In attesa dei nuovi dati elaborati dall’Università della Valle d’Aosta, è il Centro studi Confindustria a mettere sul tavolo numeri sugli effetti economici di una prolungata chiusura del Traforo del Monte Bianco. Due gli scenari analizzati: una chiusura di cinque mesi all’anno per 30 anni; una chiusura totale per cinque anni consecutivi.
Nel primo caso, l’impatto economico cumulato al 2054 sarebbe pari a -6,1% del Pil regionale in termini reali: circa 333 milioni di euro in meno nel 2054 rispetto allo scenario base e una perdita media annua di 262 milioni tra il 2025 e il 2054.
Nel secondo scenario, gli effetti sarebbero ancora più severi: -8,8% del Pil regionale al 2054, con una riduzione stimata di 483 milioni di euro nel solo 2054 e una media di 371 milioni annui di Pil in meno lungo l’intero periodo.
La perdita complessiva, calcolata come somma delle minori produzioni annue tra il 2025 e il 2054, arriverebbe a 11,1 miliardi di euro, pari al 9,2% del Pil cumulato nel periodo.
L’analisi parte dal 2024, ultimo dato disponibile, anno in cui l’economia valdostana aveva già risentito delle chiusure tecniche del traforo (9 settimane nel 2023 e 15 settimane nel 2024).
Per comprendere l’impatto, Confindustria richiama i dati pre-pandemia. Nel 2019 i transiti erano stati 1,96 milioni di veicoli: 1,3 milioni tra auto e moto; 649 mila tra camion e pullman.
Dopo il crollo del 2020-2021, il traffico non è più tornato ai livelli precedenti. Le chiusure tecniche degli ultimi anni hanno ulteriormente inciso: 1,43 milioni di transiti nel 2024 e 1,47 milioni nel 2025.
Sul fronte economico, nel 2024 l’export valdostano verso la Francia è stato di 168,6 milioni di euro (20,5% dell’export totale regionale), quasi interamente manifatturiero. Le presenze straniere nel 2019 avevano raggiunto 1,5 milioni. Il valore aggiunto regionale era pari a 4,2 miliardi di euro. Una chiusura prolungata inciderebbe quindi su export, turismo e approvvigionamenti, considerando che le alternative (Frejus e Gran San Bernardo) comportano percorsi più lunghi e costosi e, nel caso svizzero, limiti strutturali per i mezzi pesanti.
L’analisi richiama anche la chiusura seguita all’incendio del 24 marzo 1999, con riapertura nel marzo 2002. Nel periodo 1999-2001 la Valle d’Aosta registrò una crescita del valore aggiunto nettamente inferiore al resto del Paese. Nel 2000 fu l’unica regione italiana a segnare un calo (-0,2%). Lo scostamento cumulato del Pil regionale rispetto a quello nazionale tra il 1999 e il 2001 fu pari a -5,1%, il peggiore in Italia. Secondo le stime richiamate, l’effetto diretto della chiusura del traforo in quel triennio sarebbe stato pari a -2,3% del Pil regionale.
Un altro dato rilevante riguarda la perdita strutturale di traffico: anche dopo la riapertura, i flussi non sono più tornati sul trend precedente. Nel 2019 i transiti erano ancora inferiori rispetto al 1998 e il gap stimato rispetto al trend di lungo periodo ammonta a circa un milione di passaggi annui, in prevalenza veicoli pesanti.

Una risposta
Io spero di non sbagliarmi, ma non è lo stesso ente che diceva che le chiusure programmate di 3 mesi all’anno per 18 anni avrebbe prodotto perdite annuali del Pil regionale del 2,5%? E ora si scopre che le perdite economiche sono 100 volte inferiori. Concordo che danni così li potresti avere a livello nazionale, ma è inutile continuare a rompere: finché il governo italiano non convince la Francia a dire sì a raddoppio del traforo del Bianco gli allarme di Confindustria sono carta straccia. Rassegnatevi: fino alla presidenziali francesi 2027 la Francia dirà sempre non al raddoppio, e non è detto che il sì arrivi subito visto il forte peso elettorale della popolazione locale della Valle di Chamonix. Io direi invece di far svegliare la Regione a integrare la documentazione insufficiente e mancante richieste dal VIA sull’opera prima che il ministero dell’ambiente francese delibera il suo VIA: in Francia non è come in Italia. Se nella valutazione di impatto ambientale del raddoppio manca documentazione o alcune documentazione sono insufficiente, il Francia non si ottiene il VIA positivo con prescrizioni. Iniziate prima da lì e dalla trattative tra Tajani e governo francese: aggiungere altra roba, fare allarmismo e fare troppa campagna mediatica al riguardo porterà solo a rallentamenti sulla decisione francese sul raddoppio. Piuttosto date ste simulazioni a Tajani e lasciate fare a lui: troppa gente nelle trattative creano sempre casini e lungaggini.