Gabriele Thiébat, uno dei medici che hanno operato Brignone: “Mostruosa, una cosa fuori da ogni logica”

L'ortopedico valdostano, membro della Commissione medica della FISI, ripercorre i giorni dell'operazione e l'emozione dopo l'oro di ieri.
Gabriele Thiébat
Sport

“Fede è stata mostruosa, ha fatto una cosa fuori da ogni logica. Più ci penso e più sono senza parole, una storia da film”. Gabriele Thiébat non nasconde di essersi commosso dopo l’oro in SuperG di Federica Brignone. Lui, ortopedico valdostano, membro della Commissione medica della FISI e responsabile dello snowboard e del freestyle, era uno dei quattro medici (oltre ad anestesisti ed infermieri) che hanno operato la Tigre di La Salle poche ore dopo il terribile infortunio di inizio aprile del 2025.

Ricorda che quel giorno era a Lione con Andrea Panzeri, presidente della Commissione medica FISI e responsabile dello Sport Trauma and Research Center dell’Istituto clinico “San Siro” di Milano, che in pochi minuti ha organizzato il volo di rientro, radunando un’équipe di fiducia di cui facevano parte anche Riccardo Accetta (Responsabile dell’Unità operativa di Traumatologia dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio) e Alberto Zangrillo (Primario dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione Generale dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano), per operare Brignone. Un’operazione durata un paio d’ore, in cui tutto è andato bene: “Bisogna saper lavorare bene in team, Panzeri è stato incredibile. Soprattutto, credo che sia stato gestito tutto alla perfezione anche a livello mediatico, perché in 20 anni che faccio questo lavoro non ho mai visto un impatto simile, sia durante le prime fasi che durante la fisioterapia ed il recupero”, dice Thiébat.

Al JMedical Center, diretto da Luca Stefanini, dove ha trovato un ambiente protetto, Fede aveva il suo fisioterapista di fiducia, Federico Bristot, che la conosceva già. “La prima settimana dopo l’operazione ero tutti i giorni in ospedale a farle le medicazioni, poi sono stato un po’ fuori dai radar. Fin dal giorno dopo era di una lucidità incredibile. Lei lì era seguita da Stefanini, Marco Freschi, Pretti e Giovanni Bianchi, medico della squadra Élite dello sci alpino, ma io ero sempre aggiornato su tutto e ogni tanto con lei mi sentivo via messaggio o telefono”, continua Thiébat, che sta gestendo anche l’infortunio di Flora Tabanelli (rottura del crociato appena tre mesi fa) che cercherà l’impresa da sogno proprio a queste Olimpiadi. “Ho rivisto Federica a novembre al JMedical quando ero con Flora, c’era anche Marta Bassino: credo che per Flora, che ha appena 17 anni, vedere come reagivano e lavoravano loro l’ha aiutata molto e le ha dato fiducia. Con lei ci stiamo prendendo un rischio, ma non abbiamo alternative”.

Già, la reazione ed il lavoro. “Io un infortunio come quello di Brignone l’ho visto solo nei libri. Ho portato i casi suo e di Tabanelli in alcuni congressi e ci hanno fatto i complimenti. Noi abbiamo fatto quello che dovevamo fare ed è andato tutto bene, in casi del genere devi prenderti dei rischi condivisi, uscire dagli schemi logici e del buon senso”, dice. “Lei lo ha capito ed ha lavorato con grande fiducia e impegno. Certo, ha avuto degli alti e bassi, anche perché era il suo primo infortunio grave, ma tutto quello che ha fatto è farina del suo sacco, è stata pazzesca e si merita questo trionfo. Io, nel mio piccolo, sono onorato di aver potuto esserci in qualche modo. Tutti hanno lavorato remando nella stessa direzione, credo che quello a cui abbiamo assistito è una cosa che rimarrà nella storia dello sport mondiale. A maggio avevo fatto dei pronostici, e per ora ci sto prendendo”.

Proprio nei giorni scorsi un altro infortunio ha scosso il mondo dello sci alpino, innestando anche una serie di pourparler forse eccessivo, quello di Lindsey Vonn. “Io non ne so molto, ma vista così potrebbe essere una cosa simile a quello di Brignone, però ripeto, non avendo materiale non posso esprimermi. Il problema è che in molti invece lo stanno facendo senza cognizione di causa, e queste chiacchiere da bar finiscono sui social e sui giornali. Bisogna stare attenti ai messaggi che passano, anche per la storia di Brignone. Per qualcuno può essere una lezione di vita, ma bisogna interpretare quello che è successo: non bisogna pensare che tutti possano farlo, lei è stata monumentale ed unica”.

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