imboccherà definitivamente il viale del tramonto.
MERCEDES. I rumors la danno per favorita, grazie ad un motore nettamente in vantaggio sulla concorrenza. Già all’inizio dell’era ibrida la Stella aveva impressionato. Potrebbe essere l’anno della consacrazione di George Russell, che meriterebbe il titolo. Andrea Kimi Antonelli, dopo avere mostrato le sue qualità nel 2025, si candida ad un ruolo da primattore e meno pressioni sentirà meglio sarà.
MCLAREN. La serietà e l’organizzazione del Team Papaya sono fuori discussione, Zak Brown e Andrea Stella delle garanzie. Non si può quindi escluderla dai pronostici. Norris pare avere maturato quello scatto verso una acquisita consapevolezza. Oscar Piastri è chiamato a dare continuità, dopo una stagione altalenante che gli ha negato l’alloro iridato quando già pareva suo.
RED BULL. Nel 2025 è stata sorretta dagli sviluppi in corso d’opera e dal talento puro e cristallino di Verstappen, per il quale si sono sprecati e sono ormai terminati gli aggettivi. L’incognita è costituita dal nuovo propulsore, realizzato in casa con la collaborazione della Ford. Difficilmente un “cuore” strabilia all’esordio e SuperMax stavolta potrebbe non bastare. Desta interesse l’ingresso di Isaak Hadjar, in ipotesi meglio attrezzato dei suoi predecessori, triturati dal confronto con l’asso olandese.
ASTON MARTIN. Ha due atout formidabili. Il primo, una disponibilità di risorse pressoché illimitata. Il secondo, Adrian Newey, inarrivabile genio nella progettazione e nello sfruttare le pieghe del Regolamento: sarà anche Team Principal. Dopo i trionfi con Williams, McLaren e Red Bull, saprà inanellare l’ennesimo miracolo?
