Scriviamo questa lettera mossi da un senso di profonda esasperazione e stanchezza. Siamo un gruppo di residenti ed esercenti di via E. Aubert e ci rivolgiamo alla Vostra testata per denunciare una situazione di degrado e invivibilità che perdura ormai da troppi mesi, trasformando una delle vie centrali della nostra città in una zona franca dove il rispetto per il cittadino sembra essere svanito.
La nostra quotidianità è diventata insostenibile su due fronti, che non ci concedono tregua né di giorno né di notte.
Le ore notturne sono ostaggio della cosiddetta “movida” incontrollata. La musica proveniente da un noto locale della via viene diffusa costantemente a volumi che superano palesemente i decibel consentiti e le soglie di tollerabilità. A questo si aggiunge il contorno, ormai tristemente abituale, di schiamazzi, urla, risate sguaiate e linguaggio scurrile che si protrae fino a tarda notte. Non si tratta di episodi sporadici legati al fine settimana: questo scenario si ripete puntualmente anche nei giorni feriali, impedendo sistematicamente il riposo a chi, il giorno seguente, deve alzarsi per andare a lavorare.
Ma non troviamo pace nemmeno durante il giorno. Quotidianamente, a qualsiasi ora, siamo costretti a subire le esibizioni dei cosiddetti “artisti di strada” che operano spesso in totale spregio delle regole. Tra chitarre amplificate e cantanti lirici, il volume è costantemente oltre la soglia del disturbo. Inoltre, le norme comunali che prevedono limiti di orario e rotazione (il limite delle due ore nello stesso punto) vengono sistematicamente ignorate. Sorge spontaneo, tra noi residenti, il dubbio se tutte queste esibizioni siano effettivamente autorizzate o se ci si trovi di fronte a un abusivismo tollerato.
A rendere il quadro ancora più desolante è che ci sentiamo totalmente abbandonati da parte delle Istituzioni. Le nostre numerose richieste di intervento alle Forze dell’Ordine si sono rivelate, ad oggi, vane. Spesso ci siamo scontrati non solo con la mancata volontà di intervenire concretamente per sanzionare questi comportamenti e ripristinare la quiete, ma anche con una preoccupante scarsa conoscenza delle normative vigenti in materia di inquinamento acustico e decoro urbano da parte di chi dovrebbe farle rispettare.
Siamo cittadini esausti. Chiediamo solo che venga tutelato il nostro diritto alla salute e al riposo all’interno delle nostre case. Ci rivolgiamo al Vostro giornale affinché questa denuncia pubblica possa smuovere chi di dovere, restituendo dignità e silenzio a via Aubert.
Certi della Vostra attenzione, porgiamo cordiali saluti.
I residenti e commercianti di Via E. Aubert
6 risposte
Alcuni artisti ( sic!) di strada fanno abuso continuo di amplificatori per diffondere le loro performances piuttosto monotone e moleste, ad Aosta è tutto tollerato, non ci son cartelli, non ci son vigili a sorvegliare, sembra di essere in una città priva di regole.
Diciamo che Aosta ormai è uno schifo. Tra questi maranza, la cacca per strada, l immondizia e tutto il resto. Sta diventando una città orrenda d
Cittadino del futuro, scrivi la via dove abiti, così veniamo a riproporti via aubert sotto casa tua mentre mangi, dormi, o vuoi ascoltare musica o guardare un film in casa tua. Così inizi a capire…
Ci sono anche delle vie di mezzo tra il cimitero e la musica spacca orecchie che ho sentito di persona la scorsa settimana ed infatti mi ero chiesta se tutti i giorni fosse così perché è una mancanza di rispetto verso il prossimo
Poi cittadino del futuro inizia ad essere un cittadino del presente non capisco la necessità di questa musica a balla – probabilmente nel tuo futuro sarà così e quindi tu e la tua banda di persone irrispettose lasciate questo presente e portatevi gentilmente nel vostro futuro
Ce ne faremo una ragione
Certo, perché è risaputo che via Aubert, la via principale e pedonale di una città capoluogo, dovrebbe avere la stessa vivacità di un cimitero monumentale alle tre di pomeriggio. Proporrei di bandire anche i tacchi troppo rumorosi e il fruscìo dei sacchetti della spesa, sia mai che la vita urbana disturbi la quiete da monastero di clausura che giustamente si esige in pieno centro.
Confondere la vivacità urbana con la molestia sistematica è il primo errore di chi, probabilmente, osserva il centro città solo durante la passeggiata del sabato pomeriggio, per poi ritirarsi nel silenzio ovattato di una periferia ben difesa. Non stiamo parlando di bandire il fruscìo dei sacchetti o il ticchettio dei tacchi — immagini iperboliche utili solo a costruire un’argomentazione debole — ma di stabilire il confine, invalicabile, tra diritto al lavoro/svago e diritto alla salute.
Ecco alcuni punti che, evidentemente, le sfuggono:
Abitare in via Aubert non significa aver firmato una liberatoria per subire liriche amatoriali di chi non ha trovato un palco migliore nella propria doccia, né per tollerare chi, da anni, infligge lo stesso repertorio pop a volumi da stadio dalle 16:30 del pomeriggio fino alle 19:30, scambiando una via storica per un palco di un talent show.
Non si esige la quiete di un monastero di clausura, ma il rispetto verso chi, in quelle case, ci vive e ci lavora, spesso per necessità e non per vezzo. La storiella del “se vuoi il silenzio vai a vivere in campagna” è un cliché logoro che serve solo a giustificare l’inciviltà.
La musica ad alto volume fino alle 2 del mattino non è “vivacità”, è mancanza di regole. La domenica mattina rovinata da performance non richieste non è “spirito cittadino”, è maleducazione.
Le assicuro che se dovesse subire lei, ogni singolo giorno, questo bombardamento acustico, quei tacchi e quei sacchetti della spesa che oggi cita con tanta ironia inizierebbe a considerarli valide alternative ai tappi per le orecchie.
Essere “città capoluogo” significa saper gestire la complessità della convivenza, non trasformare le vie principali in un parco giochi senza regole a discapito dei residenti. L’educazione non è un optional per residenti fuori sede, è la base del vivere civile.