Marty Supreme: essere il migliore, a che costo? L’analisi del film con Timothée Chalamet

“Marty Supreme” di Josh Safdie è arrivato al cinema. In questa puntata della rubrica, Massimo Padalino guida il lettore alla scoperta di questo nuovo frenetico viaggio umano e sportivo del cinema americano.
Marty Supreme di Josh Safdie
Incontri ravvicinati con AIACE

Nel cinema contemporaneo, sempre più spesso il successo di un film si gioca anche fuori dallo schermo, in un territorio ibrido dove musica, immagine pubblica e strategie virali diventano parte integrante del racconto.

Il 19 dicembre 2025 il cantante inglese EsDeeKid pubblica sui social un remix del suo singolo “4 raws” in collaborazione con l’attore statunitense Timothée Chalamet. L’operazione risponde a due obiettivi ben definiti: da un lato accrescere la popolarità del rapper di Liverpool, attorno al quale circolavano da tempo voci secondo cui si celasse proprio Chalamet; dall’altro sfruttare la passione dell’attore per il rap, inserendo nel brano alcune barre promozionali dedicate al suo film in uscita: Marty Supreme. Questa canzone rappresenta soltanto la punta dell’iceberg di una strategia di marketing geniale, capace di influenzare in modo vincente la pellicola firmata Josh Safdie.

Già nei mesi precedenti, erano inoltre state orchestrate una serie di iniziative mirate a promuovere la pellicola: un blimp brandizzato Marty Supreme, un furgone carico di palline da ping-pong e una linea di abbigliamento vintage che ha conquistato la Generazione Z. Scelte di marketing che hanno indubbiamente portato i loro frutti facendo incassare al film circa 110 milioni di dollari e confermando il valore di un’opera capace non solo di divertire, ma soprattutto di far riflettere.

Timothée Chalamet e EsDeeKid insieme nel video ufficiale della canzone
Timothée Chalamet e EsDeeKid insieme nel video ufficiale della canzone.

Tra sogno sportivo e opportunismo

La pellicola, ispirata alla vera storia di Marty Reisman, narra la storia di un giovane atleta di ping pong che aspira a diventare campione del mondo ma che si scontra ben presto con molte difficoltà che la vita gli pone di fronte. Nelle prime battute del film, il regista sceglie una canzone simbolica : Forever Young degli Alphaville. Marty è molto giovane, sogna in grande, ma arriva a commettere errori. Il protagonista sfrutta la sua gioventù e il suo carisma per poter arrivare dove vuole, ma non sempre nel modo più leale che ci sia.

L’atleta è disposto ad approfittare di chiunque gli si ponga davanti senza fare distinzioni; ogni conoscente o familiare con cui parla può rivelarsi uno strumento di cui servirsi o un vincolo che lo può rallentare. Un esempio lampante sono le due donne con cui Marty intraprende dei rapporti, che potrebbero portare inizialmente lo spettatore a intravedere in questo amore una sorta di visione dannunziana, con la presenza di un amore spirituale e di uno prevalentemente carnale. Ben presto però, ci si rende conto dell’errore della visione: per Marty, l’amore è l’ennesimo strumento da usare per confermare il suo carisma e  ottenere ciò che vuole. Il suo atteggiamento arrogante, saccente e presuntuoso si rivela una chiave vincente della pellicola, riuscendo a porre chi guarda in un limbo coinvolgente tra il tifare o l’entrare in contrasto con il protagonista.

Marty Supreme di Josh Safdie
Marty Supreme di Josh Safdie

Un elemento chiave della pellicola è senza dubbio il lato tecnico gestito in modo ammirevole da Josh Safdie, che aveva già dato modo di far parlare di sé grazie ai film precedenti diretti insieme al fratello Benny, i cui titoli passati si sono distinti per l’efficacia narrativa e dell’uso del montaggio (Good Times, Diamanti Grezzi). Al suo primo film da solista, Safdie conferma un montaggio frenetico e super serrato che tiene lo spettatore incollato allo schermo dal primo all’ultimo minuto. La regia assume il ruolo di massima espressione delle emozioni dal protagonista. Un altro aspetto interessante del film è la scelta delle canzoni: il film è ambientato negli anni ‘50, ma la colonna sonora comprende brani degli anni ‘70/’80 per entrare in simbiosi con Marty, simboleggiando il suo essere costantemente proiettato al futuro.

Marty Supreme non è il solito film sportivo

Di norma i film sportivi possono avere intenti diversi. Ci sono pellicole a cui interessa intrattenere e divertire il pubblico, come ad esempio il recente F1. Altre pellicole sfruttano lo sport come mezzo puramente propagandistico per raccontare la gloria di un paese, come Rocky IV; altri usano l’attività sportiva come metafora della vita. Marty Supreme sceglie di far riflettere intrattenendo. La pellicola non ha l’intento di criticare il protagonista o le sue scelte, bensì di sfruttare tutto ciò al fine di raccontare l’ossessione, la paura del fallimento e le difficoltà di determinati tessuti sociali.

Marty è ossessionato dal vincere la coppa del mondo, ma proprio la sua ossessione lo porta a essere arrogante e presuntuoso celando un’ implicita paura di fallire e restare nell’ambiente sociale in cui si trova, dove si fa fatica ad arrivare a fine mese e il miglior lavoro disponibile è vendere scarpe. Il punto forte del film sta proprio nei temi toccati, che portano continuamente lo spettatore a scegliere se amare o odiare il protagonista, se comprendere o condannare le sue scelte. Il film non da risposte o interpretazioni: l’autore si eclissa diventando semplice narratore di una storia in stile verghiano, che lascia allo spettatore innumerevoli spunti di riflessione.

Una campagna marketing geniale, una storia super coinvolgente che prende facilmente lo spettatore sin dai primi minuti, un lato tecnico studiato nei minimi dettagli che conferma la bravura di un regista e temi toccati capaci di far riflettere in modo non banale e scontato lo spettatore: è dall’unione di tutti questi elementi che prende forma uno dei candidati più solidi e meritevoli all’Oscar come miglior film 2026.

Per approfondire la filmografia dei fratelli Safdie, si possono trovare “Good Times” su Prime video/MUBI e “Diamanti grezzi” su Netflix.

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